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Il castello nel cielo, l’immensa poesia di Miyazaki

aprile 20, 2012 Paola D'Antuono

Finalmente sul grande schermo il primo lungometraggio del maestro giapponese prodotto dallo Studio Ghibli. Una storia avventurosa che racchiude egregiamente tutti i temi cari all’animatore premio Oscar.

Uno dei maggiori meriti della Lucky Red, la casa di produzione fondata da Andrea Occhipinti, è quello di aver acquistato i diritti per tutti i film storici del maestro giapponese Hayaho Miyazaki e di aver riportato le sue opere al cinema. Il geniale animatore di Ponyo sulla scogliera, Porco Rosso, Il castello Herrante di Howl, La città incantata sta vivendo nel nostro paese una seconda giovinezza cinematografica. I suoi capolavori, visionari e incantati, sono perle preziose che tutti i cinefili dovrebbero conoscere. E si potrebbe cominciare proprio dall’ultimo titolo in uscita, Il castello nel cielo, in arrivo il prossimo 25 aprile. Il lungometraggio è in realtà del 1986, ma è inedito in Italia dov’è circolato solo in versione home video.

Il primo lavoro dello Studio Ghibli racconta le avventure della piccola Sheeta, rapita dal cattivissimo colonnello Muska, che a bordo di un’aereonave vuole condurla in una fortezza per sottoporla a un interrogatorio. Ma la giovane è ricercata anche da un gruppo di pirati, capitanato dall’avventuriera mammina Dola, ansiosa di conquistare l’aeropietra che Sheeta porta al collo. La pietra blu nasconde un potere inestimabile: riesce a vincere la forza di gravità e indicare la strada per Laputa, un leggendario castello nel cielo dove si trovano immense ricchezze. La piccola custode della pietra, orfana e sola al mondo, trova nel giovane minatore Pazu un alleato sincero e leale, che la proteggerà dai suoi sequestratori convincendola a partire alla volta di Laputa per vivere un’avventura indimenticabile.

A vederlo oggi, non sembrano passati ventisei anni. Il maestro Miyazaki costruisce una favola ricca di avventura e fantasia che i bambini di oggi ameranno al pari di quelli degli anni Ottanta. Sheeta e Pazu sono due bambini orfani che si amano e si sostengono, lottando contro il male assetato di potere che non ha rispetto per la vita umana e per la natura, che calpesta e distrugge con noncuranza. I cattivi non riconoscono la sacralità di un luogo antico, che custodisce la storia di un popolo scomparso e le ferite di una civiltà perduta, e sono guidati solo dalla follia umana che ricerca costantemente ricchezza e potere. I due giovani protagonisti compiono il loro “viaggio dell’eroe” trasformando le paure in coraggio e l’entusiasmo in azione, riuscendo a trovare il buono persino in un branco di pirati mammoni capitanati da una donna di mezz’età senza paura.

A ciò si aggiunge una bellezza visiva che toglie il fiato, le scene sono quadri pieni di poesia e la colonna sonora ha una potenza espressiva che non teme paragoni. Miyazaki restituisce allo spettatore una storia avventurosa, dove il lirismo dei protagonisti va di pari passo con l’ironia arguta dei pirati, che fa ridere fino alle lacrime. Un gioiello da incorniciare e custodire nel cuore, come le altre pagine che la matita del maestro giapponese ha immaginato e  – speriamo a lungo – continuerà a immaginare.

@paoladant

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1 Commenti

  1. Roberto Regina scrive:

    Stupenda recensione grazie Paola! Hai reso perfettamente la poesia di Miyazaki

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