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Quando il Giro in televisione faceva scoprire l’Italia agli italiani

maggio 20, 2017 Walter Veltroni

Il ciclismo, ancora in quegli anni, era fatica, sudore. Era epico, come una sfida dell’uomo con il suo limite

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Se si ha lo spirito dell’esploratore o dello speleologo si possono trovare, nelle giornate televisive, delle cose davvero speciali. Cose inattese, fuori dal rumore delle grida dei partecipanti ai dibattiti, fuori dal sangue e dal nero che gronda dal teleschermo, dall’odio e dalla frivola inutilità che occupano ore degli occhi degli spettatori. Si possono trovare programmi pieni di stimoli e di profondità cercando su Sky Arte, sui canali di History o di Discovery e molto, ovviamente, su Rai Storia. Ma, frugando frugando, si trovano perle anche in mari nei quali sono meno attese. Su RaiSport è andato recentemente in onda un programma sul Giro d’Italia di Auro Bulbarelli, uno dei cronisti sportivi del servizio pubblico che ha ereditato la sapienza della vecchia scuola, che sa riconoscere i gregari dalla pedalata, che ha dentro di sé la storia di quella magnifica epopea che è il ciclismo.

Bulbarelli ha scovato dei vecchi filmati a colori dei primi anni Sessanta, immagini emozionanti. Il ciclismo, ancora in quegli anni, era fatica, sudore. Era epico, come una sfida dell’uomo con il suo limite. Le strade dell’Italia di quegli anni, un quindicennio dopo la fine della guerra, non smettevano di essere sterrate, le discese erano davvero “ardite” e le “risalite” erano bestiali.

Un paese carico di energia
Ci sono, nelle bobine girate da Carlo Pozzi, le sequenze delle tappe di montagna più drammatiche, quando i corridori arrivavano in cima e svenivano dalla fatica. Il ciclismo, in televisione, ha fatto scoprire l’Italia agli italiani. Allora si viaggiava poco: per andare da Roma a Milano, in treno, ci volevano almeno sette ore. L’Autostrada del sole era attesa, ci si stava lavorando alacremente, ma le strade principali erano ancora quelle disegnate dai romani.

Tutto era faticoso, difficile, povero. Ma i colori dei filmati che risorgono da qualche polveroso baule ci restituiscono l’immagine di un paese carico di energia e speranza. Il contrario dell’odio che genera passività e della paura che produce odio.

Foto Ansa

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