Google+

Questa è la storia di Foster Friess, il cowboy milionario che sostiene Santorum

febbraio 27, 2012 Benedetta Frigerio

Figlio di un allevatore di cavalli e mucche e di una donna che raccoglie cotone, Foster Friess è l’autentico uomo a stelle e strisce che ha incarnato l’American Dream. Soldi, successo, moglie e quattro figli. Ma il denaro a un certo punto non basta più e il matrimonio entra in crisi, fino a quando non scopre un vuoto «che solo Dio può riempire».

Lo ha urlato un ospite durante il pranzo del suo compleanno: «Il Signore sapeva bene cosa faceva quando ha dato a Foster e Lynn tutti questi soldi». L’ospite parlava di Foster Friess e della sua dolce metà. Friess è il principale finanziatore della campagna elettorale di Rick Santorum ed è un cowboy milionario del Wyoming, conosciuto come uno dei filantropi più eccentrici, divertenti e scomodi d’America (ha ironizzato, scatenando l’indignazione dei liberal, sulla contraccezione a spese dello Stato dicendo che ai suoi tempi bastava un’aspirina fra le gambe che era molto più economica). Ha deciso di sponsorizzare la campagna elettorale del cattolico conservatore Rick Santorum, e ripete da quasi quarant’anni che «noi siamo solo amministratori e non padroni di quanto Dio ci ha regalato». A chi lo rimprovera di donare davvero troppi soldi, risponde «che quelli che ho sono i soldi di Dio. Se fossero miei non avrei racimolato un solo centesimo».

Ma Friess non ha sempre parlato così. Leader sì, quello lo è sempre stato. Ma lui si definisce «un uomo nato due volte». Foster nasce la prima volta nel 1940 dall’unione tra un allevatore di cavalli e di mucche e una donna, che per salvare la fattoria di famiglia lascia gli studi e si mette a raccogliere cotone nei campi. Mamma e papà lavorano sodo per mandare Foster all’high school dove il giovane dimostra di avere la stoffa per incarnare l’American Dream. Il figlio del contadino diventa presto il capo classe, il presidente del consiglio di istituto, il capitano della squadra di basket, di golf e di baseball. Foster quindi viene ammesso all’università del Wisconsin, dove è eletto presidente di una confraternita e riceve la nomina di «miglior allievo» del suo anno. Nel 1961 si laurea in business administration e nel 1962 sposa un’altra leader, quella della confraternita delle Chi Omega, Lynnette Estes, con cui poi avrà quattro figli.

Friess fa carriera militare. Poi, a soli 34 anni, decide di fondare con la moglie la Friess Association, fiore all’occhiello del Brandywine found. In pochi anni il fondo da lui amministrato entra nella classifica, stilata dal Forbes magazine, dei dieci migliori d’America. Una stoffa quella di Friess che non è mai venuta meno. Almeno fino al 1978, quando come padre e marito si accorge che la sua vita è un fallimento: «Dietro il successo mondano nascondeva un vuoto», come lo chiama lui. Quel vuoto di cui parla Blaise Pascal e che poi «mi salvò». Il filosofo Pascal, infatti, tornò alla mente di Friess con quel suo assunto sul fatto che «in ogni persona c’è un vuoto a cui dà forma Dio e che solo Dio può riempire». Così Friess ci riprova con quello che ora chiama «il capo». E, come raccontò una volta, «feci una di quelle cose che ti fanno rinascere di nuovo, chiedendo a Gesù di diventare il comandante della nave della mia vita». Così il matrimonio, ormai in crisi, rifiorisce e i figli, «da cui il mio cuore si era allontanato», tornano all’ovile. È allora che il milionario decide di cedere al «capo» anche la sua attività economica.

Da quel momento, Friess inizia quindi a prendere il Vangelo alla lettera: «Basta seguire Gesù per capire la soluzione di tutto». È così anche in politica, dove la sua bussola è l’esortazione paolina ai Galati: «Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo». Da qui la sua convinzione che lo Stato debba essere solo sussidiario di «una società che fiorisce se segue questa legge dell’aiutarsi a vicenda». E la constatazione che, di fatto, sono state tutte le associazioni create dalla libera iniziativa degli uomini a rendere l’America un grande paese, modellato dai suoi cittadini e quindi libero. Per questo Friess comincia anche a dedicarsi al sostegno delle scuole create dai cittadini, delle associazioni no profit, degli ospedali privati nati dall’iniziativa di singoli che si uniscono per modellarli secondo le proprie esigenze. Per fare tanto, Friess dà vita alla Friess Fundation con cui serve «coloro che non possono pagarsi le cure, perché non è vero che la riforma di Obama li aiuta». A quello prova a pensarci lui con una rete di 13 cliniche, 30 parrocchie che fanno da braccia al suo progetto e 38 medici volontari che girano con camion adibiti a ospedali per curare la gente nei quartieri più poveri.

