22 Luglio 2008
Come il letto di Simone diventò la piazza di Rovereto
Un’amicizia 24 ore su 24
di
eb
Tre anni fa Simone stava andando col suo motorino a scuola. Ebbe un arresto cardiaco. «Aveva quindici anni», racconta a Tempi la madre, Gloria Valenti. Trascorse un anno in ospedale, prima in coma, poi entrò in stato vegetativo. «I medici ci dissero subito che non ci sarebbe stata alcuna speranza». Simone fu riportato nella sua casa di Rovereto, «e la nostra vita fu sconvolta». In Trentino, come in quasi tutte le regioni italiane, non esistono strutture adatte a ospitare pazienti in stato vegetativo persistente e, anche per una questione economica, nacque intorno al ragazzo una rete di solidarietà sbalorditiva. «I suoi amici, i miei amici, gli amici dei miei genitori, tre generazioni si sono messe assieme per aiutare Simone. è nata l’associazione “Amici di Simone” che promuove incontri, partite di calcio, spettacoli teatrali e musicali per raccogliere fondi e darci un sostegno». Basta visitare il sito per rendersi conto della frenetica attività, «e io dico sempre che non mi basterebbe una vita per ringraziare tutte queste persone. Sono la sopravvivenza mia e di Simone». Ma gli amici non si limitano a organizzare eventi: «A casa nostra c’è un turn over continuo. Quando esce qualcuno, entra qualcun altro. Gli amici hanno imparato a cambiarlo, a nutrirlo, a girarlo per fargli modificare la posizione, a medicargli le piaghe da decubito». Recentemente l’associazione si è data un nuovo scopo: «Creare una “casa dei risvegli” in Trentino. Già qualcosa si sta muovendo e a Povo, una frazione di Trento, stiamo lavorando per preparare uno spazio di quattro posti per persone nelle stesse condizioni di Simone». Gloria è rimasta negativamente colpita dalla vicenda di Eluana Englaro: «Nessuno può decidere della vita altrui. Non sono d’accordo con il padre di Eluana. Toglierle il sondino significa farla morire di sete. è una morte dolorosa, è una condanna all’agonia».