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Un pomeriggio col premier Renzi nella “Silicon Valley” brianzola. Tra uova, poliziotti e sindacalisti Fiom

novembre 7, 2014 Matteo Rigamonti

Cronaca della visita del presidente del Consiglio all’azienda Alcatel-Lucent di Vimercate. Selfie, promesse e contestazioni

renzi-alcatel-sindacatiVIMERCATE (MB). Se c’è qualcosa che al premier Matteo Renzi non manca, sono i tempi e i modi della comunicazione. Lo si è visto bene ieri in occasione della sua visita all’Alcatel-Lucent di Vimercate (Mb), la sede brianzola della multinazionale della comunicazione e delle reti. Un vero e proprio avveniristico centro di ricerca da 60 milioni di euro, 33 mila metri quadrati e cinque edifici nuovi di pacca. Il plesso sorge in un’area, a cavallo delle Province di Lecco, Milano e Monza e Brianza, che ospita anche altre aziende informatiche come Sap ed Esprinet e aspira, nel giro di un paio d’anni, ad attrarre qualcosa come tremila lavoratori dell’Ict per divenire, il più presto possibile, una piccola “Silicon Valley” brianzola. E dare così un contributo ad arrestare l’emorragia occupazionale che ha investito anche una delle più ricche fette di territorio lombardo.

renzi-alcatelTUTTI ALL’ENERGY PARK. Energy Park è il nome del quartiere che ospita l’Alcatel e c’è da dire che si presta veramente bene a titoli di giornale per politici impegnati a discorrere di innovazione e ricerca. Non c’è alcun male, sia chiaro, a scegliere simili location per dimostrare la propria presenza sul territorio, ma il sospetto che il luogo sia stato individuato anche con questa particolare sensibilità e attenzione non può che sorgere… Basterebbe, infatti, letteralmente attraversare la strada che collega la Brianza ai Comuni che sorgono sulle sponde dell’Adda per scorgere quell’altra area, a questa adiacente, che, invece, è tristemente denominata ex Ibm. Ha un’aria piuttosto dimessa, anche perché, un tempo, lì c’era il colosso a stelle e strisce dei personal computer (da cui il nome), mentre oggi sorgono la Bames e la Sem. Si tratta di due aziende ben note alla cronaca locale, soprattutto perché stanno chiudendo e sono alle prese con l’elaborazione non più di dati, bensì di licenziamenti e piani di uscita anticipata.

C’È CRISI E CRISI. Pure l’Alcatel, a dire il vero, non se la passa benissimo. Per lo meno non in Italia, seppur abbia alle spalle un colosso con 60 mila dipendenti sparsi in tutto il mondo che, nonostante la crisi dei fatturati duri da anni, non ha smesso di investire sulla sede di Vimercate. E non ha licenziato nessuno, anche se è alle prese con un piano di ricollocazione globale che in Italia si è tradotto in 550 esuberi su 1.900 dipendenti. Grazie al cielo 350 sono stati gestiti con partership e lavoro su commesse garantito, 100 con uscite volontarie già avvenute e 100 sono stati collocati in cassa integrazione. Zero i licenziati. Segno, almeno, di prospettive un po’ migliori che non nell’area ex Ibm.

DAI SELFIE E SINDACATI. Ad ogni modo, ad attendere Renzi ai cancelli dell’Alcatel, c’erano tutte le rappresentanze sindacali e le Rsu locali, legittimamente preoccupate per le sorti dell’occupazione. Cisl, Uil e Cgil insieme. Ma il maggior numero delle bandiere tenute in mano dal centinaio scarso di manifestanti e sindacalisti accorsi era di colore rosso e la musica di fondo stile “Jarabe de Palo” faceva molto Festa dell’Unità. Renzi li ha magistralmente scartati passando dal retro, senza beccarsi così le uova che hanno scagliato su polizia e macchinoni della dirigenza. Appena entrato in Alcatel, Renzi ha poi fatto un rapidissimo giro tra le aule degli edifici, prima di recarsi in quella dove ha tenuto il suo discorso, alla presenza anche di Confindustria digitale. Ma prima il premier 2.0 proprio non ha resistito e… oplà, si è scattato un selfie con la studentessa dell’Itis nei corridoi dell’Alcatel. Oggi probabilmente la troverete in rete. Lei, però, è subito tornata a scuola, lui, invece, ha iniziato a parlare.

fiom-alcatelCON LA FIOM “A PORTE CHIUSE”. Dopo 20 e più minuti di faccia a faccia rigorosamente a porte chiuse con l’azienda e i sindacati, il premier ha abbandonato l’Energy Park, uscendo da una porticina sul retro; approfittando, tra l’altro, del fatto che i numerosissimi cronisti e cameramen che lo attendevano invano si sono fatti, per così dire, “distrarre” dai sindacalisti ansiosi di spiegare loro come fosse andata lì dentro. In prima fila la Fiom, coi felponi ben in vista e un’aria relativamente soddisfatta. «Renzi ha dimostrato interesse», spiega a tempi.it il segretario locale, «dice che nello Sblocca Italia c’è qualcosa per gli investimenti». Anche se, secondo Confindustria digitale, servirebbero 25 miliardi l’anno per recuperare il gap infrastrutturale sulla banda larga con il resto d’Europa. Una cifra che, forse, è un po’ più di «qualcosa». Ma c’è la crisi, dicono.

VOLATE COME CALABRONI. Renzi, dal canto suo, in occasione del suo discorso, ha salutato gli studenti delle scuole del territorio che erano lì per ascoltarlo. Ha detto loro di «non ascoltare chi vi dice che non ce la farete. Avete nel Dna la capacità di innovare, sfruttatela. Ecco, è la solita storia dei gufi, starete pensando», ha ironizzato il premier. «No questa volta è il calabrone, che non dovrebbe volare e invece vola». Poi se l’è presa ancora con quel «covo di burocrati» che è la Commissione europea, anche se, ha specificato, «non sono stato io a chiamarli così. Ma se veramente vogliono dimostrare di non esserlo, allora che scorporino dal computo delle spese soggette al patto di stabilità interno, quelle per l’innovazione; le liberino dalle catene del patto». Tutto bello, tutto vero. Speriamo.

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