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Lettera a Mariastella Gelmini

di Yasha Reibman

A proposito di emergenza scuola, parliamo di come si tratta Israele?

Matematico e fisico, a soli ventiquattro anni divenne professore universitario, ma perse la cattedra a causa delle leggi razziali del 1938. Ricordato per il contributo fondamentale che diede alla teoria della relatività, ricevette in vita numerose onorificenze in Italia e nel mondo, a cominciare dalla Royal Society di Londra. Oggi a Tullio Levi Civita è stato dedicato un asteroide e pure un liceo scientifico a Roma. Ma è a causa del liceo che il grande matematico si rivolta nella tomba e chiede giustizia.
Succede infatti che in quell’istituto della capitale si pubblichi un giornalino della scuola, Sottobanco. Il primo numero è stato distribuito proprio in questi giorni e, nonostante la crisi mondiale e lo sterminio in Darfur, si occupa ovviamente del conflitto arabo-israeliano, che viene spiegato con la banale e vecchia interpretazione dell’imperialismo. Poco male, se non fosse che la tecnica utilizzata per illustrare il “massacro” compiuto dagli israeliani è quella di accostare le foto di oggi a quelle di ieri, ovviamente quelle della Shoah.
Il paragone è il solito: gli israeliani come i nazisti, i palestinesi di oggi come gli ebrei di ieri. Un confronto di per sé falso e offensivo che mostra la pochezza degli argomenti a disposizione per discutere del conflitto tra fondamentalismo islamico e Israele. Le singole scelte dei governi israeliani non vengono affrontate, analizzate e criticate, ad essere stigmatizzato è lo Stato ebraico tout court, presentato in modo grottesco e distorto.
Che questo episodio sia frutto di ignoranza è lampante, ma che persone probabilmente molto più colte dei ragazzi del liceo romano – opinionisti, giornalisti, politici – abbiano sentito la necessità in questi mesi di fare altrettanto mostra che nel nostro paese l’odio prevale sulla discussione, la volontà di offendere l’altro prevale sul confronto. Il clima di odio è tuttavia diseducativo e deve essere attentamente valutato, gli studenti non vanno lasciati in questo da soli. Il ministro dell’Istruzione ha purtroppo altro materiale su cui riflettere per orientare il proprio lavoro.


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