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Calunnie da prete

di Fabio Cavallari

Non c’erano film porno a casa del religioso e il suo accusatore ha lo strano vizio di denunciare tutti i sacerdoti con cui lavora

Roma
«Questo posto sino a dieci anni fa, sembrava dimenticato dagli uomini e da Dio, poi è arrivato don Ruggero e la borgata ha ripreso a vivere». Queste sono le prime frasi che si sentono giungendo a Roma nel rione di periferia che fa capo alla parrocchia della Natività di Santa Maria Santissima di via Selva Candida. A parlare sono i cittadini del luogo, capifamiglia, fedeli e mamme che da anni affidano i propri figli a Ruggero Conti, sacerdote ed educatore di Legnano trasferitosi nella Capitale agli inizi degli anni Novanta. Sembra uno tsunami quello che ha colto queste persone martedì primo luglio, quando le agenzie di stampa hanno iniziato a battere la notizia dell’arresto del sacerdote con l’infamante accusa di violenza sessuale continuata e aggravata. I titoli dei maggiori quotidiani italiani non hanno lasciato alcun margine al dubbio. Don Ruggero avrebbe approfittato del suo ruolo per adescare giovani adolescenti: pedofilia. Scuotono la testa le persone nelle vie del quartiere, sono frastornate quanto e più della Curia, che su queste faccende procede sempre con estrema cautela. Don Ruggero, come è stato scritto da più parti, è una figura riconosciuta in tutta la città, al punto che il sindaco di Roma Gianni Alemanno lo aveva scelto in campagna elettorale, insieme ad altri otto esperti, quale garante per le politiche della periferia e della famiglia. Dieci anni di impegno sociale ed educativo, di attenzione e di cura nei confronti di moltissimi minori. Nella parrocchia di via Selva Candida, lo sconforto è totale, genitori, figli ed educatori si sono raccolti in un abbraccio attorno ai luoghi incriminati. Si tratta di un enorme centro realizzato nel giro di pochissimo tempo, proprio grazie a don Ruggero. «Qui non c’era nulla», raccontano a Tempi i parrocchiani. «Questa struttura è stata creata grazie a lui. Prima c’erano solo terra ed erba».
Nella parrocchia della Natività di Santa Maria Santissima sono da poco passate le tredici, il campo estivo è pieno zeppo di giovani. Qui nessuno ha il minimo dubbio sull’innocenza del vulcanico prete, tant’è che il numero di ragazzi che frequentano la parrocchia, dal giorno dell’arresto ad oggi, non è diminuito neppure di un’unità. Sono circa quattrocento i giovani che il centro ospita ogni giorno, dai bambini di quattro anni ai ragazzi di quindici anni, più un’infinità di animatori ed educatori. Il centro è un luogo d’incontro curato nei minimi dettagli e costruito a misura per i ragazzi. La struttura occupa circa 18 mila metri quadrati, due campi da calcetto, uno da pallavolo e basket, un teatro, sale conferenze, giardini ed il piccolo ricovero per sacerdoti anziani. Il fiore all’occhiello è una piscina che potrebbe far invidia a molti club turistici. La segretaria della parrocchia, la signora Claudia, madre anche lei di ragazzi che hanno frequentato il centro, non riesce a nascondere il groppo in gola. È provata per tutto quanto sta accadendo, quello che tutti qui si chiedono è perché gli hanno fatto questo. Padri e figli: sono questi i termini che più vengono ripetuti.
Alessandro diciotto anni, educatore e frequentatore del centro da quando era bambino, racconta a Tempi di un dolore profondo ma anche di una grande determinazione, figlia proprio di quel rapporto straordinario costruito con don Ruggero. È un fiume in piena quando gli si chiede di raccontare la sua esperienza: «Per noi, lui è un padre e tra di noi ci sentiamo tutti fratelli. I giornali hanno scritto che alcuni di noi dormivano nello stesso luogo con lui. Certo, lo confermo e anzi vi dico che io sono stato per centocinquanta giorni insieme a lui ed altri ragazzi, per noi era una gioia condividere le giornate. Facevamo a gara per star più possibile tutti assieme. Non abbiamo mai sentito voci strane o illazioni. Una grande famiglia, ecco cosa siamo».
