di Annalena Valenti
Lezioni di riciclaggio nelle scuole (per arrivare alle famiglie passano tutti dalla scuola), e il nuovo numero della rivista Ikea family che ci dà lezioni in piega sempre più ambientalista, anche estrema, se negli esempi di virtù ecologica citati la cosa migliore che alcuni hanno mai fatto per l’ambiente è «iscriversi a Greenpeace». Senza dimenticare che la tassa sui rifiuti, da quando è stata introdotta la raccolta differenziata, è raddoppiata, mi pongo alcune domande. Senza fare la retorica del si-stava-meglio-quando-si-stava-peggio, capiamo tutti che qualsiasi prodotto sia oggi in circolazione nasce già con uno scarto di cui disfarsi, tanto che una bottiglia d’acqua la paghiamo a priori per il contenuto, per l’involucro e per il suo smaltimento. Per la salvaguardia dell’ambiente è meglio il riciclaggio dei rifiuti o le azioni-lezioni mirate a produrre meno scarti a priori, contenitori, involucri, imballaggi? E per i business, cos’è meglio? E per le nostre tasche? Una volta i matrimoni duravano per sempre e anche i mobili. Quasi tutti compriamo qualcosa all’Ikea, roba carina, costa poco e dura altrettanto. E non date lezioni. Ama di più il Creato un mobile prodotto con alberi che saranno tagliati e poi saranno ripiantati e cresceranno in 50 anni e il mobile si tramanderà di padre in figlio, una vita, oppure un mobile che in 5, 10 anni sarà buttato via ma quello che ce l’aveva è iscritto a Greenpeace? Molto marketing mirato, molto business, troppe contraddizioni.
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