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Renzi: «Ecco l’Italicum. Con Berlusconi accordo di portata storica (con chi dovevo parlare, con Dudù?)»

gennaio 20, 2014 Chiara Rizzo

«Accordo raggiunto con Fi: un sistema con premio di maggioranza per la coalizione che raggiunge il 35 per cento o doppio turno. Liste bloccate e soglie di sbarramento». Nel Pd 111 sì e 34 astenuti

Con 111 sì e 34 astenuti è stata approvata la relazione del segretario del Pd Matteo Renzi sulla legge elettorale. «Non possiamo fare il bar dello Sport. Per cui per fare politica davvero mettiamo dei paletti condivisi dal principale partito d’opposizione, Forza Italia» aveva esordito Renzi parlando alla direzione del Pd oggi. Renzi ha introdotto la presentazione del suo piano elettorale parlando anzitutto della necessità di una riforma del Senato. «Entro il 15 febbraio la segreteria, attraverso il lavoro della responsabile delle Riforme con il coinvolgimento della presidenza del Senato, chiuderà il “pacchetto” della riforma del Senato: immaginiamo di presentare un disegno di legge costituzionale entro il 20 febbraio, e spero che sia condiviso dai nostri alleati di governo. Si è trovato un accordo oggettivo con Forza Italia, e per me è un passo in avanti straordinario che ci permetterà di arrivare entro maggio con una prima lettura al Senato». Secondo Renzi si potrebbe arrivare al superamento del bicameralismo perfetto, con un Senato delle Regioni: «È un punto che abbiamo portato a casa, quindi a noi tocca la prima lettura entro le prossime elezioni europee».

«ACCORDO STORICO». Sebbene sia stato il terzo punto toccato da Renzi, l’annuncio più atteso ovviamente è quello sulla proposta di legge elettorale. Il segretario ha anticipato: «Diciamo ciao al sogno del ritorno al passato, alla prima Repubblica. Diciamo che da qui in poi c’è un accordo non dico di portata storica, ma significativo. Il sistema elettorale offerto alla nostra attenzione, chiamatelo pure Italicum. Proponiamo la distribuzione dei seggi su base nazionale: su questo con Forza Italia avevamo diverse idee, diciamolo in modo chiaro. Ci è stato chiesto di evitare un sistema spagnolo, che a noi stava bene, ma ci è stato chiesto di evitare una rottura della maggioranza che sostiene il Governo. Abbiamo ritenuto opportuno prenderci delle responsabilità: e su questo un’assunzione di responsabilità Forza Italia l’ha presa e questo va riconosciuto».

NO AI RICATTI DEI PARTITINI. Renzi ha spiegato che vuole evitare assolutamente il ricatto dei piccoli partiti nella coalizione: «Avevamo con Prodi una coalizione da Biancaneve e i sette nani, con partiti da Rifondazione ai Socialisti di Boselli, che hanno fatto saltare letteralmente l’Unione». Poi Renzi ha lanciato una battuta a chi lo ha criticato in questi giorni: «Molti di quelli che mi criticano per aver portato Berlusconi al Nazareno sono stati quelli che hanno portato Berlusconi a Palazzo Chigi».

L’ITALICUM. Il segretario ha dunque spiegato: «Proponiamo l’assegnazione di un premio di maggioranza che porti al 53 per cento minimo o al 55 per cento al massimo che sia assegnabile se una coalizione ottiene il 35 per cento. In questo modo si risponderebbe all’indicazione della Consulta di individuare una soglia minima. Il premio di maggioranza al massimo sarebbe del 18 per cento. Abbiamo messo una soglia massima, perché con la fine del Bicameralismo si rende necessario, altrimenti basterebbe avere il 40 per cento dei voti per avere le forze di cambiare la Costituzione. Abbiamo immaginato che si potesse ripetere una situazione come quella attuale e questo è il punto più delicato per noi, dato che alle ultime elezioni noi abbiamo preso il 29,8 per cento, e Berlusconi il 28, e Grillo il 25. Se non si arriva al 35 per cento, abbiamo ottenuto un passaggio importante: ci sarebbe un doppio turno, cioè un ballottaggio, non tra due candidati premier ma tra le due coalizioni. Chi vince, avrebbe un premio che porterà il vincitore al 53 per cento. Sono fissate soglie di sbarramento: il 5 per cento per chi si coalizza, l’8 per cento per chi non si coalizza». Il segretario ha parlato anche di varie ipotesi sulle liste bloccate nelle circoscrizioni, tra cui quella più accreditata è che «non siano previste le preferenze».