Francesco, sedici anni, racconta dei tanti campi estivi in montagna, dei viaggi in Germania e a Toronto. Narra di un clima di fratellanza e del grande carisma di don Ruggero. Nel tono della sua voce l’indignazione per le accuse infamanti che addolorano ma non mettono in dubbio nulla. Le testimonianze di affetto e di solidarietà sono infinite. Per rendersi conto delle indecenze scritte a sproposito, basterebbe farsi un giro tra questi ragazzi, ascoltare la voce di chi, con il prete oggi accusato di pedofilia, ha trascorso giorni, mesi, anni e progetti in comune. Ne è una testimonianza il signor Igino, geometra come don Ruggero, che per anni ha collaborato con lui per creare questo centro: «È malvagità gratuita quella scatenatasi contro di lui, colpisce tutti noi. Io non metto una mano sul fuoco, metto tutto me stesso». Ragazzi e adulti sono sdegnati. Quando la sorella di don Ruggero Conti, Marinella, arriva in parrocchia con il marito, è un delicato assalto per chiedere ragguagli sulla situazione. Sono appena tornati dal carcere di Regina Coeli, hanno trovato un uomo provato, incredulo al cospetto delle accuse. «Sta male», racconta a Tempi Marinella. «I primi quattro giorni di detenzione sono stati durissimi, è stato senza le sue medicine ed è estremamente affranto per i motivi del suo arresto. Non si dà pace per queste accuse e non riesce a spiegarsi, come del resto tutti noi, il motivo di tanta cattiveria nei suoi confronti».
Molti parrocchiani si sono offerti di ospitare la sorella di don Ruggero, che abita a Legnano, nelle proprie case, per testimoniarle affetto e solidarietà, ma lei e il marito hanno preferito rimanere nella casa del fratello, con orgoglio e determinazione. Ed è proprio il cognato di don Ruggero a non reggere all’emozione quando due bambine, di non più di dieci anni, gli danno una lettera con la preghiera di farla avere al loro parroco. Sono parole semplici, cariche di amore, quell’amore che esiste nel rapporto filiale, tra un padre ed un figlio. È vero dicono molti genitori, don Ruggero ama i bambini, certo! Come figli, fratelli, amici. «Tu per noi sei un secondo padre», scrivono le bimbe. E ancora: «Stai tranquillo nessuno crede alle cattiverie che hanno raccontato nei tuoi confronti. Tu per noi sei un fratello maggiore, il miglior amico al quale si raccontano gioie e dolori. Ti vogliamo un mondo di bene e ti saremo sempre vicini. Non ti abbandoneremo mai».
Le inesattezze dell’inchiesta
Le attestazioni di stima nei confronti di don Ruggero non si contano, si potrebbe scrivere un libro solo con le parole degli abitanti di questa borgata. Non è certo un caso che i suoi difensori, Anna D’Alessandro, Riccardo Olivo e Gianfranco D’Onofrio, siano stati contattati da decine di persone pronte a testimoniare le doti e le qualità del parroco romano. Da parte loro i legali, al momento, scelgono la via della riservatezza, impegnati in primo luogo ad ottenere il rilascio o per lo meno gli arresti domiciliari per il loro assistito.
Certo è che le dichiarazioni e le testimonianze di chi conosce e ha percorso un tratto del proprio cammino con don Ruggero non sono gli unici elementi da tenere in considerazione. A parlare sono anche i fatti. Troppe inesattezze sono trapelate nei giorni scorsi riguardo all’inchiesta e troppi punti interrogativi sono stati sottaciuti. Ad esempio il sequestro, tanto sbandierato su alcuni quotidiani, di filmini pornografici: nella casa di don Ruggero non è stato trovato materiale di questo genere. Il parroco romano, invece, possiede una collezione di 1.600 film usciti nelle sale. Tra questi, quattro (su 1.600) possono essere collocati nella categoria “erotici d’autore”, videocassette e dvd che si trovano in edicola abbinati ai settimanali di opinione e che sono anche già stati trasmessi in televisione. Niente a che vedere, dunque, con pellicole illegali. Claudia, la segretaria di don Ruggero, ci mostra l’ufficio, l’elenco completo di tutti i dvd schedati proprio dai ragazzi della sua comunità. Inesattezze riportate a mezzo stampa che non finiscono con questo particolare.
Anche l’autore della denuncia, un certo prete che qui preferiscono non nominare (don Claudio, intervistato giovedì scorso dall’Unità), porta con sé non pochi punti interrogativi che, per lo meno, dovrebbero far sorgere qualche ragionevole dubbio. La “carriera” da prete accusatore è, per usare un eufemismo, tormentata. Prima di arrivare in via Selva Candida, don Claudio vanta l’espulsione da ben quattro parrocchie situate nei dintorni di Roma (Santa Marinella, Castelnuovo di Porto, isola Farnese e la Storta) a causa di problemi creati durante lo svolgimento dei suoi compiti e del disaccordo con i rispettivi parroci di riferimento. Viene descritto come un soggetto chiuso, umorale, che non è mai riuscito a costruire rapporti stabili e duraturi. Un uomo solitario che ha sempre sofferto il protagonismo di don Ruggero. Ma se questo non bastasse ad alimentare domande ed incertezze sugli scopi che lo hanno mosso, è bene ricordare che don Claudio, una volta allontanato, ha sempre e sistematicamente denunciato i parroci con cui aveva avuto degli screzi. E tra le sue “carte bollate” ai danni dei colleghi figurano anche una denuncia per usura e una per rapporti sessuali con diverse donne. Tutte accuse finite in nulla.

