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Renzi: «O si cambia o non c’è crescita»

giugno 24, 2014 Chiara Rizzo

Approvato alla Camera con 296 sì e 169 no il discorso programmatico che il premier presenterà il 26-27 giugno all’Ue per il semestre italiano di presidenza. Sel si spacca: intanto nel pomeriggio il premier parla al Senato.

Il premier Matteo Renzi si prepara a presentare oggi pomeriggio le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 26 e 27 giugno a Ypres, contenenti anche le linee programmatiche del semestre di presidenza europea, dopo aver incassato stamattina alla Camera l’approvazione del documento con 296 sì e 169 no. La conclusione del discorso di Renzi a Montecitorio è stata applaudita dalla maggioranza dei deputati, mentre una larga fetta dei rappresentanti di Sel si è alzata ed è uscita dall’Aula.

«È MANCATA L’AUTOSTIMA». Renzi ha esordito fin dall’inizio rimarcando il punto chiave del suo discorso: «Portiamo in Europa un’Italia forte»: «Agli italiani e alle italiane forse è mancata non tanto l’autorevolezza ma l’autostima per sentirsi protagonisti del processo europeo» ha spiegato infatti il premier. Poi ha proseguito: «Noi non accettiamo da nessuno lezioni di democrazia» e a Ypres il 26-27 giugno presenterà «un pacchetto di riforme, con il quale l’Italia intende presentarsi al semestre». Ma soprattutto Renzi ha lanciato con parole chiare la propria sfida a Bruxelles: «O l’Europa cambia direzione di marcia o non esistono possibilità di sviluppo e crescita».

«I PROSSIMI MILLE GIORNI». Renzi di fatto ha presentato alla Camera due programmi concatenati, uno rivolto esclusivamente all’Italia, l’altro che procede di pari passo dedicato al semestre di presidenza Ue. Rispetto al programma per l’Italia, Renzi ha presentato un nuovo «pacchetto di riforme che rende giustizia anche di alcune critiche che sono state espresse al governo in questi primi 4 mesi. Si è detto: manca una cornice complessiva, come se mettessimo dei pezzi del puzzle a caso, ma la cornice noi l’abbiamo molto chiara. Tuttavia, se non siamo riusciti a spiegare l’orizzonte di insieme vuol dire che la colpa è nostra. Ora ci prendiamo, dopo i primi 100 giorni più o meno scoppiettanti, un arco di tempo che sia sufficiente, di mille giorni: dal 1° settembre 2014 al 28 maggio 2017» . Viene inserito – ha spiegato il premier –«un arco temporale ampio sul quale sfidiamo il parlamento, perché la nostra legittimazione deriva dal parlamento, e se volete potete mandarci a casa domani mattina. Prima di settembre bisogna individuare come noi interveniamo sui singoli settori, come in questi mille giorni siamo nelle condizioni di ‘sfidare’ il parlamento a migliorare il Paese. Tre anni è un periodo ampio per poter riportare l’Italia a fare l’Italia, per far sì che non si faccia dettare tutte le volte l’agenda da un soggetto esterno». Naturalmente l’occupazione è il tema che resta centrale, e il premier perciò ha proseguito: «Speriamo che il parlamento riesca entro la fine del semestre ad approvare il disegno di legge delega, il Jobs act, che è la vera sfida sul lavoro».

«L’EUROPA NON SIA UNA VECCHIA ZIA». Per Renzi «L’appuntamento europeo di giovedi e venedì prossimo deve essere inserito in una riflessione che tenga insieme il Consiglio europeo con l’inizio del semestre a guida italiana. Alziamo l’asticella delle ambizioni piuttosto che alzare la voce». Il premier ha avviato la sua riflessione con una domanda: «”Che tipo di Italia presentiamo in Europa e che tipo di Europa vogliamo? Noi andiamo in Europa quando usciamo la mattina di casa, quando siamo nelle condizioni di guardarci allo specchio. L’Europa non è qualcosa di altro rispetto a noi. Non è un insieme di richieste alle quali ci accostiamo con spirito preoccupato e sguardo terrorizzato. Facciamo di questo dibattito una opportunità». Poi ha sottolineato: «Noi non chiediamo di violare la regola del 3 per cento. Non vogliamo vivere l’elenco delle raccomandazioni dell’Europa come la lista della spesa, come se l’Europa fosse una vecchia zia noiosa. Il semestre di presidenza sarà un’occasione per le riforme».

«UN UE CHE SI VOLTA DAVANTI AI MORTI». Il premier ha esplicitamente fatto riferimento al problema dell’immigrazione e ai dispositivi Frontex e Mare Nostrum, poi ha attaccato: «Quando in mare ci sono i cadaveri e volta le spalle dall’altra parte, l’Europa non è degna di chiamarsi Europa di civiltà. L’Europa dovrà avere la forza di gestire in modo unitario e condiviso».

RESPONSABILITA’ POLITICA. Inevitabile anche il riferimento al tema delle nomine, in particolare quello del presidente della commissione Ue, al centro del dibattito mediatico. Ma per Renzi «chi immagina che il gap didemocraticità si colma semplicemente indicando Jean Claude Juncker vive su Marte. Quello che è accaduto è molto più significativo e grave: è accaduto che un pezzo intero della comunità civile non è andata a votare, che chi ha votato ha espresso spesso un voto profondamente ostile al modo in cui l’idea europea che è stata espressa in questi anni, sulle politiche economiche». Fino ad oggi principalmente «si è affidato alla moneta il compito di costruire l’Europa in questi anni, ma questo ragionamento non è sufficiente. Non basta avere la moneta unica per condividere il destino insieme».

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