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Ragioni di guerra, Mamma oca e grandi chef

aprile 21, 1999 Tempi

Lettere

Caro Direttore, grazie per l’editoriale del numero 12/1999 (perché stiamo con Giovanni Paolo II). Mi ha veramente chiarito le idee che l’incalzare degli eventi bellici mi stavano rendendo sempre più confuse ed incerte. La chiave di lettura degli eventi (di ieri, oggi e domani) non può che essere la ragione, usata nella sua accezione più ampia che la parola ragionevolezza ben definisce, come la coscienza della realtà come emerge dall’esperienza secondo la totalità dei suoi fattori (come ci insegna Mons. Luigi Giussani). Ora, chi meglio di Giovanni Paolo II ha le informazioni sulla realtà geopolitica e spirituale del mondo ed un criterio per interpretarle tenendo conto di tutti i fattori? Egli ha presente in sé l’esperienza dell’ultima guerra mondiale ed ha partecipato direttamente all’evoluzione del mondo nei decenni successivi fino ai grandi cambiamenti dell’ultimo decennio. Egli ha presente nel suo cuore i drammi e le aspettative di tutti i popoli del mondo, così come gli sono comunicati non solo dai mass-media così facilmente manipolabili ma anche per averli toccati con mano nei suoi viaggi e per ricevere notizie per via ecclesiastica. Egli, soprattutto, ha chiaro dove bisogna mirare per una convivenza umana a lungo termine, fatta di una pace che non è quella che qualcuno ci vuole imporre (una varietà che va dalla pax americana stile Irak fino alla pace cosmica prevista da Benson nel suo libro Il Padrone del Mondo), ma di una pace radicata sulla giustizia e la verità. Troppo complessa è la situazione presente, nell’era della comunicazione globale, per pensare di risolverla con le bombe o i carri armati. Le leggi della complessità dicono che ad un’azione corrisponde una reazione e, quel che è più preoccupante, la rete delle reazioni contiene inevitabilmente degli elementi caotici, di imprevedibilità (tecnicamente si dice impredicibilità). Gli Stati Uniti hanno fatto molto per l’Europa in tempi passati, quando la situazione era “semplice” perché un pericolo di tirannide era facilmente identificabile: hanno contribuito a fermare Hitler e Stalin. Oggi però le cose sono cambiate drasticamente e la loro “logica” un po’ troppo manichea non funziona più. La Nato era un’aggregazione difensiva e come tale ha funzionato, ma sarebbe un errore storico continuare ad usarla come guardiano del mondo, sostituendola all’ONU. Vorrebbe dire in pratica distruggere l’unità europea e le prospettive di trasformare l’Europa (est e ovest) in un grande, pacifico e laborioso continente. Se questo è ciò che farebbe molto comodo a USA e Cina, non deve rappresentare in alcun modo un errore/tranello in cui cadano i nostri politici. Comunque finirà (speriamo) questa irrazionale guerra, si tratta di un problema di capitale importanza per i prossimi decenni. Ecco perché io suggerisco che i candidati alle prossime elezioni europee in qualsiasi schieramento siano messi alla prova con il seguente quesito: “State con Giovanni Paolo II?”.

Paolo Bellavite, Verona Ottima proposta signor Bellavite. Quanto alla guerra in Europa:
libera nos, domine.


Carissima “Mamma Oca”, ti scrivo questa lettera dopo aver letto l’articolo che hai scritto sul n. 10 – 18/24 marzo di Tempi. Mi scuso in primis per il ritardo, ma in considerazione del fatto che al piccolo soldato Mattia Giuseppe piace il rumore della carta quando si accartoccia e non ne disdegna nemmeno il sapore. Sono perciò costretto a leggere Tempi al “cesso” e come potrai ben comprendere io non passo tantissimo tempo in questo posto, tranne il caso di forme virali acute. Vorrei raccontarti alcuni fattarelli che sicuramente farebbero inverminire il “caro” medico in famiglia. Io e la mia famiglia (moglie, due figli e il terzo in dirittura d’arrivo) siamo molto contenti di abitare in una regione dove ci sono tanti medici in famiglia che lavorano negli istituti “privati” in considerazione di alcuni fatti. Con i benefici della legge regionale che ha permesso a molti istituti “privati” di convenzionarsi il sottoscritto ha ottenuto due visite specialistiche, rispettivamente in sei giorni e quattro giorni dalla data di richiesta, presso altrettanti istituti “privati”, contro i due mesi e mezzo per la prima e i due mesi per la seconda prospettatimi dalla Asl ed allo stesso prezzo (70mila lire ticket). Nell’ultimo fatto è capitato di dover ricoverare d’urgenza la nonna della truppa per problemi cardiaci e dopo una prima analisi presso l’Ospedale di Seriate, si rendeva necessario un esame strumentale non disponibile in quella sede (ancora per poco). Così la nonna è stata ricoverata presso la clinica Gavazzeni di Bergamo (istituto “privato” convenzionato) e successivamente operata con buon esito. Mi sembra inutile un commento, ma sicuramente doveroso affermare che “pubblico” non è solo sinonimo di statale, tanto è vero che grazie alla legge regionale da poco approvata in materia di “libertà” di educazione e che vede il contributo regionale alle scuole “private” abbassando la retta soprattutto delle scuole materne (che per circa i 2/3 del totale nazionale sono “private” e senza di loro col carciofo che noi del popolo saremmo andati all’asilo), il piccolo M.G. potrà frequentare la scuola materna dei “ricchi”, che per la maggior parte dei casi è di ottimo livello e più “pubblica” della statale (2/3 più o meno sul totale nazionale). Distinti saluti e auguri Gen. Rio, con l’approvazione festante della truppa Rosario Mazzucchi, Albino (Bg) Mamma Oca manda a dire che sentitamente ringrazia e che è orgogliosa dell’esempio offerto alla truppa dagli incursori del Gen. Rio ¶
Caro Direttore, anch’io trovo stomachevoli i peana che il “regime” ed i suoi accoliti levano, instancabili, a Vissani. Questo però nulla toglie al fatto che Vissani sia un cuoco di gran vaglia e geniale; concordo, quindi, appieno sulla valutazione di Paolo Masso-brio. Per altro è come se Marcel Proust (invece di Alessandro Baricco) avesse a piacere alla Boccassini e noi dovessimo, per questo, giudicarlo un mediocre scrittore. Con i più cordiali saluti.

Riccardo dei Conti Riccardi, Torino C’é del Benedetto Croce in questo culto dell’autonomia dell’arte, nel caso, culinaria. Non possiamo non dirci Vissani. Ma noi preferiamo Pasqualino di piazza san Nazzaro a Mergellina, che “è megli’e Pelé”.

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