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Razzi su Gerusalemme, Israele distrugge sede di Hamas e prepara l’intervento via terra

novembre 17, 2012 Redazione

Quarto giorno di scontri tra Israele e Gaza, da dove Hamas continua a sparare razzi. Egitto e Italia si muovono perché si raggiunga il cessate il fuoco.

Sono andati avanti per tutta la notte, ancora stamani, i raid israeliani nella Striscia di Gaza: in sei ore sono stati colpiti 85 nuovi siti terroristici, ha riferito l’esercito. Colpita con quattro attacchi anche la sede del governo di Hamas a Gaza, che è andata distrutta, ma dove non ci sono state vittime. «I sionisti credono che il loro attacco ci indebolirà, ma è vero il contrario. Rafforza la nostra determinazione a liberare la Palestina finché non vinceremo», ha replicato su Twitter il premier di Hamas Ismail Haniyeh. Intanto l’Iran ha chiamato tutti i paesi islamici «a una rappresaglia per mettere fine al regime sionista». Sono almeno 8 invece i palestinesi morti, secondo fonti mediche, in altre azioni israeliane di stamani: quattro sono morte nel quartiere di Zuhur a Rafah, nel sud della Striscia; altre tre – membri delle Brigate Ezzedin el Qassam – sono morte nel campo profughi di Maghazi, mentre un quarto combattente del braccio armato di Hamas è stato ucciso nel quartiere di Tel al Sultan, sempre a Rafah.

38 VITTIME PALESTINESI. Un altro raid ha colpito la casa del ministro dell’Interno palestinese Ibrahim Salah nel campo profughi di Jabalya, nel nord della Striscia, causando almeno 35 feriti, secondo fonti mediche, mentre altri parlano anche di una vittima. Sale dunque a 38 il numero dei morti palestinesi (circa 345 i feriti) dall’inizio dell’offensiva militare israeliana “Pillar of Defense”, scattata mercoledì scorso con l’uccisione del comandante militare di Hamas, Ahmed Jaabari. Tre le vittime israeliane dal 14 novembre, uccise giovedì da un razzo palestinese, mentre oggi «quattro soldati sono stati leggermente feriti da un razzo che ha raggiunto la regione di Eshkol», ha riferito l’esercito.

RAZZI A TEL AVIV E GERUSALEMME. Non si fermano infatti neanche i lanci di razzi dalla Striscia verso Israele. Il braccio armato di Hamas ha detto di aver lanciato cinque colpi di mortaio su una “posizione” a Reim, mentre fonti israeliane parlano di 16 razzi lanciati stamani e 5 intercettati. Un numero «sensibilmente diminuito» rispetto agli altri giorni, hanno commentato fonti militari. L’esercito ha inoltre dispiegato una batteria del sistema di difesa, Iron Dome, in «una più ampia area di Tel Aviv», dopo che negli ultimi due giorni la città – e ieri anche Gerusalemme – è stata presa di mira dai razzi palestinesi. L’esercito israeliano, forte di 75 mila riservisti, di cui 20 mila arrivati stamani alle loro basi, si appresterebbe a sferrare l’attacco di terra a Gaza durante il weekend, secondo quanto riporta il Times che cita alti ufficiali delle forze armate. Hamas ha risposto: «Se Israele attacca via terra avrà modo di pentirsene». E se il presidente Usa Barack Obama ancora ieri sera al telefono con il premier israeliano Benyamin Netanyahu invitava a disinnescare l’escalation delle tensioni nella Striscia, il ministro della difesa iraniano Ahmad Vahidi ha fatto appello al mondo islamico affinché compia «azioni di rappresaglia» contro Israele.

EGITTO E ITALIA AL LAVORO PER LA TREGUA. Per arrivare ad un duraturo “cessate il fuoco” si sta muovendo soprattutto l’Egitto che, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, è al lavoro per raggiungere entro 24-48 ore un accordo. Non è chiaro ancora su quali basi potrebbe poggiare il cessate il fuoco ma è possibile che l’Egitto, come gesto distensivo verso il movimento islamico, possa allentare i controlli sulle merci in entrata al valico di Rafah. Intanto oggi, sempre al Cairo, è atteso un vertice sulla crisi a Gaza tra il presidente egiziano, Mohammed Mursi, il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan e l’emiro del Qatar, lo sceicco Hamad Bin Khalifa Al Thani. UN ruolo potrebbe averlo anche l’Italia: «Il primo ministro israeliano Netanyahu si è detto certo del ruolo centrale che potrà avere l’Italia nel contribuire ad una soluzione dell’attuale crisi, anche grazie all’eccellente rapporto che essa intrattiene con l’Egitto. Il presidente Monti ha accolto l’invito del Premier di Israele a svolgere un ruolo attivo a favore di una ricomposizione della crisi. Entrambi hanno concordato di continuare a tenersi in stretto contatto». È quanto si legge in una nota di palazzo Chigi, nella quale si informa della telefonata intervenuta tra il premier italiano Mario Monti e Benjamin Netanyahu.

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