Haiti, Kenya, Cile, Sud Sudan, Libano. Sono solo alcune tessere del gigantesco mosaico fatto di terremoti, tensioni, fame e malattie, ma anche di storie di vita e di gioia, storie di educazione e di speranza, cui stanno lavorando decine di migliaia di persone al fianco di Avsi, l'organizzazione non governativa nata nel 1972 e impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo in 38 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia.
Un impegno che a Natale assume i contorni di un gigantesco spettacolo fatto di incontri, mostre, cene, partite di calcio e concerti che attraversa tutta Italia, «una epidemia incurabile che propaga i fatti nuovi in arrivo dall'America Latina, dall'Africa, dal Libano», scrive Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione nell'ultimo editoriale di Buone Notizie, il trimestrale Avsi dedicato alle Tende di Natale e ai progetti sostenuti quest'anno.
Si parte con Haiti, dove dal '99 Avsi ha già sostenuto tre iniziative ed è oggi impegnata con la BCC di Treviglio nella costruzione di un nuovo centro educativo a Port-au-Prince, per farne un punto di riferimento per giovani e famiglie del quartiere di Cité Soleil. Punta a raddoppiare il numero di studenti attuali (da 120 a 240) il progetto di sostegno alla scuola secondaria Cardinal Maurice Otunga, situata nel quartiere Kahawa Sukari di Nairobi in Kenya: un ampliamento che prevede la realizzazione di laboratori di scienze, informatica e una biblioteca scolastica.
Sostegno anche alla scuola Santa Teresa de Los Andes a Santiago del Cile, attraverso la ricostruzione delle aule e della mensa distrutte dal terremoto dello scorso febbraio, e all'università St. Mary di Juba, Sud Sudan, dove Avsi è impegnata nella costruzione degli edifici della nuova facoltà di Scienze dell'Educazione per avviare corsi per diventare maestri e assicurare i salari agli insegnanti.
E non ci sono solo le sfide educative: nel sud del Libano, nella piana di Marjayoun, l'obiettivo della onlus, che vuole continuare a riqualificare le acque della sorgente di Dardara, è quello di far germogliare pratiche di convivenza tra comunità cristiane e musulmane favorendo lavoro e sviluppo per oltre 40 mila famiglie. In ciascuno di questi paesi è attivo inoltre il sostegno a distanza.