Published on Tempi (http://www.tempi.it)
È vero, la sinistra ha ancora la sua egemonia culturale. Ma non ha più idee

di Giorgio Israel

Ricominciamo con la superiorità antropologica. Era da augurarsi, per il bene della sinistra, che la maledizione di Umberto Eco fosse stata accantonata per sempre: di là ci sono i disonesti, gli analfabeti, i mascalzoni; di qua le persone perbene, intelligenti e colte; e poi arriva la tranvata elettorale. E invece la maledizione non è stata accantonata, bensì riesumata nella versione di Massimo D’Alema: è vero che siamo in minoranza, ma siamo in maggioranza nella «parte più acculturata del paese», siamo «il primo partito nelle aree urbane tra gli italiani che leggono libri, che leggono i giornali». Siamo «una minoranza che rappresenta la classe dirigente del paese in tutti i campi» e quindi «è molto difficile che chi governa possa cambiare le cose senza il consenso attivo dell’elettorato di centrosinistra».
Se un concetto del genere fosse stato espresso a destra, si sarebbe parlato di razzismo, c’è da scommetterci. A noi del politicamente corretto non importa nulla e consideriamo tutto ciò soltanto pensieri squallidi, roba da chiacchiere al mercato – «lo sapete come sono loro, signora mia, mica come la gente che frequentiamo noi» – residuati di teorizzazioni paleomarxiste circa la superiorità della città sulla campagna, propinati con la prosopopea delle statistiche “scientifiche”. Ma lasciamo pure da parte queste supponenze autolesioniste – chi vota il centrodestra è un troglodita e chi vota centrosinistra è un “acculturato” – e assumiamone la versione più blanda, e cioè che la classe dirigente del centrosinistra è più acculturata e preparata. Ebbene, è vero che la classe dirigente di sinistra conserva un’egemonia nel campo della cultura e possiede una tradizione più forte di cultura politica, ed è vero che il centrodestra vive un complesso di inferiorità che lo porta a inchinarsi come se dovesse sempre apprendere qualcosa e a cercare di convincere la sinistra a farsi carico dei suoi valori come se non fosse capace di promuoverli da solo.
Sarà pur vero. Ma chi ha senso critico e non vive di narcisismo dovrebbe chiedersi, con preoccupazione, se le batoste elettorali non manifestino il fatto che la propria egemonia culturale ormai non sa interpretare le esigenze della società ed è sempre più una concrezione che comprime le spinte di rinnovamento. Il centrodestra è confuso e goffo nel costruire la propria cultura politica e soffre di un vecchio complesso di inferiorità culturale. Ma su quale terreno la sinistra mostra la capacità di rinnovarsi e di offrire risposte non conformiste? Non basta leggere. Bisogna capire quel che si legge e saperlo mettere in rapporto con la realtà in cui si vive. In economia la sinistra è sempre impelagata in visioni stataliste che non corrispondono più a un interesse pubblico o nazionale ma solo alla difesa di interessi di categoria. La sanità e l’istruzione sono esempi caratteristici di una sinistra statalista che ha fatto a pezzi il sistema sanitario e la scuola pubblica riducendoli a un cumulo di macerie. Il vuoto lasciato dal marxismo è stato occupato da un’adesione mitologica a uno scientismo laicista che non è capace di proporre alcun valore etico. E la tanto vantata egemonia culturale che cosa produce di valido al di là della riproposizione del proprio potere materiale nella miriade di manifestazioni culturali in cui sembra che abbia diritto a parlare una sola parte? Perché il potere materiale esiste ancora, questo è certo. Ma se ciò produce una situazione soffocante nel presente, in prospettiva non vuol dir molto. La storia è piena di casi di egemonie che impiegano tempi lunghissimi a consumare la propria decadenza.


Source URL: http://www.tempi.it/opinioni/002340-vero-la-sinistra-ha-ancora-la-sua-egemonia-culturale-ma-non-ha-pi-idee