Un atto di lucida follia. Anders Behring Breivik, l'autore della strage in Norvegia, «ha ammesso la responsabilità di entrambi gli eventi, l'attentato e la sparatoria, ma rifiuta di essere associato a un criminale», ha sostenuto il commissario, Sveinung Sponheim. «Ha detto che era da solo, ma la polizia vuole verificare tutto quel che ha dichiarato. Alcune delle testimonianze di coloro che erano sull'isola non ci fanno dire con certezza se ci fosse uno o più persone che sparavano». Sponheim ha comunque aggiunto che la polizia al momento non ha altri sospetti per la strage, la peggiore accaduta in Norvegia dalla seconda Guerra Mondiale, in cui sono morte 92 persone e altre 97 rimaste ferite; e mancano ancora all'appello alcune persone, il che fa temere che il bilancio possa salire.
Un'autobomba in pieno centro, poi una sparatoria contro un raduno di giovani laburisti. Due attacchi che il 22 luglio scorso hanno trasformato Oslo in una zona di guerra e hanno provocato una strage. Il bilancio ufficiale è di oltre 90 morti, sette quelli provocati dall'ordigno esploso nel cuore della capitale vicino ad alcuni uffici governativi e altri 83 su un isolotto non lontano dalla città dove centinaia di giovani tra i 14 e i 18 anni stavano tenendo un campo estivo organizzato dal partito laburista. Le vittime però potrebbero essere di più.
Questo rafforza l'ipotesi che si sia trattato di un attacco coordinato secondo la polizia. Su di esso perde peso l'ombra del terrorismo islamico, nonostante la rivendicazione di un gruppo jihadista sconosciuto. In una conferenza stampa tenuta il 22 luglio scorso sera in diretta Tv, il premier Jens Stoltenberg ha detto di non poter né confermare né smentire le notizie di una presunta rivendicazione jihadista. Nella conferenza stampa, il premier ha promesso che i colpevoli «saranno presi» e assicurati alla giustizia.
La sera la polizia ha inoltre annunciato di avere ritrovato dell'esplosivo non utilizzato sull'isola della sparatoria dove circa 600 giovani stavano trascorrendo una vacanza trasformatasi improvvisamente in un terrorizzante incubo. La Tv pubblica Nrk, in serata ha poi reso noto che la polizia avrebbe rinvenuto un ordigno non esploso nei pressi della sua sede. Quello del 22 luglio è un tranquillo pomeriggio estivo scandinavo, da poco sono passate le 15:25, quando a Oslo è l'inferno. Una forte esplosione scuote la sede del giornale Vg, vicina all'ufficio del primo ministro Jens Stoltenberg. La deflagrazione danneggia la maggior parte delle finestre della sede del giornale, dove crolla anche il tetto, e dell'edificio governativo. Poco dopo arriva la conferma delle prime vittime, mentre la polizia comunica che l'esplosione è stata causata da una bomba, forse un'autobomba.
«La situazione è grave, la violenza non ci deve terrorizzare», afferma il primo ministro Stoltenberg, che aggiunge di non poter dire dove si trova al momento, ma precisa di essere sano e salvo, come anche gli altri ministri del suo governo. La polizia ordina subito l'evacuazione di alcune zone del centro di Oslo.
Passano tre ore e il Paese scandinavo viene nuovamente scosso dalla sparatoria a Utoya, nella grande periferia di Oslo dove è in corso un meeting dei giovani laburisti, e dove era atteso il premier Stoltenberg. Ad aprire il fuoco, si scoprirà poco dopo, è un uomo dall'aspetto scandinavo, vestito da poliziotto che esplode almeno una decina di colpi di arma da fuoco e che poco dopo viene arrestato. E la tensione continua dopo che la polizia comunica che nel campo potrebbero esserci degli esplosivi.
In serata arriva la rivendicazione degli attacchi da un gruppo finora sconosciuto, i “Sostenitori della Jihad globale”, che lo collegano alla ricorrente pubblicazione delle vignette di Maometto. Dagli Stati Uniti il presidente Barack Obama afferma che gli eventi di Oslo ricordano l'importanza della lotta al terrorismo, mentre il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, si dice «scioccato». Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condannato il «vile atto terroristico» mentre il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha espresso la sua vicinanza alla Norvegia. Ferma condanna anche dalla Nato.
«Una tragedia nazionale». Così il premier norvegese Jens Stoltenberg ha definito gli attacchi. Nel corso della conferenza stampa che Stoltenberg ha tenuto insieme al ministro della Giustizia Knut, è stato riferito che le autorità non sono ancora sicure che dietro ai due attacchi vi sia una sola persona. In serata la polizia ha arrestato un 32enne norvegese, Anders Behring Breivik, ritenuto responsabile dell'attacco sull'isola di Utoya.