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Sulla pelle dell’indagato

di Clara Petri

Al via il processo contro don Conti, il parroco arrestato, riarrestato e diventato un mostro ancor prima di essere riconosciuto pedofilo
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Comincerà il 16 giugno il processo contro don Ruggero Conti, per 12 anni parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima in via di Selva Candida, in un popoloso quartiere alla periferia ovest di Roma, nella diocesi di Porto-Santa Rufina. Don Ruggero, originario di Legnano (dove fu anche ordinato sacerdote), è stato arrestato il 30 giugno del 2008 con l’accusa più infamante. Pedofilia. Un gruppetto di ragazzi gli imputava abusi sessuali, compiuti a partire dal 1998: in qualche caso episodi isolati, in altri casi violenze reiterate nel tempo. A rafforzare l’accusa, poi, sono emerse denunce analoghe relative a episodi di venticinque anni fa, quando don Ruggero era animatore parrocchiale a Legnano e non era ancora sacerdote. Dichiarazioni che non hanno rilevanza penale, dato il tempo trascorso, ma certamente hanno contribuito alla creazione del “mostro” don Ruggero, sbattuto in prima pagina, nei giorni dell’arresto come nei mesi successivi, da una sapiente diffusione di informazioni a senso unico. Al punto che i tanti parrocchiani e le migliaia di persone che lo avevano conosciuto per la sua attività pastorale si sono trovate a leggere di un don Ruggero che non era il “loro” don Ruggero, quel paziente e instancabile prete vecchio stile, con la casa sempre aperta, incapace di respingere una richiesta di aiuto.
Poco prima dell’arresto Conti aveva aperto l’oratorio estivo (si ispirava molto alla tradizione lombarda degli oratori) e l’aveva riempito con oltre quattrocento bambini. E i suoi campeggi? A Roma se li ricordano con nostalgia centinaia di ragazzi. In un’epoca di disaffezione alla Chiesa, le parrocchie dove lavorava don Ruggero facevano eccezione. Che fosse un prete noto e molto amato lo testimoniano le oltre quattromila lettere e i mille telegrammi che ha ricevuto in questo anno di prigionia. Cento alla settimana. Migliaia di persone partecipavano alle “sue” feste parrocchiali, e pur essendo in periferia Conti riusciva a portare ai “suoi” dibattiti calibri come Walter Veltroni, Giuliano Ferrara, Gianni Alemanno, il quale da candidato sindaco lo aveva anche voluto come garante del programma per la periferia e la famiglia (e don Ruggero, incerto, prima di accettare aveva chiesto il parere dei superiori).
Certamente è stato un parroco poco prudente, con tutti quei ragazzi che andavano e venivano da casa sua. Ed era restio al calcolo politico: in diocesi ricopriva numerosi incarichi, tra cui quello delicato di economo, cosa che lo esponeva a critiche e maldicenze, sempre però superate con l’appoggio del vescovo, monsignor Gino Reali, che nutriva per lui grande fiducia, ribadita in più occasioni. Inclusa una, la più difficile e oscura, che si sarebbe poi rivelata essere il prologo della catastrofe del giugno 2008: un suo vice, che già aveva creato scompiglio in altre parrocchie della diocesi, aveva diffuso voci su “atteggiamenti equivoci” di don Ruggero con alcuni adolescenti (sia maschi che femmine). Dall’indagine interna alla diocesi che ne era scaturita don Ruggero uscì totalmente “assolto”, mentre il prete accusatore si allontanava “per un anno sabbatico”.

