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Regioni spagnole in crisi. Rischiano l’arrivo degli “uomini in nero”

luglio 23, 2012 Chiara Sirianni

La Comunidad Valenciana ha chiesto il salvataggio per fare fronte alle scadenze di debito del 2012. Potrebbe essere la prima di una lunga serie

Francisco Camps, presidente della Comunitat Valenciana e dirigente di primo piano del Partido Popular, ha sempre detto di gestire fieramente una regione modello per tutto il mondo. Dichiarazioni che stridono con la richiesta di Alberto Fabra, suo successore alla presidenza della Generalitad, di aderire al fondo liquidità autonoma di Valencia (FLA). Si tratta di un meccanismo di finanziamento (da 18 miliardi di euro) ideato per consentire di rispettare le scadenze di pagamento. La Comunitat Valenciana è stata la prima a farsi avanti e si tratta di una decisione significativa, dato che la regione ha un debito interno superiore al 20% del Pil, e che ha trascinato per anni gravi problemi di liquidità per far fronte agli impegni presi.

Come ha ammesso, del resto, lo stesso vicepresidente del consiglio comunale José Ciscar: «Negli ultimi anni abbiamo scelto di indebitarci per competere con le altre regioni». Il fondo è stato creato la scorsa settimana dal premier Mariano Rajoy, per aiutare le regioni in difficoltà finanziarie. Sono altre sei, secondo il quotidiano El Pais, le regioni che potrebbero chiedere l’aiuto del governo centrale: Catalogna, Castilla, Baleari, Murcia, Canarie e Andalusia. In cambio degli aiuti, il governo chiede severissime misure di austerity. Una novità storica: la Costituzione spagnola sancisce infatti l’autonomia, anche finanziaria, delle regioni, che finora hanno potuto imporre la tassazione sul loro territorio valutando in grande libertà aliquote e deduzioni.

I governi regionali, del resto, sono tutti in grande difficoltà: le banche hanno rallentato i prestiti e le entrate sono in caduta libera. La Catalogna, per esempio, due settimane fa ha formalizzato un prestito di 500 milioni di euro per pagare le ferie estive ai propri dipendenti. Il timore è che si tratti di una bomba a orologeria. Il cambio dell’accesso a questi fondi, infatti, il ministro delle Finanze potrebbe imporre politiche di aggiustamento strutturale e, qualora rilevasse rischi finanziari, potrebbe inviare gli “uomini in nero” (secondo un’espressione del ministro delle finanze, Cristobal Montoro) per controllare lo stato di salute delle casse delle varie regioni e stabilire dure condizioni finanziarie. Esattamente come ha fatto l’Unione Europea con Grecia, Irlanda e Portogallo, e con la Spagna stessa.

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1 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    l’autonomia forse è stata scambiata (italia compresa) come la libertà di indebitarsi a scapito della collettività.
    forse il bene comune è invece che tutti risparmino qualcosa per poter avere un governo federale (cioè di tutti) che spenda il bilancio per servizi nazionali e progetti mirati. come potranno farlo regioni che si dichiarano antinazionali?

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