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Quando a chiedere il pizzo sono i sindacalisti. Tre arresti a Salerno: ricattavano un imprenditore

ottobre 29, 2013 Chiara Rizzo

Lavoravano per Uil e Cgil e minacciavano il capo d’azienda di bloccare la produzione per fargli perdere le commesse. Dopo aver intascato 8 mila euro sono stati arrestati mentre intascavano la terza tranche di denaro

Sono stati arrestati in flagranza di reato tre sindacalisti di Salerno che hanno chiesto per molto tempo il pizzo a un imprenditore locale, minacciandolo di convocare scioperi. Ieri il nucleo investigativo del Reparto operativo di Salerno ha arrestato Antonio Masi (Uilcom-Uil) e Mario Ronca (Slc-Cgil) proprio mentre stavano per intascare l’ennesima tranche di denaro da parte dell’imprenditore vessato. In un secondo momento è stato poi fermato anche il terzo complice, Pasquale Tortora, ex dirigente sindacale tuttora attivo per la Uilcom-Uil.

IL RICATTO. Le indagini sui tre sindacalisti sono partite proprio dalla denuncia dell’imprenditore, operante nella produzione di etichette e stampati con oltre 50 dipendenti. L’uomo si trova in una grave situazione di crisi economica da tempo, ma era sotto il ricatto dei tre sindacalisti che si sono sempre fatti scudo della loro capacità di provocare scioperi delle maestranze e hanno anche minacciato l’industriale di fargli saltare in questo modo le commesse, con ulteriori gravi danni per l’azienda. L’imprenditore ha iniziato a pagarli dallo scorso maggio: 5 mila euro la prima volta, altri 3 mila euro proprio all’inizio del mese di ottobre.

L’ARRESTO DEI SINDACALISTI. Il 16 ottobre, i tre sindacalisti sono tornati a battere cassa, prospettando all’imprenditore nuove possibili agitazioni in vista della discussione sul rinnovo della cassa integrazione per l’azienda. A questo punto è partita la denuncia e i carabinieri hanno organizzato la trappola: ieri Masi e Ronca sono stati arrestati in un distributore di benzina, dove avevano dato appuntamento all’industriale, mentre ritiravano la nuova tangente da 3 mila euro.
Oggi la segreteria provinciale della Cgil, insieme a quella nazionale, ha decretato l’espulsione di Ronca e comunicato la decisione di costituirsi parte civile al futuro processo, per i danni causati all’immagine del sindacato: paradossalmente proprio stamattina e dopo l’arresto i dipendenti dell’azienda hanno deciso di scioperare ugualmente, come deciso da tempo, perché da due mesi non percepiscono stipendi.

I PRECEDENTI. Non è la prima volta che succede in Campania. Lo scorso 14 febbraio il gip del tribunale di Santa Maria Capua a Vetere ha disposto il sequestro preventivo di 860 mila euro all’ex sindacalista della Fiom di Caserta Angelo Spena, anche lui arrestato per un’estorsione ai danni di un imprenditore locale: tra i beni di lusso acquistati dal sindacalista e poi sequestratigli anche 9 orologi di grande valore, compresi 6 Rolex, un Bulgari, un Pierre Bonnet e un Cartier in oro.
In provincia di Salerno, nel 2008, sono stati arrestati anche due sindacalisti collegati allo scandalo di Fosso Imperatore (un polo industriale realizzato con la truffa di fondi pubblici): i due avevano ottenuto decine di migliaia di euro da alcuni imprenditori proprio con la minaccia di scioperi degli operai.

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1 Commenti

  1. Mal comune, mezzo gaudio? No! Nel Sindacato, queste cose non devono succedere. In nessuno parte d’Italia. Ne al sud, ne al centro ed al nord . Ove, malauguratamente, si dovessero verificare fatti illegali dovrà essere il gruppo dirigente, per primo a denunciarlo.

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