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Quando la democrazia si consacra all’idolo della galera. Il caso dell’“omicidio stradale”

giugno 29, 2015 Maurizio Tortorella

È giusto prevedere una pena fino a dodici anni di carcere per un delitto non voluto? Guai quando la logica giuridica insegue i sentimenti dell’opinione pubblica

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Pubblichiamo la rubrica di Maurizio Tortorella contenuta nel numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Tempi davvero duri, per i garantisti. Penso per esempio a quella mosca bianca di Luigi Manconi, senatore del Partito democratico, che da un mese va in giro per l’Italia a presentare il suo saggio Abolire il carcere (Chiarelettere, 120 pagine, 12 euro): l’idea che la prigione possa essere sostituita da altro, o che il suo utilizzo debba essere drasticamente ridotto, come fu tanti anni fa per l’ospedale psichiatrico, oggi pare una provocazione bell’e buona. Manconi è fortunato che in Italia si legge poco, e che i libri sono merce scarsamente considerata: altrimenti a ogni conferenza troverebbe una folla di contestatori, grillini e manettari in testa.

È così, purtroppo: l’opinione pubblica, e alla sua rincorsa il legislatore contemporaneo, sembrano avere eletto il carcere a nuova icona della democrazia. È vero in tante riforme penali, dalla corruzione alla prescrizione allungata, e anche per quanto attiene al nuovo reato di “omicidio stradale”. Invocato da tanti, in effetti il reato sembrerebbe trovare nelle cronache di ogni giorno più di un’apparente giustficazione. Perché è intollerabile osservare il disprezzo della vita da parte di quanti si mettono alla guida, ubriachi o drogati, e per l’ennesima volta travolgono indifesi pedoni.

Ma è giusto prevedere una pena fino a 12 anni di carcere per un delitto colposo, e quindi non effettivamente voluto? Non basterebbe trattare con severità questi casi basandosi sulle norme esistenti, e colpendo eventuali recidive con estrema severità? Vediamo che cosa accadrebbe se la legge passasse così com’è attualmente congegnata. Basterà un incidente mortale provocato da un conducente in stato di “media ebrezza” (un tasso alcolimetrico tra 0,8 e 1,5 grammi per litro di sangue) o da un guidatore pienamente sobrio che invece abbia superato i 70 chilometri orari in un centro urbano, oppure che abbia invertito la marcia in prossimità d’incroci o curve, o ancora che abbia iniziato un sorpasso in prossimità di un attraversamento pedonale.

Premesso che chi scrive è di fatto astemio e di solito è molto attento alla guida, quindi non è in conflitto d’interessi con quanto sostiene, quel che spaventa nella norma in discussione è anche una serie di severe previsioni: il giudice non potrà contemperare la pena con le circostanze attenuanti; l’arresto del reo sarà obbligatorio; la prescrizione sarà allungata.

E se capitasse a me?
Insomma, se la logica giuridica dev’essere… logica, allora sarebbe meglio inserire il nuovo “omicidio stradale” direttamente tra i reati volontari. Del resto, alcuni tribunali italiani hanno già imboccato questa strada ipotizzando la fattispecie del “dolo eventuale” nei confronti di qualche imputato, individuando cioè nel conducente imprudente o ubriaco-drogato la volontarietà di chi accetta consapevolmente il rischio di uccidere. Un po’ come aveva fatto la procura di Torino quando aveva accusato la ThyssenKrupp di omicidio plurimo volontario perché i suoi dirigenti non avevano fatto tutto quello che era possibile per accrescere le procedure di sicurezza: in quel caso però la sentenza delle sezioni unite della Cassazione il 24 aprile 2014 aveva riportato tutto nell’alveo dell’omicidio colposo.

Nel caso del guidatore, va detto che l’illogicità è doppia. Perché il presunto omicida volontario dovrebbe aver messo in conto anche l’ipotesi della propria morte accidentale. Resta il fatto che trattare da reato doloso un reato tipicamente colposo non è né giusto, né giuridicamente corretto.

Sarebbe bello che ogni lettore si ponesse il problema: e se capitasse a me di fare un errore? Sommessamente, sarebbe importante che il problema se lo ponesse anche il legislatore.