La onlus che gliel’ha giurata
La vicenda, però, non si conclude affatto così. Qui infatti entra in scena “La caramella buona”, una onlus di Reggio Emilia che vanta relazioni politiche e istituzionali di altissimo livello (in primis Gianfranco Fini), e che – si legge nel suo sito – «è l’unica associazione contro la pedofilia iscritta parte civile in processi contro i pedofili». Il palmarès delle cause in verità pare piuttosto scarno: tre processi in totale a partire dal 2005, tutti tra Modena e Reggio; quello contro don Ruggero sarà il quarto. La onlus emiliana «è scesa anche in campo con azioni tese alla sicurezza; investigazione corretta; applicazione delle leggi seria, severa e per il massimo della pena prevista; redazione di nuove leggi a tutela dell’infanzia e della libera crescita dei bambini». Infatti è nei suoi uffici che trova ascolto il prete accusatore di Conti, ed è dalla vicina stazione dei carabinieri di Rubiera che parte l’inchiesta che ha portato all’arresto del parroco romano. Il quale appare come l’unico nemico, l’unico mostro individuato dal lavoro di “investigazione corretta” della Caramella buona (oltre al vescovo, per i suoi «silenzi intollerabili»), l’unico colpevole smascherato di un crimine che è peggio dell’assassinio e purtroppo alquanto diffuso. In tutto il sito della onlus, infatti, non compaiono altri nomi né altri casi, nemmeno quello accaduto nella stessa diocesi a carico di un sacerdote spagnolo. Neppure quelli che hanno conosciuto notorietà ben maggiore, come Rignano Flaminio o Brescia. Di don Ruggero Conti e della vicenda di Selva Candida, invece, il presidente dell’associazione racconta di aver scritto in un libro uscito ben prima dell’arresto del sacerdote: «La cruda storia di un giovane parroco (in realtà viceparroco, ndr) in crisi di coscienza che contattò l’associazione Antipedofilia denunciando i gravi comportamenti del suo superiore, e combattendo l’omertà di un ambiente – quello clericale – che a volte sembra proteggere gli scandali anziché evitarli. (…) La Caramella buona si stava da mesi adoperando per smascherare gli abusi del prete pedofilo».
Ed è così che siamo arrivati all’inizio del processo. Don Ruggero Conti è stato prima in carcere, poi agli arresti domiciliari, infine ancora in carcere, uno dei pochi imputati ai quali sono state applicate le norme restrittive del pacchetto sicurezza voluto dal governo. La sua “corrispondenza dalla condizione di accusato”, di cui in queste pagine pubblichiamo un esempio, rappresenta un capitolo importante di questa storia.

 


LA LETTERA

 

Roma, 24 marzo 2009 – dal Carcere di Regina Coeli

Carissimi L. e P.,
purtroppo i progetti di noi poveri uomini si infrangono contro un disegno i cui contorni possono sfuggirci ma, se viene da Dio, è solo per la nostra salvezza. E io sono certo che se sono di nuovo in carcere e il Signore lo ha permesso, è solo perché io possa volgere il mio sguardo verso di Lui.
Il “pacchetto sicurezza”, solo pochi giorni fa un problema ben lontano, oggi mi ha travolto e mi ha riportato in carcere sotto il peso di un’infamante accusa e sono qui in attesa che qualcosa accada, che cambino le modalità, che si possa tornare indietro… Come vedete “l’uomo vecchio” è duro a morire. Lo so che la salvezza viene solo dal Signore ma poi mi sento terribilmente attratto dalle sicurezze umane, dalla conoscenza delle carte, dalla quantità e non dalla qualità dei rapporti.
Sono un idiota che non vuole capire che per salire occorre scendere: «Alla sera sopraggiunge il pianto e al mattino ecco la gioia» sono le parole del salmo 29 che tante volte ho ripetuto. Sì, ho detto “ripetuto”, perché se lo avessi pregato sarei dentro questa storia in un modo diverso. Come posso conoscere l’emozione del mattino se non riesco ad attraversare la paura della notte? E io ancora penso di arrivare alla pace (e non alla quiete, alla tranquillità…) senza fare i conti con il peso del turbamento.
Come veri amici mi avete chiesto cosa concretamente potete fare per me. Statemi vicino! No, non vi chiedo di schierarvi, di fare un “partito” che mi sostenga. Vi chiedo di starmi vicino, di non lasciarmi solo nel buio della notte. Fatelo innanzitutto con la preghiera perché alla debolezza delle mie parole supplisca ancora una volta la forza di quella compagnia di amici che mi anticipa la gioia di un’alba nuova, perché riflesso di Cristo stesso.
Io pensavo che il compito fosse quello di salire e invece mi è chiesto ancora di scendere: quanta trepidazione, quanta paura in questo momento in cui mancano segni e prodigi. So che il Signore non ci guarisce con gesti portentosi o parole incantatorie ma ci viene incontro in modo discreto con la Sua misericordia, ma quando si è sospesi sul baratro di una difficile fiducia si ha bisogno della concretezza di una vicinanza.
Ve lo ripeto, statemi vicino. La chiedo a voi e lo chiedo a tutti perché non voglio che la paura vinca, che sia la mia tomba prima ancora che la morte mi abbia raggiunto.
Vi ringrazio per i documenti che mi avete inviato (la lettera del Papa ai vescovi dopo il caso Williamson e il commento di don Julián Carrón, ndr), splendida occasione per riflettere su questo tempo e sulle insidie che vi sono nascoste: anche per me che ho consacrato tutto a Lui.
Vogliamoci bene (un caro saluto ai vostri ragazzi).

Don Ruggero

N. B. Purtroppo è difficile reperire francobolli. Se mi scrivete aggiungetene uno per la risposta. Avrei in realtà più bisogno di un po’ di acqua calda per provvedere alle necessità personali, ma capisco che quella presenta qualche difficoltà, soprattutto nella spedizione… Un po’ di ironia non guasta.
Grazie

 


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