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Primo maggio. Cosa festeggiamo, il lavoro che non c’è? Vent’anni di riforme per la missione impossibile di creare occupazione

maggio 1, 2014 Redazione

Ecco perché non basteranno le leggi e nemmeno il piano Garanzia Giovani di Renzi per abbattere i tassi di disoccupazione alle stelle. I numeri di Adapt

Non è con nuove leggi che si creano nuovi posti di lavoro, ma «il vero motore dell’occupazione è la crescita economica, la ripresa dei consumi e degli investimenti». Così recita un editoriale di Adapt-Centro studi Marco Biagi in occasione del «Primo maggio delle celebrazioni e del lavoro che non c’è», ricordando che «la Festa del Primo Maggio non deve essere occasione di una suadente retorica sull’importanza del lavoro e sui diritti dei lavoratori», ma «occasione per riflettere sulle azioni necessarie per rilanciare l’economia».

LA DURA VERITÀ. Come fotografa implacabilmente l’Istat, sono oltre 3 milioni i disoccupati (pari al 12,7 per cento) e 22,3 milioni gli occupati (55,2 per cento) in Italia. Con tassi di disoccupazione giovanile al 42,7 per cento e tra i più elevati in Europa dopo i record negativi di Grecia e Spagna. Purtroppo, infatti, è questa la situazione del mercato del lavoro oggi. Una situazione che, peraltro, non sembrerebbe destinata a migliorare troppo presto, alla luce anche delle scarse prospettive di una significativa ripresa dell’economia a breve.
Nel frattempo, come ricorda Adapt nel grafico riprodotto qui sotto, «negli ultimi anni, per combattere la crescente disoccupazione, tutti i Governi che si sono succeduti hanno tentato di incidere sull’andamento del mercato del lavoro attraverso reiterati interventi legislativi. Ma il lavoro non si crea per legge».

mercato-lavoro-italia-riforma-adapt

LEGGE BIAGI E PACCHETTO TREU. A ben vedere, però, non tutti gli interventi legislativi hanno finora avuto lo stesso effetto. In particolare, secondo Adapt, sono stati il Pacchetto Treu, «grazie soprattutto all’introduzione della fornitura di lavoro temporaneo», e la Riforma Biagi ad aver «inciso positivamente sugli indicatori del mercato del lavoro, determinando soprattutto una crescita dei bassi tassi di occupazione che si registravano in Italia, oltre a un incremento del tasso di attività, anche grazie all’emersione del lavoro irregolare». I giovani (15-24 anni), però, «hanno visto costantemente deteriorarsi le loro chance occupazionali, con tassi di disoccupazione in forte crescita e tassi di occupazione in calo, notevolmente aggravati dall’arrivo della crisi».

LA CASSA INTEGRAZIONE. Secondo Adapt, inoltre, non sono state le nuove riforme del lavoro a contribuire a contenere la crescita della disoccupazione, evitando scenari ben peggiori come quello della Grecia o della Spagna, bensì, «piuttosto, lo strumento “datato” della cassa integrazione guadagni, mantenendo i lavoratori occupati e tutelando, per quanto era possibile, il loro reddito». In particolare, «le ultime riforme messe in atto per cercare di contrastare gli effetti negativi della crisi sull’occupazione», tra le quali la riforma Fornero, «non hanno portato i frutti sperati, oltre a incontrare nuovi ostacoli nell’implementazione». Come nel caso del nuovo apprendistato, ancora imprigionato dagli ostacoli burocratici e che di fatto non è mai decollato.

GARANZIA GIOVANI. Ma attenzione, fanno notare i tecnici di Adapt, il nuovo strumento sul quale bisognerà andare cauti di fronte al trionfalismo finora dimostrato dal governo Renzi è il piano Garanzia Giovani, che sarà lanciato proprio il Primo Maggio e aspira ad offrire una possibilità di formazione o impiego a i giovani senza lavoro. In breve, come si deduce dalla lettura di un’accurata analisi di Adapt significativamente intitolata “Garanzia Giovani: il coraggio che manca”, c’è il rischio di replicare schemi costosi e inefficaci già visti più volte in passato. Per Garanzia Giovani, infatti, sarebbero già stati spesi 100 milioni di euro solo per attuare il portale, che, però, di fatto, sarà inutile fino a che le Regioni non predisporranno le procedure necessarie ad attivare i canali per trovare il lavoro. Insomma, «in assenza dei piani regionali, il portale di lavoro non è altro che una scatola vuota che non dà diritto ad alcun tipo di servizio».

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9 Commenti

  1. francesco taddei says:

    in italia non accenna a spegnersi l’eterno conflitto tra datore di lavoro e dipendenti. una volta leggi che ingessano la mobilità dell’azienda un’altra leggi che rendono il lavoro uno spezzatino. com’è possibile costruirsi una casa e una società quando alla fine della settimana o del mese non hai la sicurezza di lavorare il mese dopo? il mutuo di casa chi lo paga l’agenzia di sommministrazione lavoro che Tempi piace tanto? l’unico modo è l’alleanza tra capitale e lavoro nella gestione dell’impresa. i lavoratori devono capire che prima di nuove assunzioni gli utili devono essere investiti in innovazione e da essa verranno nuovi posti di lavoro. e gli imprenditori (onesti) vanno agevolati nel fare impresa, smettendola di chiedergli di dimezzare l’utile per pagare le tasse. sopra il 25-30% è furto di stato.

  2. luca says:

    la verità? dovreste fare meno figli semplice!
    la cresci demografica non è più sostenibile

    • Stefano says:

      Caro Luca…semmai e’ l’esatto contrario dato che crescita demografica implica maggiori consumi quindi crescita. Per creare lavoro l’unico modo e’ uscire dall’Euro e da questa Europa come spiegano molto bene il caro Claudio Borghi oppure Alberto Bagnai…chi non capisce oppure non e’ daccordo o e’ uno stupido oppure in malafede. Oramai e’ chiaro.

    • Giannino Stoppani says:

      E chi te la paga la pensione? La fatina dei denti?

      • Il 'Walter" says:

        E chi li mantiene i figli, babbo natale?

        • Giannino Stoppani says:

          Vedi che nel tuo pseudonimo c’è una “elle” di troppo.

          • Ale says:

            Meno male che in altro post, ad altra persona che l’accusava di essere “poco educato”, Lei Sig.Stoppani andava dichiarando il contrario..ma mi conceda che dare del WC a chicchessia non è tanto da “animo gentile”…

  3. Cisco says:

    Il lavoro si crea se le aziende italiane saranno in grado di produrre – meglio dei concorrenti – quello che i consumatori vogliono e al prezzo che vogliono. Purtroppo molte piccole imprese ancora non l’hanno capito, e le reti stentano a decollare.

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