TITOLO V. L’altro punto del “pacchetto riforme” avanzato dal segretario è la riforma del titolo V della Costituzione: «È un punto che permetterebbe allo Stato di prendere in mano temi che oggi spettano alle Regioni, a cominciare dalle politiche energetiche. Fatevelo dire da uno che viene chiamato “Fonzie”: noi sul titolo V abbiamo sbagliato. Questo non significa assolvere le magagne dello Stato “neocentralista”, le Regioni hanno un ruolo importante e noi le vogliamo coinvolgere». Al pacchetto delle riforme sul titolo V verrebbe legata la richiesta che i consiglieri regionali guadagnanino quanto i sindaci del capoluogo della Regione con una riduzione degli stipendi, e un draconiano taglio ai finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari: «Se ti compri le mutande “verdi” con i soldi del finanziamento alle regioni, è chiaro che perdi autorevolezza» ha scherzato Renzi. Renzi ha parlato di «un risparmio di oltre un miliardo di euro che si otterrebbe».

CINQUESTELLE. «Fino a quando Beppe Grillo continuerai a tenere relegati su un blog i voti che ti sono stati dati?»: è un passaggio del discorso di Renzi, che si è appellato al leader del Movimento cinque stelle ironizzando e chiamandolo «caro collega showman. Fino a quando ti nasconderai, o ti comporterai come hai fatto nella Regione Friuli, quando sei scappato? Fino a quando ti opporrai al confronto e al fare davvero?».

«GRATO A BERLUSCONI». In conclusione il segretario ha ringraziato Berlusconi e strigliato chi nel Pd lo ha criticato in questi giorni: «Voglio esprimere la mia gratitudine a Berlusconi che ha accettato di venire nella sede del Pd. A chi mi dice che dovevo sì parlare con Forza Italia ma non con Berlusconi chiedo: ma con chi avrei dovuto parlare, con Dudù? È chiaro che dovevo parlare con il leader di Forza Italia, cioé con il capo del centrodestra da vent’anni, che è Berlusconi. Dico di più: questo è un dato di fatto, la legittimazione politica di Berlusconi non sono io ad averla fatta, e non è un problema del Pd legittimare l’avversario politico. Non riconoscere che le regole si fanno con gli altri, o pensare che bisogna cambiare gli altri, o che si giudichino le idee degli altri solo perché non le si condividono è ingiusto ed è indice di una subalternità culturale da parte nostra. Io voglio un Pd a vocazione maggioritaria, e non subalterno. Si possono fare le riforme che inseguiamo da 20 anni, e a qualcuno dà noia a pelle che l’avversario politico entri nella nostra sede. Una volta che si possono cambiare le regole io non ho paura di confrontarmi con gli altri».

CUPERLO: «CI SONO PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA’». Il presidente Pd, Gianni Cuperlo, è intervenuto in direzione sottolineando che ha apprezzato la proposta del segretario, ma vi vede aspetti molto critici: «La nuova legge elettorale presentata oggi non garantisce un’adeguata rappresentanza, né una governabilità e si discosta dalle stesse proposte del segretario Renzi fatte a dicembre. Non siamo chiaramente davanti al Mattarelum corretto, né davanti al sistema spagnolo, né a quello con doppio turno. Siamo davanti anche a dei profili di costituzionalità a mio avviso: il doppio turno è un passo avanti, e dà una risposta al problema della soglia ragionevole per il premio. Il 35 per cento è una soglia molto bassa, che comunque verrebbe raggiunta: alzare la soglia al 40 per cento per me è un passaggio da chiedere». «La nuova legge non garantisce alcun diritto di rappresentanza ai cittadini» ha aggiunto Cuperlo riferendosi al mancato sistema delle preferenze e alla proposta di una lista bloccata: «La questione dei piccoli collegi e delle liste bloccate finisce per aggirare un altro dei paletti previsti nella sentenza della Consulta, e non sono affatto convinto. Si potrebbero avere nuovi ricorsi alla Corte costituzionale con il rischio di ritrovarci nella situazione di quest’anno. Tutto ciò al netto del fatto che noi sulla scelta libera del cittadino abbiamo costruito uno dei paletti della nostra posizione, e l’impegno di mantenere le primarie in casa nostra non basta. Ci siamo impegnati a restituire agli italiani il diritto a votare il loro parlamentare: allora si introduca un sistema dove le primarie sono previste per legge». Cuperlo conclude sullo sbarramento: «Introdurlo dell’8 per cento per le forze che non si coalizzano significa in linea di principio escludere dalle urne una forza capace di aggregare 3 milioni e mezzo di voti: nello stato della nostra democrazia non mi pare una soluzione ragionevole. La seconda implicazione è di carattere politico: è probabile che questa soglia avrà delle conseguenze negli equilibri soprattutto del centrodestra, spingendolo a coalizzarsi insieme alla forza più estrema, cioé Forza Italia. Non è nostro interesse? Non è vero: quale interesse abbiamo noi a sospingere verso la destra radicale quelle forze che negli ultimi mesi hanno deciso, non senza fatica, di rompere?».

