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«Putin a Milano? Sarebbe un buon segno. Lo spostamento della Russia verso est è una sciagura per l’Europa e l’Italia»

settembre 25, 2014 Francesco Amicone

Putin annuncia la sua presenza all’Asia-Europe Meeting. Intervista a Rosario Alessandrello (Camera di commercio italo-russa), che ci spera: «Le sanzioni incrociate rischiano di affondare le nostre imprese. A vantaggio di Cina e India»

Secondo fonti della presidenza italiana del Consiglio Ue, citate dall’agenzia Adnkronos, Vladimir Putin sarà a Milano, a metà ottobre, per partecipare all’Asia-Europe meeting. Il presidente russo sostituirebbe al summit euro-asiatico il premier Dmitri Medvedev. La mossa a sorpresa di Putin, se confermata, potrebbe rappresentare un tentativo da parte russa di allentare la tensione con l’Europa. Almeno la pensa così Rosario Alessandrello, presidente della Camera di commercio italo-russa.  A tempi.it, Alessandrello spiega che «la presenza del presidente russo a Milano sarebbe un buon segno». Confermerebbe il tentativo russo di trovare una via di uscita diplomatica alla crisi ucraina e alla guerra economica fra Occidente e Russia, portata avanti da mesi a colpi di (dolorose) sanzioni reciproche.

Alessandrello, non è un po’ troppo ottimista? Le sanzioni non si sono fermate nemmeno dopo la tregua del 5 settembre fra ribelli russofoni e governo ucraino.
Ucraina e Russia, per ora, stanno portando avanti gli accordi. Entro la fine di ottobre ci sarà una prima verifica delle condizioni. Se gli accordi saranno tali da dimostrare un miglioramento del rapporto fra i due paesi, si potrebbe ridiscutere la politica delle sanzioni. Sono fiducioso. Di certo non aiuta nessuno la mancanza di diplomazia che ha caratterizzato la crisi, e il cui esito è stato il tentativo europeo e americano di danneggiare l’economia russa per far tornare Mosca “a miti consigli”, e la contromisura russa contro gli importatori ucraini ed europei. Le sanzioni reciproche stanno creando molti danni alla nostra e alla loro economia.

Dopo il blocco delle importazioni agro-alimentari europee da parte della Russia, alcuni contadini bretoni hanno dato fuoco a una sede dell’agenzia delle entrate francese. In Italia, per ora, non è accaduto nulla. La situazione qui è meno grave?
La situazione in Italia è grave, specialmente per le aziende che esportano in Russia beni di consumo. Il boicottaggio russo nei confronti dell’Europa, anzi, colpisce soprattutto l’Italia, dove ad esportare in Russia sono soprattutto le piccole e medie imprese. I danni sono stati immediati e verificabili nei mesi scorsi, specialmente nel settore agro-alimentare. Faccio solo un esempio: la Russia è il primo mercato italiano per l’uva da tavola. La vendita, dopo l’embargo, è crollata del 50 per cento. Per i pomodori la situazione è simile. Le sanzioni stanno colpendo la nostra agroindustria specializzata: ortaggi, prodotti freschi, formaggi. I danni diretti sono ingenti. Ma ci sono anche danni indiretti.

Quali?
A Mosca, ci sono oltre 100 ristoranti italiani, qualificati come tali perché usano cibi italiani: parmigiano, mozzarella, vino, olio. Ora che non possono più accedervi, rischiano di andare in rovina.

Quali altri settori sono stati colpiti dalle sanzioni incrociate russo-europee?
Si segnalano danni in tutto il comparto degli esportatori di prodotti di consumo. Anche il settore del tessile è stato molto penalizzato. Tra qualche mese lo saranno anche le aziende tecnologiche, che dopo le ultime sanzioni europee non possono più esportare in Russia macchinari per l’estrazione di gas e petrolio.

L’economia russa ha la capacità di resistere più a lungo dell’Europa alle sanzioni?
La Russia sta sostituendo i nostri prodotti con beni equivalenti di altre nazioni. Cina e India su tutti. Certo, è costretta a rinunciare alla qualità dei nostri prodotti, alle innovazioni occidentali, ma subirà pochi danni nel breve periodo. L’Occidente ha tentato di ottenere ripercussioni immediate sull’economia russa, colpendo la parte finanziaria, vietando le linee di credito occidentali alle banche russe, e impedendo loro di operare in dollari e in euro. Così facendo, la Cina ha subito offerto alla Russia di operare con la moneta cinese, e l’India anche. Questo incentiva la Russia a rivolgersi a quei mercati. Per l’Europa e per l’Italia, però, lo spostamento verso est della Russia sarebbe una sciagura.

Nemmeno Israele ha aderito alle sanzioni contro la Russia (anzi, ha bloccato la vendita di armi all’Ucraina). In una intervista all’agenzia Ria Novosti il ministro dell’Agricoltura Yair Shamir ha affermato di voler triplicare le esportazioni agricole del suo paese. Di fronte a questi fatti come dovrebbe comportarsi la diplomazia europea?
Scendere a patti. La Russia non cederà mai a una presenza della Nato in Ucraina, ma non si opporrebbe a un accordo politico tra Europa e Ucraina, se si rispettassero alcuni princìpi già attuati in tutti i paesi del mondo occidentale, compresa l’Italia: assicurare alle regioni russofone ucraine il bilinguismo e una larga autonomia regionale.

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4 Commenti

  1. Raider scrive:

    Putin è un leader che dovrebbe essere nostro interlocutore in tutte le situazioni di crisi e nostro partner commerciale. Vogliono metterlo all’angolo perché nella cabina di regia e di comando non c’è più posto. E mentre dicono di battersi per l’autodeterminazione dei popoli – di cui ai potenti della Terra non importa un fico secco, che sono solo un impaccio con la democrazia sempre in mezzo ai piedi, mentre sotto i loro piedi vorrebbero i popoli -, come hanno permesso in Kosovo ai musulmani, gli amministratori unici/univoci non delegati del mondo, gli onusiani e eurocrati cari alla Boldrini, loro creatura, negano lo stesso diritto alle regioni russofone dell’Est. E non avendo di che accusarlo, accusano Putin di essere un dittatore perché rifiuta di imporre ai Russi matrimoni gay e adozioni gay e la promozione del gender, che non ci sono neppure da noi, per il momento, ma che contano di introdurre in Italia bypassando la volontà popolare con leggi alla Scalfar8 e la sottrazione di minori alle famiglie per affidarli alle cure di pedagoghi, direttori di coscienza e maestrine dalla penna rossa che li educhino all’omosessualità.
    Quindi, Putin, più che andare a Milano, dovrebbe andare a Roma e restarci al posto di Renzi e di tutti gli altri yesmen del Pensiero Unico.

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