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Qualche domanda (un po’ impertinente) sulla scuola di Renzi, affinché le buone intenzioni non rimangano sulla carta

settembre 4, 2014 Redazione

Tutte apprezzabili le idee prospettate dal “Rapporto”. Ma qualcosa sui tempi, le coperture e le assunzioni non convince. Ecco gli interrogativi e le perplessità

Pubblichiamo il comunicato di Disal (Dirigenti scuole autonome e libere) – Nella premessa del Rapporto governativo sulla scuola sembra di intravvedere l’ispirazione di tutta la revisione renziana:  “… dare al Paese una Buona Scuola significa dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione… Un meccanismo che si alimenti con l’energia di nuove generazioni di cittadini, istruiti e pronti a rifare l’Italia, cam­biare l’Europa, affrontare il mondo”. Se questo significa la preoccupazione, condivisibile, di rimettere in movimento la lenta ‘macchina’ scolastica nazionale per adeguarla ai tempi ed alle attese del Paese, non si possono se non apprezzare tali ‘buone’ intenzioni.

Si leggono poi nel libro, tra le altre, soluzioni che riecheggiano:

  • logiche meramente occupazionali: “lanciamo un piano straordinario per assumere a set­tembre 2015 qua­si 150 mila docen­ti: tutti i precari storici e tutti i vincitori e gli idonei dell’ultimo concorso” senza esprimere i criteri di tali assunzioni;
  • logiche di incremento della spesa pubblica: uno sforzo economico notevole che non indica però le fonti di tale spesa.

Un ‘Rapporto’ che si presenta come un libro bianco da sottoporre alla consultazione sociale (procedura, ahimè, già vista con altri governi) esige però indicazioni chiare ed operative che, per ora, non sembrano espresse: le risorse sono da reperire nella prossima legge finanziaria; i provvedimenti normativi non sembrano prevedibili prima del 2015. Con tempi quindi che non appaiono certo… urgenti.

In attesa di una analisi più attenta e dettagliata e limitandoci per ora a quanto si ricava da una lettura sintetica, occorre innanzitutto riconoscere che i temi sono sicuramente decisivi (stabilità dei docenti, rapporto scuola-lavoro, gestione della scuola, dirigenza scolastica). Restano tuttavia molte domande aperte e alcune perplessità:

1 –  assunzioni

  • come è possibile un impegno di assunzione di 150 mila persone senza indicare nulla sulle risorse necessarie?
  • come si può, per affrontare il problema delle supplenze, parlare di organico funzionale delle scuole, cioè dell’aumento del 10 per cento della spesa attuale, quando finora abbiamo sentito solo parlare di tagli e di “senza onere”? Magari avvenisse davvero quell’aumento!

2 –  rapporto tra scuola e lavoro

  • quale modello tedesco si intende utilizzare se quello vero prevede la doppia frequenza, a partire dai 14 anni, della scuola e del lavoro in azienda? Di questo non si legge nulla nel Rapporto;
  • come si può parlare di “aumento di ore in azienda” per gli studenti degli Istituti Professionali e Tecnici (escludendo quindi i Licei) con un passaggio da “100 a 200 ore annuali” di stage in azienda, quando questi numeri sono molto lontani dai modelli tedesco e francese a cui si dice volersi ispirare?

3 – governo delle scuole

  • quale riforma degli organi collegiali si vuole fare? Speriamo non certo quella approvata dall’ultima legislatura che comportava un affossamento dell’autonomia scolastica;
  • prevedendo di formare i futuri dirigenti scolastici e di reclutarli nel prossimo concorso attraverso la nuova Scuola della P.A. (tutta da costituire) non si conduce la funzione del preside ad una “managerialità” tutta amministrativa e burocratica, invece che preparare – come servirebbe per una scuola che si vorrebbe ‘buona’  –  persone  competenti soprattutto nelle relazioni e nella progettazione pedagogico-didattica e direttive da formare?

Si tratta solo di domane, solo nell’interesse che le… buone intenzioni non restino… sulla carta, ma abbiano le gambe per camminare e diventino reali in tutto il Paese’.

I presidi di DiSAL sono sempre stati disponibili a collaborare e costruire, purché si esca dal rischio di un libro dei sogni e si vedano presto le gambe per camminare e le mani per operare.

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