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11 Commenti

  1. Emanuele scrive:

    Premetto che non sono un giurista…

    A mio avviso però c’è colpa e colpa. Un discorso è guidare prudentemente rispettando le regole ed i limiti di velocità, un altro è infrangere scientemente ogni regola e mettersi alla guida ubriachi.

    A tutti può capitare un incidente, ma nel secondo caso la responsabilità deve essere maggiore e, conseguentemente, maggiore deve essere la pena.

    A fronte di una o più vite stroncate, magari giovanissime, a causa di comportamenti che tutti sappiamo essere a rischio di morte, 12 anni non mi pare un tempo enorme… Immagino poi che questi anni tra attenuanti, buona condotta, indulto, etc. Si riducano molto.

    Probabilmente si poteva ottenere gli stessi effetti con delle aggravanti specifiche, e si potrebbe discutere se fare manovra presso una curva sia grave quanto guidare drogati, ma la situazione attuale è indecente.

    D’accordissimo invece sulle pene alternative, purché siano veri percorsi di riflessione e crescita personale. Mi si permetta di dire che andare una volta a settimana in un centro anziani per 3 mesi, non mi pare permetta questo percorso.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Parlo da ignorante, però se uno è ubriaco non sa nemmeno bene quel che fa, non è “lucido”, pienamente consapevole…è sbronzo: A priori -se si sa che è un alcolista, gli si leva la patente: lo si fa girare in tram.
      Io sono prudente, non bevo, non fumo, ma mi sono trovata improvvisamente di colpo davanti all’auto gente che pareva essersi materializzata all’istante, che gli angeli mi han protetta, credetemi! E allora mi vorreste rinchiudere? Non ce la fareste, il dolore per aver ucciso involontariamente qlcuno mi spezzerebbe il cuore prima, io sono molto sensibile..E se la stessa cosa capitasse ad uno dei miei figli? No, mi pare eccessivo!, perchè cmq la parte in questo caso lesa -il pedone- egli stesso dovrebbe sapere che camminare per via è molto rischioso, si potrebbe proprio perdere la vita da un momento all’altro…Sbaglierò.

  2. Giovanni scrive:

    Ho la patente da 33 anni, ho percorso oltre 1.500.000 km senza causare o subire incidenti. Condivido che l’omicidio stradale sia frutto di una mentalità giustizialista che sta montando nel paese. A questo punto mi aspetto, però, che vengano anche sanzionati i pedoni che non attraversano sulle strisce, quelli che vanno a passeggiare in autostrada, i ciclisti che circolano di notte senza fari e senza giubbini ad alta visibilità ecc. In tema di sicurezza stradale l’orientamento è solo verso misure a costo zero (divieti, riduzione dei limiti, ecc.) o che fanno guadagnare qualcosa alle amministrazioni (aumento delle sanzioni). Poco o niente si sta facendo per migliorare la sicurezza oggettiva e la fruibilità delle strade. Molto spesso percorro strade con buche grosse come crateri e l’unico investimento dell’amministrazione è un cartello con il limite di 30.

  3. Giancastello scrive:

    Articolo molto brutto.
    L’automobile è un mezzo sicuro, ma diventa un’arma se chi l’adopera è alterato. L’omicidio stradale colpisce proprio questo. Ed è un gran bene che venga introdotto.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Signor Giancastello, mi permetta una parola. Se le capitasse di sera di trovarsi sotto l’auto un tale che non aveva nemmeno visto -ma capita!!-e quello muore, a lei potrebbe venire innanzitutto una sincope, perchè le sue intenzioni di quella sera erano tutte tranne quella di uccidere una persona..e lo ha fatto involontariamente!
      Poi, se con un principio di infarto e la ressa -ci sta- dei familiari della vittima la chiudessero dietro le sbarre, ma il suo cuore reggerebbe? E quello di sua moglie? E quello dei suoi figli? Il mio no, perchè io quella sera lì volevo solo andare -che so- in chiesa a pregare per i miei nemici! E le pare giustizia questa?. No, non va, non mi sembra giustizia. Altre pene, sì, il carcere no, no condivido. Poi lei pensa quello che vuole, ci mancherebbe! Buona giornata, grazie.

