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Quando lo stadio diventerà il tempio del fair play, genitori 1 e 2 con i loro figli 3 e 4 si comporteranno così

dicembre 15, 2013 Emanuele Boffi

Verrà un giorno in cui allo stadio invece dei cori sarà cantata la Costituzione e si mangerà cibo vegano, mica salamelle

Antefatto: il giudice sportivo ha inflitto una multa di 5.000 euro alla Juventus a causa dei cori dei bambini durante il match tra la squadra di Torino e l’Udinese. La partita si svolgeva con la presenza sugli spalti dei soli piccoli tifosi bianconeri, a causa della squalifica della curva per “discriminazione territoriale”. Solo che, mondate le gradinate dei facinorosi che ogni domenica urlavano «colerosi» ai napoletani, queste si sono riempite di bambini che accompagnavano con un «ooh… merda» ogni rinvio del portiere della squadra ospite.
Così, dopo una settimana a riempire i giornali di idilliaci quadretti sulla“curva più bella del mondo” e su quanto fosse edificante lo sport “pulito”, i nostri commentatori hanno dovuto fare retromarcia di fronte alle bellurie dei baby ultrà. In verità, una soluzione per evitare simili figuracce ci sarebbe. Questa.

Verrà il giorno in cui lo stadio sarà finalmente il tempio del fair play. Le curve e le tribune si riempiranno di spettatori senza bandiere e sciarpe identificative, onde evitare che qualsiasi tipo di simbolo d’appartenenza possa essere frainteso come discriminatorio e razzista. File ordinate di genitori 1 e 2 e figli 3 e 4 s’incolonneranno davanti ai cancelli, dopo aver parcheggiato la propria BikeMi negli appositi posteggi. Carretti e furgoncini di rivendita di cibo vegano e di prodotti equo e solidali consentiranno ai presenti di allietare l’attesa, ingannando il tempo prima di accedere agli spalti. I padri racconteranno ai figli che lì, un tempo, l’area antistante degli stadi era infestata da bagarini e rivenditori di sigarette e che – persino – c’era qualche troglodita che trangugiava panini alla salamella e birra a basso costo.

Steward rappresentanti ogni razza e colore faranno accomodare ordinatamente i tifosi ognuno nel proprio settore. Secondo quote stabilite, prenderanno posto persone divise secondo il proprio orientamento sessuale, idee politiche, razza, età, peso. Uno spicchio di stadio sarà riservato alla quota di minoranza degli esseri eterosessuali con figli. Sulle curve non appariranno striscioni di sorta, a bordocampo saranno banditi i cartelloni pubblicitari. Nessuno sentirà l’esigenza di alzarsi in piedi, tutti rimarranno educatamente seduti fino a che non si udrà la voce dello speaker leggere gli articoli della Costituzione. Ai bambini sarà consentito ripetere le parole pronunciate dallo speaker. Papà 1 e 2 alzeranno allora il mento in segno di fierezza: avete visto il pargolo come gorgheggia a menadito la Carta? Non basta essere campioni in campo, bisogna esserlo anche nella vita.

I giocatori accederanno sul prato sintetico srotolando il chilometrico striscione “No al razzismo”. Quindi rientreranno negli spogliatoi per riapparire sul terreno di gioco con lo striscione “No all’omofobia”. Seguiranno quindi: “No alla discriminazione”, “No alla violenza sulle donne”, “No all’abbandono dei cani”, “No alla vivisezione”, “No al no ad ogni costo”.

Sulle tribune i telecronisti incenseranno l’ultima novità a riguardo della formazione arbitrale. La Federazione, infatti, allo scopo di evitare una discriminazione numerica rispetto alle formazioni dei calciatori, avrà portato il numero degli arbitri a undici, ognuno dei quali rappresentante un’etnia, razza, orientamento sessuale, politico, religioso eccetera. Nella panchina degli arbitri sarà fatto accomodare il direttore di gara eterosessuale con figli, così che non si possa dire che non s’è fatta attenzione per le specie in via d’estinzione.

Sarà un pomeriggio di magnifico sport e i capitani delle due formazioni, dopo lo scambio di gagliardetti biodegradabili, faranno un appello contro il fracking e le scie chimiche. Si stringeranno la mano e quindi si rivolgeranno agli undici arbitri. Dopo mezz’ora di presentazioni, i direttori di gara fischieranno all’unisono il termine della partita e tutti si andrà a casa a rivedere gli hightlights e le moviole sui momenti salienti dell’evento.

Verrà il giorno della partita perfetta. Così perfetta che per evitare i falli in campo, i cori riprovevoli, le infinite polemiche sul condizionamento psicologico degli arbitri, la partita non sarà disputata. E sarà bellissimo con tutti i bambini che fanno solo «ooh» e manco un baby delinquente che si farà scappare un «merda, era meglio prima».

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1 Commenti

  1. Alessandro says:

    Che discorso del cavolo il suo, sig. Boffi. C’è questa mentalità, in molti commentatori di Tempi, per cui la polemica contro il politicamente corretto degenera fino a diventare una polemica contro il buon senso: arrivando così di fatto a giustificare chi fa del male. Non vi rendete conto che così non siete intelligenti, siete rozzi (con l’aggravante di credere di vederci meglio degli altri). Perchè il problema sociale non sta certo nel pericolo da lei sarcasticamente tratteggiato nel suo articolo provocatorio: il problema è che i bambini facciano “ohhhh… merda” per insultare un avversario, da qualunque parte la si rigiri, è un segno di stupida violenza che, se rimane immutata nel tempo, può portare quei bambini diventati ragazzi a gettare un motorino dagli spalti di uno stadio. Non sarà la sua intenzione, ma le sue chiacchiere, se lette da un ultras violento, non potranno che confermarlo, dentro di sè, che il suo modo di agire non è solo giusto, è normale.
    Le parole pesano come pietre, e lei perdipiù scrive su un giornale che si definisce cattolico: ci pensi un attimo prima di scrivere.
    Le pongo cordiali saluti,

    Alessandro

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