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Quel tweet profetico di Solzenicyn è tutto un programma (elettorale)

gennaio 28, 2013 Renato Farina

Boris Godunov (alias Farina) è convinto che le proposte politiche devono partire da esperienze esistenti. I partiti non devono inventarle, ma difenderle e amarle

Mi è capitato di rileggere il discorso di Aleksandr Solzenicyn a Templeton, 10 aprile del 1983. Sembra pronunciato ieri, ma forse anche domani. Spiega il disastro sociale dell’Est e dell’Ovest con il cinguettio (sembra un tweet) di un vecchio russo: «La gente ha dimenticato Dio, tutto quel che avviene ne è la conseguenza». Si è persa «la fermezza dei cuori».
A un seminario dell’Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, dove c’era gente di tutti o quasi i partiti, fu posta questa domanda al cardinal Camillo Ruini (magari era stato Boris stesso l’autore del quesito): «In America e in Russia, i leader politici, Obama e Putin ad esempio, citano spesso Dio. Del resto il Papa di Roma e il Patriarca di Mosca sostengono che la crisi economica non si risolve con l’economia ma guardando più su, anzi più dentro: la causa del disastro è l’esclusione di Dio. Perché in Italia non si parla di Dio in politica? Ce ne vergogniamo?». Ruini rispose, e qui Boris per rispetto non virgoletta, che  non c’è bisogno di citare Dio, anzi meglio evitarlo: può essere ipocrisia, strumentalizzazione. In realtà il modo per non dimenticare Dio è di porre al centro della politica la persona, la sua verità profonda di senso religioso, la sua natura irriducibile e tesa all’infinito. Dio è dimenticato quando la singola persona diventa un particolare del disegno, un niente, o al massimo è ridotta a individuo, visto come portatore di diritti a prescindere dal suo essere in relazione, e quindi con doveri riguardo al prossimo e al Tutto.

La persona è una scoperta cristiana e questa scoperta il cristianesimo l’ha deposta ai piedi della nostra civiltà come pietra angolare. Gente colta vi dirà: ehi, ragazzo, è una parola greca, viene da prósopon, appartiene al linguaggio teatrale e sta per maschera che gli attori si mettevano sulla faccia per interpretare un personaggio. Noi indossiamo la persona – il sesso, la voce, il corpo – e così recitiamo un ruolo sulla scena del mondo: ma la realtà vera è l’individuo, a sua volta dovuto. La sua essenza è quella. Siamo soli, e l’altro è l’inferno.
Il cristianesimo ha cambiato anche la storia delle parole. Letteralmente prósopon vuol dire “sguardo”, c’è la preposizione prós che indica il legame con qualcosa di costitutivo. Anche il latino persona implica il suonare attraverso, suonare per mezzo di… Implica un altro. Questo vale in Dio (Tre Persone). Vale per gli uomini. Siamo in rapporto. Questo comporta la libertà come qualità non del genere umano o del collettivo o della classe o del blocco sociale, ma del singolo, di tu che mi leggi. Storicamente è nata con Israele, con la domanda di Dio ad Abramo, e poi in pienezza con Gesù Cristo, per cui sei solo tu, singolo, persona, che dici sì o no. È dall’idea di persona, di relazione, e non di individuo, che nasce anche la responsabilità: essa esiste solo quando c’è libertà e quando c’è uno che chiede conto. E credo che a questo si riferiscano il vecchio ortodosso russo e il Papa. Poi si tratta di lavorare, inventare, voler bene. Si tratta di avere la “fermezza del cuore” e l’arguzia della mente.
E qui mi imbarcherei in un paio di proposte. La persona innanzitutto è in relazione con la famiglia, nella cui culla l’individuo è posato in rapporto al tu. Il primo diritto-dovere è far nascere figli, mettere in condizione i ragazzi di unirsi e mettere al mondo figli. Educarli. Nella libertà. Credo siano i princìpi non negoziabili, i quali non sono limiti ma fontane di speranza. Esistono esperienze così, per fortuna. Non deve inventarle la politica, ma difenderle, promuoverle, amarle.

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