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Quali gambe di gioventù ci vuoi raddrizzare con le paternali boldriniste?

aprile 2, 2017 Luigi Amicone

Da cinquant’anni la scuola italiana è il più grande imbroglio di uno Stato imbroglione, trasmettitore di chiacchiere e distintivi a generazioni di ragazzi

scuola

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Abbasso tutti e viva il marchesato del Grillo. Andrà così. Per sbollire un ventennio di fantastico piripacchio mediatico-giudiziario e farci un altro po’ di “decrescita felice” ci sorbiremo un favoloso piripicchio di Fronte dell’Uomo Qualunque. Un bel balzo all’indietro. Anno 1946. Quando il Fuq conquistava Roma, come nel 2016 la Raggi il Campidoglio. E la Sicilia. Come succederà ai Cinquestelle lusso, quotati al 40 per cento nel regno nullistantimafioso di madonna Lgbt Rosario Crocetta. Però, i Miguel Bosé del ’56 e dintorni giurano che “no pasarán”. Sperèm. Ma adesso lascio ad altri il Miguel Parisi e sottometto islamicamente il capo alla spada di una memoria personalissima.

Dunque, Milano. ITT Ettore Molinari. Anno scolastico 1971-1972. Non ho ancora 16 anni. Sono una mammoletta. Classe seconda, sezione T. Proto ciellino (Cl nascerà il 31 marzo 1973, Milano, Palalido e taroccheremo la firma dei genitori sul libretto, così: “Assente autorizzato per partecipazione al convegno di Comunione e Liberazione”). Recito in uno scantinato con una ventina di amici le preghiere del mattino. Ma passa e ripassa pure di lì il “corteo antifascista”. Eccoli. «Più croci e più leoni per i servi dei padroni!». Arieccoli. «Satana, Lucifero, Belzebù, Paolo VI il diavolo sei tu!». Ci guida la diciottene Gisella Corsico. Futura segretaria di don Giussani. Presenzia Franco Fierotti. Ventenne tecnico di laboratorio. Proprietario di una Autobianchi A112 color senape che ci porta ogni fine settimana in Grigna. Fierotti, che sulla montagna troverà la morte. E che in quegli anni discuteva con noi di “cultura”. Ci spingeva a intervenire in assemblea a nome della “comunità cristiana”. Preparava con noi le mozioni che sarebbero state sconfitte 1.800 a 50 in aula magna.

Tra i miei insegnanti c’è un certo Eugenio Stocchi. Numero primo della chimica italiana. Tra i miei compagni di classe, solo proletariato urbano. Felisi, anarco pescatore; Catozzi, teppa di quartiere; Angione, Fgci (ritrovato in Consiglio comunale 2016); Caramatti, secchione figlio di operai che si convertirà alla borghesia extraparlamentare e morirà di overdose; Serioli, lanciatore di banchi; Federico Calia, il primo e ultimo arresto in classe che ho visto in vita mia (aveva rifiutato la sospensione di un anno da tutte le scuole d’Italia). Dell’altra sporca trentina, tanta roba. I migliori barbari del postsessantotto di periferia (eccetto i pendolari brianzoli). Pochi discorsi. Tanti frizzi. Primatista indiscusso, Galimberti. Un’infilata di tre, zero in chimica e quattro in condotta. Incisi a lettere nere sulla pagella. Il sottoscritto? Solo un 7, in condotta. Ma posso vantarmi. Neanche una canna in vita mia. Neanche un’aggressione bullista. Neanche una studentessa denudata, palpeggiata e “pitturinata” col pennarello indelebile (un centinaio di studenti verranno denunciati durante una carnevalata selvaggia, non so se ci capitò una Boldrini).

Con la scusa di giustiziare
I qualunquisti, quelli che oggi definiremmo genericamente “grillini”, profittavano dello sfascio inventando facezie. Tipo, sabbia nei serbatoi delle auto dei prof antipatici. Il morto ci scappa nel 1975. È Sergio Ramelli. L’unico studente del Molinari che partecipa ai funerali è il ciellino De Toma. Insegnanti? Neanche uno. Perché? Perché Ramelli aveva 18 anni “fascisti”. E questo era Prestipino: «Hai davanti due strade: il Beccaria o la bocciatura. Ma sei mai venuto a scuola, Amicone?». Sbagliato, preside. Non ho saltato un’ora di cagnara. Don Canetta volava dalla finestra per evitare il “pitturino”e sotto i banchi pendulava la grigia spranga (e magari anche il sodio metallico, che a contatto con l’acqua fa giocare all’incendiario).

Perché racconto queste antichità nel bel mezzo di tragedie bulliste, sessiste, populiste, e non vorrei che mancasse l’aggettivo “choc”, come è stato scritto a vagonate per l’orrenda lista dell’est della Perego? Perché, primo, Parliamone sabato e facciamo un bel confronto tra ieri e oggi. Secondo, perché con le paternali donciottiste e boldriniste quali gambe di gioventù ci vuoi raddrizzare? Da cinquant’anni la scuola italiana è il più grande imbroglio di uno Stato imbroglione, trasmettitore di chiacchiere e distintivi a generazioni di ragazzi. Così, nel divieto della libertà di scuola e di una sana esperienza di vita, idealità, sacrificio, autorità, gerarchia, continua a vigere il regime dei buoni sentimenti e aria fritta. Con gente che cerca voti alla maniera antiparlamentare. E gente che li spalleggia con la scusa di giustiziare. (Parentesi. Ho lavoricchiato con Le Iene per una trasmissione immaginata da Pier Silvio Berlusconi e mai andata in onda. Invece del sodio metallico usano la telecamera). E questo sarebbe il Sole dell’avvenire? Mentre i cattivi sanno quel che vogliono (sottometterci al prezzo della vita) noi piripicchiamo tra gli abbasso tutti e i viva il Marchese del Grillo. Vabbè. «Io so’ io, e voi se non siete d’accordo fatevi un altro partito».

Foto Ansa

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