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Primarie Pd. Sarà pronto D’Alema a consegnare ciò che resta del glorioso Pci a un diccì come Renzi?

dicembre 7, 2013 Antonio Simone

Che la linea sia quella del sindaco di Firenze o quella di Enrico Letta, il partito è condannato a morire democristiano. Alcune (semi)serie ragioni per considerare una scissione post-comunista

La vera questione in ballo l’8 dicembre, giorno delle primarie per la segreteria del Partito democratico, è l’anima, che ovviamente non è un problema da poco per chi dalla nascita del comunismo ad oggi ne nega l’esistenza. Morire democristiani, finalmente e indubitabilmente, confessando sessant’anni di peccati intellettuali, storici, giudiziari, morali; sessant’anni di presunzione di falsa superiorità morale, di equità e solidarietà venduta a poco prezzo, operaismo e lotta di classe, insomma chiedere perdono, ammettere di aver sbagliato e seguire “il vincente” nuovo eroe del “berlusconismo di sinistra” Matteo Renzi, oppure ribellarsi all’ingovernabile vittoria dei neo-post democristiani in casa propria? Ecco il dilemma dei D’Alema Fassino Finocchiaro Barca Rodotà-tà-tà. O l’anima esiste e ce l’hai ed è il momento di tirarla fuori, o l’anima non ce l’hai e muori democristiano (i democristiani, infatti, come è noto e sempre si è sostenuto, “l’anima non l’hanno mai avuta ma il potere sì”).

Certo, per domenica la partita è già persa, ma adesso bisogna decidere: o la scissione, e si torna a invocare l’anima di sinistra, quella delle migliaia di fedeli alle “feste dell’unità”, quella dei morti che si rivoltano nella tomba al pensiero di trovarsi democristiani davanti a san Pietro il giorno del giudizio, senza neanche poter difendere lo straccio di un ideale perseguito in nome della giustizia; oppure «è finita così senza un vero perché», canterebbero Little Tony e Bobby Solo.

Si dice che Massimo D’Alema, in vista della vittoria di Renzi, già stia preparando la scissione. Poverino, lo capiamo. Domenica è condannato a perdere contro il “berluschino di casa”, poi dovrà difendere con tutte le sue forze il super-democristiano Enrico Letta dalle aspirazioni dell’ego di Renzi, e gli toccherà schierare le truppe una volta devote a Marx-Lenin-Mao Tse-tung in difesa di Lupi e Quagliariello e del “diversamente berlusconiano” Angelino Alfano. Un’impresa titanica, ricca di incertezze e giocata per poter aspirare al massimo a essere un “secondo”, lui nato per essere primo.

L’alternativa è più avvincente: scissione, tornare ad essere il capo della sinistra con la “S” maiuscola, riabbracciare Nichi Vendola intristito dalle risate al telefono, resuscitare Oliviero Diliberto con una sicurezza in più: i “pirla” a sinistra non ci sono più, quelli che c’erano sono passati tutti con Beppe Grillo, dopo aver capito che la sinistra era morta hanno scelto il becchino a minor costo sul mercato, che per altro li fa anche ridere (certo, non quanto Checco Zalone). Così non dovrebbe più neppure rompersi troppo le scatole con le questioni etiche, che non sono mai state il suo forte; ci pensa già Renzi, in cerca di consensi, a tranquillizzare la lobby più potente del mondo (non quella di Goldman Sachs, quella omosessuale). Certo, un macigno ci sarebbe su questa strada: D’Alema dovrebbe accettare l’appoggio di Eugenio Scalfari, l’eretico del gruppo De Benedetti-Repubblica, che da quando ha tradotto l’invito di Francesco a seguire la propria coscienza spara giustamente contro il direttore di Repubblica Ezio Mauro. Da tempo immemore Mauro scrive corbellerie in libertà, ma Scalfari senza il “via libera” di un correttore al livello del suo Ego (il Papa) non osava più criticare.

Sì, caro D’Alema, questo sarebbe il boccone più ostico da digerire, ma se è per ritrovare la propria coscienza, ne vale la pena. Morire socialista, dopo tutto quello che è stato fatto patire a Craxi, è impossibile. Morire socialdemocratico è quel “né caldo né freddo” che fa imbestialire perfino il Padreterno. Morire democristiano MAI.

L’autore di questo articolo è stato esponente della Democrazia cristiana

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5 Commenti

  1. Luca scrive:

    Ma di che parliamo? Democristiani, ma dove stanno i democristiani?
    I Democristiani sono stati sepolti con Aldo Moro, e con lui anche gli anticomunisti, Moro(e chi gli stava davvero vicino, tra cui il Generale Dalla Chiesa) era l’unico vero anticomunista. Ma dove stanno i democristiani? Forse lo è un pò Follini che almeno tra i suoi motti ricorrenti, scriveva che il dì del 16 marzo 1978 in Italia si è spenta la lampadina. Follini che all’indomani dell’approvazione della legge elettorale Porcella, copiata da legge comunista di una regione rossa e figlia del mattarelum, non ha esitato a rinunciare a tutto Segreteria del Partito, Vicepresidenza del Consiglio ed è andato in esilio ed ancora li è.
    No mi spiace Renzi ed i suoi accoliti non rappresentano la Democrazia che intendeva Aldo Moro, son distanti anni luce, sia in spessore politico che nel profilo etico- umanitario, per non parlare del coraggio.
    Son disgustato da quanti a volte tendono a sminuire Aldo Moro che secondo loro durante la prigionia mendicava la salvezza della propria vita. Moro era minacciato da diversi decenni, sapeva benissimo che la sua linea politica, stava seguendo quella dei Kennedy e del suo dante causa Enrico Mattei e quindi lo esponeva allo stesso rischio, ma ha perseverato incurante e sprezzante della morte, si dice che Moro fu fatto fuori per il compromesso storico, ma quella non è la verità, Moro era il Presidente della Repubblica in pectore(mancavano pochi mesi alla sua elezione) e con lui tale Presidenza in qualità di capo delle forze armate e del CSM, avrebbe assunto ben altro rilievo, per cui è stata una eliminazione preventiva. Chiedeva di essere liberato perchè ben sapeva che senza di lui la democrazia sarebbe stata messa in natfalina e così è stato. La verita la si trova nei libri di Fasanella e Imposimato mettendo assieme i due autori si arriva ad una verità logica.
    Renzi contrario al proporzionale, è l’antitesi della Democrazia Cristiana.
    La preghiera sarà anche una bella cosa, ma la preghiera statica serve a ben poco. Come serve a ben poco un popolo statico e succube di un oligarchia iperattiva. Aldo Moro era ben altro egli rappresentava l’uomo quotidiano in cammino, era la guida che procedeva con al fianco il suo popolo, egli era il buon padre di famiglia che con la pazienza, la persuasione e l’amore infinito per i propri figli gli accompagnava nella crescita economica e psico-fisica discernendo tra il lecito e l’illecito, senza rinnegare i propri valori e principi etico-morali.
    Sino a quando questo paese non farà piena luce sull’omicidio di Aldo Moro, non si potrà parlare di vera Democrazia, ma sarà solo una democrazia limitata, di facciata, praticamente in natfalina, immobile, paurosa senza dignità, la “Democrazia dell’Ignavia”, a quando un vero risveglio di orgogliosa umanità in cammino e non semplicemente pregante ma immobile?

    • Piero scrive:

      Ma se la politica di Moro (e naturalmente di altri) ci ha portato all’enorme debito pubblico?
      Alla spesa corrente improduttiva per sistemare i propri elettori, per mantenere clientele, aziende decotte e inutili stabilimenti pagati dallo Stato solo per offrire finto lavoro al Sud.
      Inoltre i patti non scritti con terroristi.

    • giuliano scrive:

      Moro è stato assassinato dai rossi. Punto

  2. Enrico scrive:

    L’8 dicembre è la festa dell’Immacolata, che le primarie le ha già vinte da mò. Quelle del PD servono solo a scegliere chi perderà le prossime elezioni.

  3. leo aletti scrive:

    Simone Antonio ha ragione, Bobby Solo canterebbe ” una lacrima sul viso “. W Berlusconi! Moro è ucciso dai comunisti.
    .

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