Il Consiglio permanente si è aperto oggi ad Ancona con la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Nell'introduzione del suo discorso, Bagnasco ha ricordato «la strage avvenuta ad Alessandria d’Egitto il primo giorno del 2011, che ha causato la morte di ventitré cristiani copti e il ferimento di altri novanta», segno della «cristianofobìa, che è la versione più corrente dell’intolleranza religiosa, che non è lontana dal porsi ormai nelle forme della pulizia etnica o religiosa».
La libertà religiosa, «perno essenziale e delicatissimo, compromesso il quale è l'intero meccanismo sociale a risentirne, solitamente anche oltre le previsioni», ha sottolineato il presidente della Cei, non è però solo un problema del Medio Oriente ma anche dei paesi europei: «Dovremmo guardarci infatti dai sottili tranelli dell’ipocrisia, che induce a cercare lontano ciò che invece è riscontrabile anche vicino. Non manchiamo di ripeterlo quando serve, ad esempio nella vicenda del Crocifisso esposto nelle scuole o in ambito pubblico».
Dopo avere ricordato come «il vincolo religioso sia stato realmente l’incunabolo da cui è scaturita la prima coscienza di una identità italiana» e come la crisi ci chieda di moderare le nostre ambizioni e convertire gli stili di vita, il presidente della Cei ha auspicato che «il nostro Paese superi, in modo rapido e definitivo, la convulsa fase che vede miscelarsi in modo sempre più minaccioso la debolezza etica con la fibrillazione politica e istituzionale, per la quale i poteri non solo si guardano con diffidenza ma si tendono tranelli, in una logica conflittuale che perdura ormai da troppi anni».
«Si moltiplicano notizie che riferiscono di comportamenti contrari al pubblico decoro e si esibiscono squarci – veri o presunti – di stili non compatibili con la sobrietà e la correttezza - continua il cardinale Bagnasco - mentre qualcuno si chiede a che cosa sia dovuta l’ingente mole di strumenti di indagine. In tale modo, passando da una situazione abnorme all’altra, è l’equilibrio generale che ne risente in maniera progressiva, nonché l’immagine generale del Paese. La collettività, infatti, guarda sgomenta gli attori della scena pubblica, e respira un evidente disagio morale. La vita di una democrazia – sappiamo – si compone di delicati e necessari equilibri, poggia sulla capacità da parte di ciascuno di auto-limitarsi».
Infine, Bagnasco ha ricordato l'importanza di porre attenzione «alle giovani generazioni e al dovere educativo che investe in primissimo luogo la famiglia, e irrinunciabilmente i genitori, sostenuti dai parenti, in particolare dai nonni. La Chiesa è consapevole di questo diritto, primordiale perché naturale, dei genitori quali essenziali educatori dei loro figli, e si concepisce anzitutto al loro servizio, e questo fa con profondo rispetto e la premura che viene da un patrimonio umano e religioso a tutti noto».