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Processo Mediaset. Il “socio occulto”: «Nessun patto con Berlusconi. Io mai interrogato dai pm»

settembre 13, 2013 Redazione

La versione di Frank Agrama, intermediario dei diritti tv Paramount e condannato come complice del Cavaliere nella frode fiscale, contrasta con le ricostruzioni emerse dal processo. Non fu mai ascoltato

Silvio Berlusconi sarà, forse, espulso dal Parlamento mercoledì prossimo. In attesa del voto della Giunta per le elezioni, non si ferma però il lavoro dei suoi legali. Un nuovo documento, rivela Libero, farà parte del faldone per la richiesta di revisione del processo “diritti Mediaset” (nel quale Berlusconi ha subìto una condanna definitiva per frode fiscale), che nelle prossime settimane potrebbe essere presentata al Tribunale di Brescia.

LE NUOVE PROVE. Ieri Libero ha pubblicato alcune dichiarazioni di Frank Agrama, condannato a tre anni in quanto presunto “socio occulto” di Berlusconi nella frode fiscale, rese nel 2011 dagli Stati Uniti agli avvocati del Cavaliere. Le parole di Agrama, intermediario di diritti televisivi per più di trent’anni, contraddicono l’ipotesi accusatoria nel processo milanese, che vuole Berlusconi e Agrama complici di frode fiscale, e si sommano alle cosiddette “carte svizzere” pubblicate per la prima volta in Italia da tempi.it, che documentano come anche il ramo italiofono della tv di Stato elvetica pagò Agrama in quanto intermediario reale della Paramount e rendono note le conclusioni a cui giunse il giudice federale Prisca Fischer, che definì il processo “diritti Mediaset” – riporta Il Giornale – «ambiguo se non equivoco, più civilistico che penale».

650 CLIENTI. Agrama fece affari con ben 650 clienti in tutto il mondo, non solo con Mediaset, spiega l’imprenditore stesso ai legali di Berlusconi. «Né io né le mie società abbiamo mai concluso un accordo in esclusiva con il gruppo Fininvest-Mediaset» prosegue. «Il mio gruppo trattava Fininvest-Mediaset come una parte terza e indipendente, come tutti gli altri 650 acquirenti che compravano da noi». E aggiunge: «Ho venduto e continuato a vendere a lungo anche alla Rai e a molte altre emittenti italiane». Agrama afferma di non aver mai concesso diritti in esclusiva a nessuno, nemmeno a Berlusconi. Come avviene in qualsiasi asta, «chi pagava il prezzo giusto si procurava il film», spiega Agrama.

NESSUNA RELAZIONE. «Non ho mai ricevuto alcuno stipendio dal gruppo Fininvest-Mediaset», dice l’intermediario americano. Le società della famiglia Berlusconi non ha «mai posseduto alcuna parte o quota che sia del gruppo della società» di Agrama. Inoltre non c’è nessuna firma su alcun conto in nessuna parte del mondo che possa mettere in relazione Berlusconi con Agrama e con qualsiasi delle sue società. Il pm Fabio De Pasquale ha visionato «tutti i conti bancari» dei suoi gruppi, spiega Agrama, «in Svizzera, negli Stati Uniti, a Hong Kong e in Irlanda, senza trovare nessuna firma del signor Berlusconi».

NESSUNA PROVA. L’uomo ormai ottantenne accusato di essere socio occulto del Cavaliere (ovvero di gonfiare artatamente per conto di quest’ultimo i prezzi dei diritti tv venduti a Mediaset, per fare così il “nero” frodando il fisco), ricorda che i magistrati di Milano «dopo tutte le indagini e i procedimenti» avviati «nel corso degli ultimi sette anni o più», non «hanno trovato assolutamente niente che provi che io detenga o abbia mai detenuto alcuna somma di denaro per Berlusconi». Se l’avessero trovata, spiega, «l’avremmo letto sulle prime pagine dei giornali italiani». Inoltre dalla documentazione di cui è in possesso la Procura di Milano «non risulta né un assegno né un bonifico diretto a Berlusconi o alla sua famiglia». Fra l’altro Agrama rivela che il pm De Pasquale sia andato a chiedere a tutti i vertici della Paramount se c’era un accordo fra Agrama e Berlusconi. Benché tutti, ricorda Agrama, gli dissero che non c’era alcun accordo fra Berlusconi e Agrama, De Pasquale andò avanti per la sua strada, denuncia l’imprenditore americano

MAI INTERROGATO. «Non sono mai stato interrogato dai pm», lamenta l’imprenditore americano. E questo benché i suoi avvocati lo avessero «più volte domandato attraverso il dipartimento di Giustizia e lo avessero chiesto anche i procuratori distrettuali americani». «Loro erano pronti a farlo, ma il signor dottor Fabio De Pasquale non è mai venuto a interrogarmi». Nonostante il pm De Pasquale si sia recato molte volte a Los Angeles, denuncia Agrama, non ha mai voluto sentirlo. Eppure anche alla Paramount, spiega Agrama, gli dissero che non sapevano nulla di un accordo tra il proprio mediatore in Italia e l’ex presidente del Consiglio.

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1 Commenti

  1. Immanuel says:

    Se le cose sono cosi’ semplici, nel senso che Agrama vendeva a Mediaset i diritti al prezzo reale, non capisco perché era necessario ricorrere a un intrico di società sparse nei vari paradisi fiscali.

    Se le cose sono cosi’ semplici non capisco come dei giudici in tre gradi di giudizio abbiano potuto inventarsi tutto.

    Mi piacerebbe capire i fatti, ma questo articolo evidenzia solo un particolare, tralasciando completamente il quadro generale.

    Riporta il Corriere, che “dall’ottobre 2005 a oggi” la Svizzera mantiene “sotto sequestro (al netto di 15 milioni restituiti nel tempo) ben 130 milioni di dollari della società di Agrama al centro dei processi italiani a lui e a Berlusconi”.

    Quindi anche in Svizzera le cose risultano non proprio chiare, se quello che il Corriere dice é un fatto.

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