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Renzi: «Ora non abbiamo più alibi, dobbiamo fare le riforme»

maggio 26, 2014 Chiara Rizzo

La conferenza stampa sulla vittoria del Pd alle europee: l’Italia porta la più ampia delegazione nel Pse. Il premier: «Recupereremo centralità in Europa, è il voto della speranza che doppia quello della rabbia»

Alle dodici in punto Matteo Renzi si è presentato alla conferenza stampa prevista a Palazzo Chigi, per commentare il voto delle europee, ma anche per annunciare le intenzioni del governo sul prossimo futuro. «L’Europa deve tornare ad essere il luogo della speranza per i cittadini. Siamo consapevoli del nostro ruolo: andare avanti per il cambiamento» ha esordito. Poi, rispetto alla vittoria del Pd (il partito di centrosinistra che ha riportato più voti tra quelli europei) Renzi ha aggiunto: «Non abbiamo più alibi, dobbiamo fare le riforme».

«IL DERBY TRA RABBIA E SPERANZA». Anche davanti ai giornalisti il premier ha usato lo stesso registro del suo primo commento al voto, stamattina: «È stata una campagna elettorale molto accesa, ma ora dobbiamo abbassare i toni e alzare le ambizioni. Nel derby tra rabbia e speranza, gli italiani hanno scelto di sperare». Ma Renzi ha anche voluto precisare che «Non è stato un referendum sul governo, né su di me, è un voto che esprime una speranza straordinaria».

LA DELEGAZIONE PIU’ AMPIA NEL PSE. Forte dei 31deputati che il Pd porta al parlamento europeo in dote al Pse (contro, ad esempio, i soli 27 della Germania patria di Martin Schultz, o dei 13 della Francia guidata da Francois Hollande), Renzi ha aggiunto che la delegazione italiana consente di «essere leader in Europa per il cambiamento. Ora l’Italia recupera centralità in Europa, si apre una fase interessante, è il momento di investire nel nostro Paese». Poi il premier ha proseguito: «Grazie dal profondo del cuore a tutti italiani che hanno dimostrato con una partecipazione molto significativa, una delle più alte d’Europa, che questo Paese è decisamente migliore di come ce lo raccontiamo. Adesso è il momento di cambiare l’Ue, dove da una parte ci sono le forze populiste, dall’altro lato un’idea di Europa che ha fallito, in mezzo un grande spazio per il cambiamento possibile». Per il premier è stato anche il momento di commentare un risultato storico per il partito di cui è segretario, 11 milioni di voti mai raggiunti prima dal centro sinistra italiano: «Il risultato straordinario delle preferenze dimostra che il Pd non è rappresentato solo da un leader, ma da un serio e vero gruppo dirigente. Un po’ di soddisfazione ce la teniamo: è un risultato straordinario, soprattutto in questo momento, ma non abbiamo un minuto da perdere: c’è un paese da cambire, subito al lavoro. Saremo all’altezza dei sogni più belli».

I PROSSIMI IMPEGNI. «Non ci sono più alibi per non fare le riforme, la rottamazione può iniziare» ha sottolineato Renzi, scandendo quale sarà l’agenda di governo in Italia nelle prossime settimane. Se il risultato elettorale sicuramente ha disincagliato dalle secche del Senato la riforma elettorale, il premier ha anche aggiunto: «Il ballottaggio è centrale per garantire la vittoria, se ci fosse il proporzionale puro neanche un Pd al 40 non potrebbe governare. Sono fiducioso che si farà, e se anche l’M5S vorrà portare un contributo, sarà ascoltato: la legge elettorale è una grande riforma da scrivere insieme e ce la possiamo fare». L’altra priorità resta il lavoro: «Abbiamo già cominciato con Dl Poletti e andremo avanti. La riforma va accelerata con l’approvazione del disegno di legge delega».

IL FLOP DEI GRILLINI. Scontato un affondo all’avversario di sempre, Beppe Grillo: «Il fatto che il 40 per cento di italiani abbia espresso per la prima volta la propria fiducia in un partito di centrosinistra significa che è stato dato alla speranza il doppio dei voti rispetto alla rabbia» ha detto Renzi riferendosi al fatto che il Pd ha doppiato il M5S. Poi: «Mi auguro che in queste ore si produca tra gli uomini e le donne 5 stelle di buona volontà una riflessione. Hanno 150-160 parlamentari in Italia: un numero enorme. Ma se continuano ad usare il parlamento come luogo degli show e delle proteste ho l’impressione che perdano il loro elettorato». E ha lanciato un invito: «Noi siamo convinti che la nuova legge elettorale deve essere una grande riforma da scrivere insieme» .

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