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10 Commenti

  1. beppe scrive:

    emanuele sarti, ti sto tampinando. chi sarebbe l’alternativa ai due impresentabili? beppe grillo? (e sarebbe il male minore): purtroppo invece ci sono i grillini, incapaci, ingovernabili, inconcludenti.

    • Emanuele scrive:

      Grillo non può stare in parlamento, per me tra i presentabili ci possono essere i candidati alla presidenza dell’anno scorso.
      Per il resto, se tu solo ti informassi in modo decente.

  2. Cornacchia scrive:

    CRA! CRA! CRA!

  3. Jack scrive:

    Si son già messi d’accordo e la possibilità di eleggere il candidato che preferiamo ce la si scorda!!!

  4. francesco taddei scrive:

    cuperlo pensa agli estremisti del tuo partito che difendono chi sfascia le vetrine e incendia le macchine.

    • mike scrive:

      e se sono femmine interrompono le messe di natale o insultano i vescovi. o comunque, chiunque siano, devastano le chiese (=santiago… del cile… e di compostela).

  5. giovanni scrive:

    Renzi, non dialogando con dudù per la riforma elettorale, si è giocato il voto degli animalisti.

  6. Giulio Dante Guerra scrive:

    Mi spiace per gli entusiasti di questo sistema, ma io le liste bloccate non le sopporto. E spiego perché. La deriva radicaleggiante della nuova Forza Italia è evidente per tutti. Mettiamo un collegio elettorale con 5 candidati, in cui la direzione di FI imponga 4 radicaloidi, e, per ultimo, come contentino di noi poveri difensori della vita e del sesso definito dai cromosomi di ciascuno, un affermatore dei “princìpi non negoziabili”. Con le liste bloccate costui sarà quasi certamente escluso dal parlamento. Con le preferenze sarà possibile – anche mediante i siti come questo di Tempi – fargliene avere abbastanza da fargli scavalcare un “raccomandato di partito”. E’ l’aritmetica che, ai miei tempi, si studiava in seconda elementare.

    • Michele scrive:

      Condivido. Mi fa orrore che qualcuno auspichi la discesa in campo della figlia del Cav. Un ritorno all’elitismo ereditario. Basta Berlusconi, cosa ci ha portato? Nulla di fatto in venti anni. Forse qjualcuno ha beneficato, ricordo igieniste dentali e altra fauna del suo zoo. Meglio minoranza che turati-nasali a vita.

      • Giulio Dante Guerra scrive:

        Vorrei precisare una cosa: l’idea della “sora Marina” in politica mi fa inorridire, non perché è “figliola di su’ pa'”, ma perché l’orientamento delle trasmissioni (pseudo-)culturali e della “fiction” delle sue TV-Mediaset fa capire che, con lei a capo, la deriva radicaleggiante del sempre più cosiddetto “Centro-destra” raggiungerebbe il culmine. Se avessi la possibilità di proporre una leader per un’eventuale intera coalizione, griderei a gran voce: “Eugenia Roccella for President!”. Ma, purtroppo, come unica risposta avrei il suono della sveglia che mi ridesta dal bel sogno…

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