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Comunque vada

di Lodovico Festa

La maggioranza non conti solo sulla disfatta democratica. Un paese si fa con le riforme

Quale diavoleria salterà fuori per impedire una stabilizzazione dell’Italia? Al di là che al centrodestra vadano 6 o 7 regioni (o addirittura 5 secondo alcuni osservatori) sulle 13 in ballo, rispetto alle due governate prima, emergono elementi di svelenimento. Anche sul fronte decisivo della giustizia, dove pure i più beceri forcaioli si stanno rendendo conto della difficoltà, innanzi tutto semantica, di difendere il “processo lungo”. E persino giornalisti subalterni alla procura di Milano denunciano l’imperizia del pm Fabio De Pasquale nell’accelerare in questo momento le accuse contro Silvio Berlusconi. Naturalmente interrompere le distorsioni giustizialiste è solo una premessa per affrontare una fase nuova. E sarà solo l’apertura di un’ampia fase riformatrice (anche sul fronte della giustizia che non può più essere gestito solo con interventi emergenziali) a stabilizzare l’Italia. Non si commetta la sciocchezza di contare solo sullo sbandamento del Pd.
Anche l’anno scorso vi fu smarrimento del Pd dopo i voti in Abruzzo e in Sardegna, ma bastarono i casi Noemi, D’Addario e qualche pentito siciliano per far fibrillare di nuovo il paese. Senza alcune nette riforme (dalla separazione delle carriere dei magistrati al federalismo fiscale, alla definizione di un ruolo più autonomo dell’esecutivo e di poteri più precisi del legislativo, con riforma del sistema di voto che ridia centralità all’elettore) non si percorrerà la
via di rinnovamento che pure il governo Berlusconi III ha aperto.


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