La vera storia dell’allontanamento
Guarda caso, anche i rapporti tra don Claudio e don Ruggero Conti erano arrivati al limite già nel 2006. In quel periodo le stesse voci infamanti di oggi misero in allerta la Curia, anche se il prete “accusatore” non formulò in realtà alcuna denuncia. Per precauzione don Ruggero si allontanò dalla parrocchia per dar modo di chiarire la situazione. Tornò al suo posto dopo neppure un mese, quando il vescovo si accorse, dopo un’indagine, dell’assoluta infondatezza ed inconsistenza di quelle voci. Nel frattempo don Claudio per l’ennesima volta fu allontanato. Ad oggi nessuno è in grado di indicare in quale parrocchia operi, dove svolga le funzioni religiose, quali i riferimenti e soprattutto le intenzioni. Dopo quell’episodio sembrava tutto rientrato nella normalità, i campi estivi, l’attività sportiva ed educativa. Poi la sberla di questi giorni, con le prime pagine dei giornali, i giudizi superficiali e le deliranti accuse.
Alla parrocchia della Natività di Santa Maria Santissima c’è fiducia, sicurezza e determinazione. Difendere don Ruggero per le famiglie che qui hanno visto crescere i propri figli non si tratta di un atto dovuto, ma di vera e propria passione per la vita. Chiunque ha varcato la soglia di questo luogo ha potuto respirare il clima di amicizia e compagnia di cui è pervaso. Don Ruggero è un uomo schietto, con una grande personalità e tanta voglia di costruire. I molti giornalisti che hanno sentenziato su questa vicenda avrebbero fatto bene a farsi un giro da queste parti. Alla magistratura qui, in via Selva Candida, nessuno chiede di fare sconti, ma semplicemente di ripristinare la verità delle cose, di chiudere celermente un caso che non esiste ridando ossigeno ad una comunità ferita ma non certo sconfitta.


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