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Professione disintruppato

ottobre 17, 2016 Caterina Giojelli

Luca Bizzarri, o dell’ardua impresa di far ridere in questo paese «che ha conquistato il diritto di smettere di ridere» (e crocifigge il salame)

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Stimolato dalla vostra indignazione Luca Bizzarri aggiorna su Facebook il suo Vademecum per le battute 2016/2017: «Su Maometto e il deretano sì, sul terremoto no, su sordo sì su cieco no, su morto sì ma non subito, dopo un po’ (a morto freddo, ndr), su strage anche lì dopo un po’, su Papa sì, su Salvini sì ma sono come le parole crociate facilitate, su Brunetta e Berlusconi sì ma non fai più ridere, su Grillo no, su Raggi ni, su M5S in generale meglio di no se vuoi un pomeriggio sereno, su Renzi sì, anzi devi andar giù pesante se no sei leccaculo, su Boschi sì ma solo su testa niente cosce, su cicciottelle no ma, attenzione, su cicciottello sì, su etero sì, su gay sei omofobo fai schifo vergogna. Su onnivoro sì, su vegano no, su salame ti bloccano il Facebook». C’è poco da ridere se oggi hai da esprimere il tuo talento nell’arte appunto di far ridere: «Come si fa ad essere politicamente corretti e fare il mio mestiere oggi? Non si può. O l’una o l’altra: se una cosa mi fa ridere la faccio, se devo cominciare a chiedermi se è politicamente corretta lascio perdere».

Comico, attore, metà barbuta di “Luca&Paolo” (il duo ex Iene, ex co-conduttori di Sanremo oggi a Colorado, al timone di Striscia la notizia e che in primavera rivedremo nella fiction Immaturi), Bizzarri è preso di mira qualunque cosa scriva. E, sia chiaro, quello che scrive o dice è contundente, fastidioso, esagerato. Perché alla gag, in fondo, qualcosa devi concedere se vuoi strappare non uno sbadiglio ma una risata. Come quando «a Camera Café la Littizzetto si fingeva incinta di ogni collega chiedendo assegni in cambio di silenzio, o quando per vincere una gara abbiamo fregato le gambe ad Alex Zanardi», racconta a Tempi. «Pensate se tutti avessero avuto Twitter quando abbiamo fatto la parodia di Bin Laden poco dopo la caduta delle Torri Gemelle. Bin Laden allora sì, ma oggi i gay no, i ciechi no, bassi e cicciottelle no e via dicendo, passano gli anni e invece di fare la guerra ai tabù ne inventiamo di nuovi».

E siccome a Bizzarri i golfini taglia unica del politicamente corretto vanno strettissimi, indossati i panni del co-conduttore di Morandi la sera inaugurale di Sanremo 2011 intona insieme a Paolo Ti sputtanerò (rivisitazione satirica del brano In amore proprio di Morandi) sulle vicende di Fini e Berlusconi, dalla casa di Montecarlo al Rubygate: alé, sono comunisti, plaude il web e tanta stampa contenti di ascoltare le voci veramente fuori dal coro nella Rai di Mauro Masi, salvo trovarsi ad assistere, la sera successiva, a una parodia di Santoro e Saviano: è la par condicio, bellezza, scrivono in tanti a denti stretti. La verità è che quei due disintruppati fanno dannatamente ridere e che ai due faccia sempre ridere la censura quando presenta il conto del mainstream: «Torniamo a Sanremo portando uno sketch sulle grane matrimoniali vissute come grandi conquiste da due gay, e chi si arrabbia? I gay».

Il tifo al primo posto
Qualcuno capisce che oggetto della satira è il matrimonio qualcun altro no e ne fa spunto di polemica a favor di telecamere: banalizzano «una battaglia che coinvolge un’intera comunità in tutta Europa e la storia dei diritti civili», tuona Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center, e allora capisci che c’è del genio profetico in quella battuta dello sketch «basta ridere: abbiamo conquistato il diritto di smettere di ridere». «Mi piace scrivere testi divisivi, qualcosa che so di dover difendere, ed è inevitabile in un paese che non mette la logica ma il tifo al primo posto. Se fai satira su Renzi, allora sei grillino, se fai satira su Grillo, allora sei renziano, e pure un leccaculo. Comunque la metti gli ultras dell’opinione pubblica devono connotarti».

Per esempio c’è un meme che gira in rete, dedicato al duo di Camera Café: Paolo Kessisoglu che tracanna dalla fiaschetta con la scritta «Ignorante, razzista, omofobo, alcolista, tradisce la moglie con le rumene. Ma ha anche dei difetti. L’amico comunista, per dirne uno» e «oh, a me ha fatto ridere», commenta Bizzarri. «Così come mi faceva ridere l’hashtag #liberosalameinliberostato che insieme alla mia foto abbracciato a un salame in solidarietà al “compagno Cruciani” attaccato dai vegani mi è costato il blocco del profilo Facebook». Dove puoi «fotografarti le tette senza i capezzoli, recuperare Stalin, condividere simpatie naziste», ma se pubblichi una foto con un salame in braccio te la tolgono perché in questo paese che ha conquistato il diritto di smettere di ridere il salame «non rispetta gli standard di comunità».

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