  4. Menelik scrive:

    Secondo me, questa è la conseguenza dell’aver avuto per anni giudici ipergarantisti, che hanno ridato la patente a tempo record a gente che aveva guidato da matti e avevano tirato sotto qualcuno.
    Poi con la recidiva, qualche settimana e di nuovo la patente.
    Ci sono due modi per arrivare ad un regime dittatoriale da una democrazia: o direttamente con un colpo di stato, o indirettamente invocando giustizia e fermezza dopo una democrazia corrotta dal malaffare e che ha seminato ingiustizie.
    Se ci fosse stato più equilibrio prima, ora molta gente non invocherebbe la mano dura.
    Le cose devono essere equilibrate.
    Luigi Manconi è uno di quelli che hanno dato il contributo a reclamare leggi dure, squilibrate, perché abolire il carcere, la punizione per un reato, equivale a dare un enorme potere in mano ai delinquenti, molto più di adesso.

  5. Mappo scrive:

    Mi considero garantista eppure non mi trovo d’accordo con il contenuto dell’articolo. Ci può essere pure una deriva giustizialista e ed è certo che esistano già oggi sanzioni che, se usate, potrebbero colpire la condotta in oggetto, ma è un dato di fatto che oggi chi uccide sotto l’effetto di droga o alcool o per aver disprezzato le più elementari norme di prudenza alla guida vada incontro a poco o nulla dal punto di vista penale. Vi è poi l’aspetto, che l’articolo non tratta, di due ipotesi che il diritto penale ha identificato ben prima che si ponesse la questione dell’omicidio stradale: il dolo eventuale e la colpa cosciente. Nell’articolo e in molti dei commenti sottostanti si ritiene che l’uccidere una persona a causa di un incidente dovuto all’assunzione di droga o alcool sia un reato colposo. Io non ne sono assolutamente convinto, si tratta di casi di dolo eventuale o nel migliore dei casi di colpa cosciente. Come tali quindi debbono essere equiparati ai reati dolosi tout court. Il caso citato da Susanna Rolli delle persone che si “materializzano” all’improvviso davanti alla sua macchina non ricade certamente nell’ipotesi del dolo eventuale, quindi stia tranquilla, nè carcere né crepacuore per lei, anzi probabilmente sarebbe lei a poter richiedere i danni eventualmente cagionati alla sua autovettura. Ben diverso è il caso della persona che assume droga o alcool e poi si mette alla guida. E’ la persona stessa che nell’ubriacarsi o nel drogarsi ha accettato l’eventualità che qualunque cosa debba discendere da questa sua libera scelta gli venga addebitata come fatto voluto e quindi doloso. L’essere drogato o ubriaco non è certo un’attenuante della condotta, ma anzi un’aggravante. Come è un fatto doloso e non certo colposo quando poche settimane fa tre zingari (scusate, ma per principio mi rifiuto di usare il termine politicamente corretto di rom) per sfuggire alla polizia che li inseguiva non si sono fatte problema di guidare per le strade di Roma a 170 km orari travolgendo una decina di persone, causandono la morte di una di queste e il ferimento più o meno grave delle altre.
    L’articol si chiude con una domanda: “..e se capitasse a me di commettere un errore del genere?” E proprio qui l’errore: qualificare il fatto come un errore. Francamente guidare in maniera criminale per sfuggire all’arresto o guidare in condizioni pesantemente e volontariamente menomate tutto si può definire tranne che commettere un errore. Se accadesse a me, nella misura in cui permanesse ancora in me un minimo di dignità, non potrei che prendermela che con me stesso non certo con il clima giustizialista o con il destino cinico e baro.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Chiarito tutto, Mappo, bravissimo, sembri un avvocato (forse lo sei). Però ti dico che gli italiani da tempo hanno perso la fiducia pure nella giustizia, che dovrebbe essere uguale per tutti.Vado un poco fuori tema, ma voglio dirlo.
      Non si possono sentire notizie del tipo “lui ha ucciso lei” e poco tempo dopo dileguossi…Ogni tanto si sente dire che “uccide l’amante, ma in precedenza aveva già ucciso moglie e in periodo adolescenziale il compagno di classe..” Così non c’è serietà, non vale!

      • Mappo scrive:

        Ciao Susanna, non sono un avvocato, mi sono solo laureato in giurisprudenza 25 anni fa, ma la passione su certe tematiche mi è sempre rimasta addosso. Pienamente d’accordo con te sulle tue considerazioni sulla giustizia.

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