Articolo 18 o non articolo 18? Questo è il problema. Il dilemma messo in rilievo dallo scontro tra le forze sindacali e il Governo presieduto da Mario Monti mostra una frammentazione all'interno dei partiti. Le idee presenti nel panorama parlamentare sulle tematiche legate alla riforma del mercato del lavoro mostrano negli aggregati politici posizioni molto distanti.
Il giudizio sul tema del lavoro è unanime all'interno del Pdl, ma si possono trovare differenti flessioni. Tra i parlamentari provenienti dalle file di Forza Italia, l'area preponderante è quella dei liberali, cattolici e non, rappresentati dalle dall'esperto in materia Giuliano Cazzola [1], che appoggiano una revisione in toto dell'articolo. Anche i socialisti riformisti del partito di Silvio Berlusconi, seppur con maggior prudenza, sono favorevoli a modifiche sostanziali sulla reintegrazione al posto di lavoro. C'è infine una minoranza interna al partito, di discendenza democristiana, che sostiene la riforma, ma attraverso il metodo della concertazione.
Tra gli ex di Alleanza Nazionale, i vecchi colonnelli di Gianfranco Fini si sono perfettamente integrati nel Pdl: i maggiori esponenti, Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, sono iscrivibili nell'area liberale. Solo il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e il presidente della regione Lazio, Renata Polverini, a causa del loro legame con il mondo della destra sindacale potrebbero essere una voce fuori dal coro, ma senza creare contrasti all'interno del partito.
Le opposizioni (Lega e Idv) proseguiranno compatte nel loro giudizio negativo sulle riforme dell'articolo.
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