di Aldo Trento
Possiamo non scappare dalla realtà
Il problema della droga colpisce non solo l’Europa, ma anche il Paraguay. Per questo, dopo aver letto un editoriale del quotidiano Ultima Hora del mio paese, dal titolo “Senza la promozione umana, le droghe continueranno a causare gravi danni ai giovani”, sento la necessità di prendere sul serio questa provocazione.
In questo articolo si afferma che, secondo Senad (Segreteria Nazionale antidroga), quest’anno il consumo di droga tra i giovani è tre volte superiore rispetto allo scorso anno. I destinatari in genere sono giovani poveri materialmente, ma soprattutto spiritualmente. Non hanno né speranza né opportunità e, attraverso la droga, cercano l’evasione dal mondo. Il giornalista conclude che, per combattere questo fenomeno, non bisogna solo perseguire gli spacciatori, ma piuttosto, il governo dovrebbe cercare di istituire, nelle aree più povere del paese, programmi sociali guidati da genitori, educatori, Chiesa, Club o partiti politici, al fine di aiutare i ragazzi a sentirsi utili e accettati dai loro coetanei, in modo che possano uscire dal tunnel della droga.
A mio parere, questo piano sociale convince molto teoricamente, ma è del tutto ideologico. Cos’è l’ideologia? Cercare di applicare il tuo pensiero alla realtà, ma lasciando da parte un piccolo dettaglio: che per quanto sia moralmente giusto, non la rispecchia, non parte dalla realtà stessa, né dai fattori racchiusi in essa, ma da una pura astrazione.
Il vero punto di partenza, la vera domanda da cui partire è: perché i giovani si drogano? È un fenomeno che non ha a che vedere soltanto con il Paraguay, ma col mondo intero. In Europa, più che i poveri (che non possono permettersi la droga a causa dei costi ancora troppo elevati) sono per la maggior parte i figli dei ricchi quelli che cadono in questa dipendenza. Allora il problema non è solo l’emarginazione o la povertà materiale, ma (come un po’ l’autore di questo articolo ha intuito) il problema è anche e soprattutto spirituale.
Allora ripongo la mia domanda: perché i giovani si drogano? Parto dalla testimonianza di un ragazzo che vive nella nostra comunità, nel tentativo di guarire da una grave depressione che lo ha colpito.
padretrento@rieder.net.py
Non ho mai preso droghe, ma la chiesi più di una volta (in un periodo difficile della mia vita, quando avevo appena 15 anni) a un mio compagno spacciatore, fortunatamente senza riuscirci. Cosa mi portava a chiederla? Volevo sopprimere questa insoddisfazione, questo desiderio di felicità che ognuno si trova dentro. Perché non trovavo una possibilità che mi corrispondesse tra ciò che avevo nel cuore e le proposte degli adulti. Cresceva in me sempre di più la noia, la ribellione e ripetevo a me stesso: «Non basta, non basta. Quello che dici non basta, non mi interessa». Tutti predicavano un cammino fatto di regole, moralmente giustissimo per raggiungere una posizione di benessere sociale e spirituale, ma mancava qualcosa. Come dice Julián Carrón, successore di don Giussani: «Manca l’umano». Manca una proposta umana, mancano educatori, genitori che guidino i giovani a non censurare il grido di infinito del proprio cuore, e la propria umanità. Una mia amica, Giorgia, è proprio un esempio drammatico di quello che voglio dire. Figlia di un imprenditore e un direttore di banca. Una ragazza delle capacità economiche davvero infinite. Si drogava dall’età di 14 anni, solo per un periodo di circa tre mesi è riuscita a non drogarsi. L’anno scorso, aveva iniziato a studiare con me e un’altra ragazza della sua classe. In quel periodo aveva incontrato alcuni dei miei insegnanti, che negli ultimi anni di scuola superiore sono stati “i miei salvatori”. Lei, come me, era rimasta affascinata. La ricerca di felicità continua non era vista come un capriccio infantile (“hai tutto, di cosa ti lamenti?”) e la tristezza che sentiva non era vissuta come una preoccupazione. I suoi genitori si erano rivolti a uno psicologo ignari che il carattere di Giorgia non si poteva correggere con un manuale di comportamento. Tutto era visto con una positività che solo l’incontro con Cristo poteva dare. Si sentiva amata fino all’ultimo dei suoi capelli. Continuava a cercarci, ci chiedeva costantemente di vederci, di studiare insieme, di parlare con la mia professoressa e di partecipare alla scuola di comunità con tutti noi. A un certo punto, con molta soddisfazione, ci ha informati che era arrivata a fumare solo sigarette. Cosa era successo? Si sentiva abbracciata e sentiva la sua domanda presa sul serio. In seguito ricadde nel tunnel della droga a causa dei pregiudizi di alcuni suoi compagni di scuola che la giudicavano per i comportamenti che intratteneva con il proprio ragazzo. Allora, qual è il modo migliore per sconfiggere il problema dell’uso delle droghe e della fuga dalla realtà? Come diceva questa mattina padre Aldo camminando per la clinica: «Il nostro compito di cristiani è vivere intensamente tutta la realtà, perché gli altri attraverso di noi possano incontrare Cristo, e non basare la propria vita su regole moralistiche».
María Matínez