Ma non basta, «perché queste persone devono andare a scuola». Per questa ragione, scrive Friess, «sosteniamo le scuole di quartiere: il problema è educativo e parte dai genitori, che devono essere messi nelle condizioni di poter crescere i loro figli». Friess è dunque un filantropo, ma non certo di quelli che parlano con aria triste o indignata davanti alla povertà del mondo. Friess non si vergogna della ricchezza «con cui posso fare la carità e la Sua volontà» e resta ironico anche quando fa beneficenza. Così l’anno scorso alla sua cena di compleanno ha invitato un centinaio di amici e ha chiesto loro di alzarsi in piedi e presentare il proprio ente di beneficenza preferito: al profilo più convincente avrebbe donato 70 mila dollari, annunciando che il vincitore si sarebbe trovato nel piatto un biglietto con la notizia. A sorpresa si sono alzati tutti annunciando la vittoria: Friess ha staccato un assegno per ciascuno, per un totale di 7.7 milioni di dollari.

E non è tutto. Il cowboy milionario, dieci anni fa, ha anche creato un fondo per intervenire in casi di disastri umanitari. Ed è stato il primo a donare 5 milioni di dollari dopo lo tsunami asiatico e l’uragano Katrina. E con la sua fondazione sostiene anche opere educative in Africa e in America: «Soprattutto per i musulmani, perché imparino a rifiutare l’ideologia della coercizione, intimidazione e violenza, che minaccia sia noi sia loro stessi». «Perché», spiega Friess senza giri di parole, «a molti ragazzini musulmani viene inculcato l’odio contro l’America. Questo movimento per la civiltà occidentale è più pericoloso del Nazismo e del Comunismo».

Friess non si lascia poi scappare una notizia, anzi le analizza fino a conoscerle nei dettagli spesso nascosti, perché l’informazione secondo lui «è un po’ troppo faziosa». Per questo il ricco cowboy è il principale azionista del sito Daily Caller news di Tucker Carlson. E attraverso il suo web, FosterFriess.com e il Campfire Blog, il ricco filantropo lavora anche per promuovere i princìpi dei padri fondatori: quelli della libera iniziativa, dei limiti costituzionali posti al potere dal governo centrale, della responsabilità fiscale e dei valori americani tradizionali, «perché sono convinto che possiamo trovare soluzione a ogni problema, basta partire da quelli».

È per questa ragione, ha detto in un’intervista rilasciata a gennaio all’emittente televisiva Reuters Tv, che «sostengo Rick: dobbiamo decidere se vogliamo che le cose cambino con un presidente che cerca di invertire i ruoli accentrando il potere, o se vogliamo aiutare Rick a ridarci la nostra America». Va bene i valori, l’integrità e la vita del suo candidato, gli ha fatto notare la giornalista che lo intervistava, ma come la mettiamo con la crisi economica? «Non voto Rick perché è un amico, non lo voto per i suoi valori, ma perché penso che sia un grande amministratore». Parola di imprenditore milionario che, settantenne, l’anno scorso è riuscito a uccidere un coccodrillo di 4 metri e mezzo, quando tutti gli dicevano che era impossibile.
Twitter: @frigeriobenedet

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

1 Commenti

  1. 0568168810 scrive:

    Fa davvero bene al cuore leggere queste cose. Il vero giornalismo è fatto anche di queste testimonianze! Gian.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Solida e ben fatta, la Seat Ateca 1.6 TDI Advance è il primo SUV della Casa spagnola. Si parte da meno di 24 mila euro chiavi in mano

L'articolo Prova Seat Ateca 1.6 TDI Advance proviene da RED Live.

La fortwo, l’utilitaria più corta sul mercato – è lunga solo 2,69 m – si aggiorna. La novità principale è rappresentata dalla disponibilità di serie, sin dall’allestimento entry level youngster, della frenata automatica d’emergenza e dei fendinebbia. Un upgrade in materia di sicurezza tutt’altro che marginale, esteso anche alla versione a quattro posti forfour. Tessuto […]

L'articolo smart fortwo e forfour 2018: danno di più proviene da RED Live.

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

L'articolo Harley-Davidson, nuovo slogan proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana