tempi.prima linea Giovedì 02 Settembre 2010 
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La morte si fa bella

Campionario cosmetico dei ninnoli e delle perifrasi che hanno trasformato una tragedia in «un lavoro ben fatto»

di Emanuele Boffi
“Eluana muere en pleno debate de la ley para atarla a la máquina”, titolo in prima pagina del quotidiano El País, 10 febbraio

È proprio vero che gli uomini non possono sopportare troppa realtà. E quando non la possono sopportare la modificano, la sottopongono a cosmesi, scherzano con le parole, disgiungendo il significante dal significato. È accaduto con Eluana Englaro, ad esempio. Chi la voleva tenere in vita ha dovuto affannarsi per mesi a ribadire l’ovvio: è viva, non è attaccata a macchinari, deglutisce, ha il ciclo mestruale, mangia frullati (la mela grattugiata è accanimento terapeutico?), non ha espresso una volontà chiara e attuale di voler morire. Soprattutto, c’è qualcuno – le suore Misericordine – che la voleva.
Ma gli uomini non sopportano troppa realtà. In molti commentatori hanno reso onore alla scelta di Beppino Englaro di non voler mostrare le immagini di Eluana, così come ella sarebbe apparsa agli occhi di un osservatore del 2009. Non ha voluto sfruttare il fattore emotivo, si è detto. L’avesse fatto, gli italiani sarebbero passati tutti dalla sua parte, si è detto. L’avesse fatto, tutti avrebbero capito. Ne siamo sicuri? Eppure le suore la curavano, anche se la sua immagine non era quella della ventenne sorridente delle fotografie. Per loro era così bella Eluana che, quando hanno sentito la descrizione che Marinella Chirico, giornalista Rai del Tg regionale del Friuli, «amica di Beppino Englaro», ne ha fatto («Era come un fantoccio di gomma. Gli occhi fissi, la lingua che penzolava ora a destra ora a sinistra, la bava che scendeva»), sono inorridite. «Da qui è andata via che era bella», ha dichiarato suor Rosangela.

«Dal punto di vista professionale, è stato un lavoro fatto bene», Massimiliano Campeis, legale della famiglia Englaro

Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, la complicano, per nasconderne la fastidiosa evidenza. Come ha fatto il professor Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo, che ha spiegato al Manifesto che «c’è una differenza tra alimentazione e nutrizione». «La nutrizione artificiale è un trattamento medico», «come la dialisi», quindi può essere rifiutata. Interessante la definizione che il professore ha dato di «alimentazione: avere capacità di portare cibo alla bocca, masticarlo, deglutirlo, digerirlo, assorbirlo e metabolizzarlo». Se ne deduce che i bambini di età inferiore all’anno, non essendo in grado di «portare cibo alla bocca», non si alimentino, ma si «nutrano artificialmente». Aggiungendo poi che la loro volontà può essere solo desunta dai capricci che fanno per non ingerire le pappe, che facciamo? Li portiamo tutti alla Quiete?

“Beppino Englaro stacca quella cazzo di spina”, gruppo su Facebook

Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, chiedono di fare silenzio. C’è stato addirittura chi ha chiesto un silenzio più silenzioso del silenzio, come il Consiglio regionale del Piemonte, che non ne ha osservato nemmeno un minuto per ricordare Eluana. La richiesta non è stata accolta dal vicepresidente dell’assemblea Roberto Placido (Pd) perché «è un fatto privato, doloroso e tragico. Dopo tanto clamore che ha coinvolto in modo eccessivo le sedi legislative, ritengo opportuno rispettare il dolore della famiglia e far calare un silenzio vero sulla vicenda».

«Un caso evidente di accanimento terapeutico», associazione “Noi siamo chiesa”

Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, chiedono di rispettare la Costituzione. Tra gli altri anche Tonino Guerra, quello che stava nei grigi parcheggi dei supermercati a girare spot sull’ottimismo «profumo della vita», che all’Unità ha dichiarato che «attraverso le ultime ore di Eluana hanno voluto ferire anche la Carta. Io sono per la Costituzione. Perciò credo sia giusto che la poesia scenda in piazza, che si mostri pronta ai temi sensibili».

«Non usi la parola morte, monsignore. Non pensa che sia diritto di quella donna concludere la sua vita?», Piero Sansonetti, dibattito a Pomeriggio Cinque, 5 febbraio

Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, si appellano alla burocrazia. Come Beniamino Deidda, procuratore generale di Trieste, che riguardo all’autopsia ha detto che «i periti nominati dal procuratore di Udine hanno concluso per una causa di morte, indicata in uno scompenso cardiorespiratorio, compatibile con il protocollo previsto e citato nella perizia».

«Una legge, un approdo comune sarà possibile solo se prevarrà l’amore cristiano sulla carità cristiana», Gustavo Zagrebelsky
Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, cercano dei colpevoli. Come il lettore dell’Unità G. B., che ha scritto una lettera per dire che «oggi tutte le persone moralmente sane hanno alcune ragioni in più per detestare Berlusconi e i suoi assoldati».
Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, cercano degli eroi. E qui l’eroe era uno solo.
Lo ha detto Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo, commissario Cei del Clero e della vita consacrata: «Sono vicino a Beppino Englaro. Bisogna apprezzare la sua rettitudine. Beppino Englaro è stato grande nell’aver voluto una soluzione legale senza mai cercare scorciatoie sotto banco». Lo ha ribadito l’avvocato Campeis: «Quell’uomo è un simbolo di speranza, perché ha dimostrato che in questo paese c’è ancora spazio per persone che credono ai princìpi e alle regole. Per questo rimango convinto che ne sia valsa la pena».

«Non è assolutamente eutanasia. Affermarlo è forzare le cose», monsignor Giuseppe Casale, vescovo emerito di Foggia, l’Unità, 11 febbraio

Quando gli uomini non sopportano troppa realtà, tirano in ballo Gesù Cristo. «M’immagino Cristo seduto ai piedi del letto di Eluana, che le prende la mano e finalmente la libera da quel corpo divenuto il sarcofago nel quale è stata prigioniera per gli ultimi 17 anni; immagino Gesù che la libera e l’aiuta ad alzarsi per portarla con sé e donarle finalmente pace e riposo in attesa della resurrezione», ha detto, durante un sermone, Sergio Manna, pastore valdese. O le virtù cristiane, come è il caso di Furio Honsell, sindaco di Udine: «Accetto il punto di vista di tutti. Ma credo che quello che abbiamo fatto sia stata una forma di carità cristiana».
Purtroppo, quando gli uomini non sopportano più la realtà, si ubriacano di una gioia mortifera. Lo ha raccontato Mimmo Delle Foglie al Riformista, 11 febbraio: «Appena Eluana è morta, il responsabile dell’associazione Luca Coscioni del Friuli ha urlato fuori dalla clinica queste parole: “Ci uniamo alla gioia del padre di Eluana per la morte della figlia”».

 

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