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Il Quebec autorizza l’eutanasia in «rarissimi casi». Ma basta guardare il Belgio per sapere come andrà a finire

giugno 7, 2014 Benedetta Frigerio

I promotori hanno fatto leva sulla sofferenza, ma se si apre la breccia accadrà come in Belgio dove si procede senza il consenso dei pazienti

La provincia canadese del Quebec ha legalizzato l’eutanasia. Il disegno di legge approvato giovedì scorso permetterà ai malati terminali di richiedere l’aiuto di un medico per uccidersi. Il Bill numero 52 è in elaborazione da quattro anni ma è approdato in Parlamento solo l’estate scorsa, presentato dal governo. A febbraio il testo era stato bloccato e sembrava destinato a morire, dopo che il partito liberale aveva ritirato il suo sostegno, ma è stato rimesso ai voti ed è passato.

«CURE DI FINE VITA». Anche se il diritto penale federale proibisce l’eutanasia, il premier del Quebec Philippe Couillard ha difeso la norma sostenendo che «si tratta di cure di fine vita». Come lui, chi ha approvato la legge si è convinto che di fronte al dolore degli ultimi giorni di vita sia necessario alleviare la sofferenza con «trattamenti medici». La battaglia dei promotori del Bill 52 ha fatto leva proprio su questo, sostenendo che il provvedimento riguarda solo il caso dei malati terminali, per cui è giusto che vivano «i loro ultimi giorni in modo più sereno e in conformità con i propri desideri», come ha dichiarato il ministro dei Servizi sociali Veronique Hivon.

IL BELGIO INSEGNA. I giornali scrivono che i paletti «severissimi» della legge la renderanno applicabile in «rarissimi casi», solo per malati terminali che soffrono in modo insopportabile. Peccato che una volta aperta la breccia nell’indisponibilità della vita sia inevitabile allargare le maglie della legge, più o meno legalmente, sempre di più. Il Belgio, dove da poco è stata approvata la “buona morte” per i bambini, insegna: gli abusi si moltiplicano e a soli 11 anni dalla legalizzazione, i casi di eutanasia sono cresciuti di oltre il 700 per cento.

EUTANASIA NON RICHIESTA. I bioeticisti e gli intellettuali del Quebec contrari alla legge hanno sottolineato come una norma simile rischi di creare una mentalità favorevole alla morte, facilitando così il verificarsi di abusi. La stessa cosa è già accaduta in Belgio, ma anche in Olanda, dove aumentano le morti procurate ma non dichiarate alle commissioni preposte.
Tanto che per uscire dall’ombra dell’illegalità la Società belga dei medici di terapia intensiva si è espressa per l’autorizzazione dell’eutanasia senza consenso del paziente. Se l’unica cosa che conta è eliminare il dolore insopportabile, magari tale solo agli occhi del medico, allora perché non aprire anche alla «pratica dell’eutanasia “non richiesta”» e «accorciare il processo di morte somministrando sedativi al di là del necessario per il benessere del paziente»?

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