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Questa volta il vaffa se l’è preso Beppe Grillo

gennaio 10, 2017 Redazione

Clamorosa figuraccia del M5S in Europa che si vede sbattere la porta in faccia dall’Alde. Il comico si agita e scantona, ma la toppa è peggiore del buco

Non solo uno smacco politico: il mancato accordo tra Alde e M5S in Europa è stata una vera e propria figuraccia. Ieri sul blog di Beppe Grillo si sono svolte le consultazioni sull’entrata del movimento nell’Alleanza liberal democratica europea (Alde), il gruppo che al parlamento europeo riunisce partiti d’ispirazione liberale. Cosa hanno in comune il gruppo guidato da Guy Verhofstadt e il “non-partito” del comico genovese? Nulla. E nel nulla è finito, con grande scorno per i grillini (che avevano votato a maggioranza bulgara, 78 per cento, a favore).

SOLDI E CARICHE. Un passo indietro. Il M5S aderisce nel parlamento europeo all’Efdd, gruppo che ha in Nigel Farage (Ukip) il suo faro. Partiti euroscettici, antisistema, populisti, come si dice. Ma è da tempo che i grillini mostrano insofferenza per l’Efdd e così da mesi avevano intavolato una trattativa coi liberali su cui, su alcuni temi, s’era trovata una certa sintonia. Esiste anche un problema assai prosaico: in Europa solo chi fa parte di un gruppo ha diritto a certi fondi (quasi 700 mila euro), a correre per la presidenza delle commissioni, agli uffici e a un certo numero di collaboratori. Dunque, volendo abbandonare Farage e non volendo rinunciare ai quattrini, per il M5S era vitale accasarsi con qualcun altro. Anche l’Alde aveva la sua convenienza: con l’ingresso dei 17 pentastellati avrebbe fatto lievitare i numeri del proprio gruppo divenendo il terzo più numeroso dopo Ppe e socialisti. E per Verhofstadt si sarebbe aperta l’opportunità di correre per la presidenza dell’Europarlamento (si vota il 17 gennaio). Davide Carretta, corrispondete di Radio Radicale da Bruxelles, ha pubblicato l’accordo fra M5S e Alde dove si parla di ripartizione dei fondi e delle cariche e del sostegno grillino a Verhofstadt.

PANZANE GRILLINE. Quando ieri, in contemporanea al voto sul blog, arrivavano le proteste dei parlamentari liberali, s’è materializzata la figuraccia, certificata dalla retromarcia di Verhofstadt – il grande sconfitto assieme a Grillo – che ha spiegato in serata l’impossibilità dell’intesa. Il comico si agita e scantona dicendo che «tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima». Corbellerie, panzane. Fino a un momento prima, Grillo e Davide Casaleggio erano disposti ad accasarsi col gruppo più europeista e con quel Verhofstadt che solo qualche mese fa definivano «il politico che più dentro al parlamento europeo incarna l’eurocentrismo», poi, dopo il rifiuto, hanno iniziato ad arrampicarsi sugli specchi. Luigi Di Maio ha spiegato che si trattava di un «accordo tecnico, non politico». Ma sono solo capriole linguistiche, toppe peggiori del buco.

SONO COMUNISTI. Metà dei parlamentari dell’Alde hanno votato contro l’ingresso del M5S. Oggi sul Foglio Carretta riporta l’email mandata da una deputata estone dell’Alde ai colleghi: «I 5 stelle sostengono politiche antieuropeiste e nazionalistiche antiglobal, inclusa l’uscita dalla zona euro e il sostegno alla Brexit che indebolisce l’Ue; i 5 stelle sostengono idee comuniste opposte a quelle liberali; (…) considerando che saranno la più grande delegazione nel nostro gruppo, i 5 stelle detteranno i toni dell’Alde. Non possiamo permetterci di cambiare i nostri valori in una notte».

COMUNQUE UNA SCONFITTA. Il movimento è sotto attacco anche sul fronte interno. Chi ha votato sì all’accordo con Alde, ora rimane sconcertato dal pressapochismo tattico della coppia Grillo-Casaleggio; chi era contrario non può fare altro che domandarsi cosa mai avessero in comune i pentastellati con europarlamentari che, per idee, qui in Italia sono più vicini a Mario Monti, Corrado Passera, Denis Verdini. Ora l’unica possibilità per i grillini è presentarsi col cappello in mano all’ufficio di Farage chiedendo di chiudere un occhio e riallacciare i rapporti con i componenti dell’Efdd, da tempo arcistufi dei pentastellati. Oppure fare gruppo a sé: ma sarebbe una scelta molto dolorosa, significa condannarsi all’irrilevanza e a lavorare con staff dimezzati e pochi fondi.

Foto Ansa

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