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Prima di criticare l’emotività di papa Francesco leggetevi cosa ha detto in Molise

luglio 12, 2014 Giovanni Maddalena

I giornali non lo hanno riportato, ma a Castelpetroso, santuario dove la Madonna è apparsa nel 1888 a due contadine, Francesco ha esposto le sue idee più sentite, utili a giovani e vecchi

Alcuni amici pensano che Francesco sia un papa con un pensiero non tanto “forte”, ma fortemente emotivo. A vederlo passare in Molise, dall’università alla piazza alla mensa dei poveri, questo richiamo del sentimento di ciascuno è innegabile. Non c’è nulla di male: il sentimento fa conoscere. È un inizio. E il sentimento che il Papa provoca è dovuto al fatto che è serio quando guarda ciascuno, come se con ciascuno volesse cominciare un dialogo, in cui lui ha chiaramente da proporre la persona di Gesù, in ogni suo aspetto, persino nelle conseguenze pratiche e politiche. Più di tutto, emerge il fatto che è “entusiasta” di questo scopo di annuncio.

I giornali non lo hanno riportato, ma a Castelpetroso, santuario dove la Madonna è apparsa nel 1888 a due contadine, Francesco ha esposto le sue idee più sentite, utili a giovani e vecchi.

Innanzitutto, qualcosa vale se è per sempre. La vita è fatta per cercare amicizie e valori che durino per sempre. Il “per sempre” non è innanzitutto un dovere etico per cui non si deve divorziare, non si devono avere rapporti sessuali prematrimoniali, non ci si deve drogare, non si deve abbandonare la vocazione, non si deve abbandonare la Chiesa. Il fatto è che non conviene. Non conviene perché – dice il Papa – è la natura del cuore, che «aspira a cose grandi, a valori importanti, ad amicizie profonde, a legami che si irrobustiscono nelle prove della vita anziché spezzarsi. L’essere umano aspira ad amare e ad essere amato. Questa è la nostra aspirazione più profonda: amare ed essere amato; e questo, definitivamente».

Il Papa oppone questo “per sempre” alla mentalità dominante, che fa finta di esaltare la libertà, ma intendendola come pura autonomia, in realtà ci deruba «del desiderio di costruire nella vostra vita cose grandi e solide! È questo che vi porta avanti. Non accontentatevi di piccole mete! Aspirate alla felicità, abbiatene il coraggio».

Seconda idea. Dopo questo urlo per la felicità il Papa si è fermato e ha detto: «Da soli non possiamo farcela. Di fronte alla pressione degli eventi e delle mode, da soli mai riusciremo a trovare la via giusta, e se anche la trovassimo, non avremmo la forza sufficiente per perseverare, per affrontare le salite e gli ostacoli imprevisti». Nessuno può resistere con un cammino puramente individuale, come se fosse una capacità propria l’essere felici. Perché il “per sempre” sia possibile, Dio si è fatto uomo. È la compagnia di Dio fatto uomo che può rendere felici, una compagnia molto carnale che rende liberi davvero, perdona quando chiediamo perdono – perché chi cerca sul serio deve fare, e quindi sbaglia – e che deve aiutare a trovare lavoro (a “lottare” per il lavoro dice il Papa) quando non c’è.

Per questo il Papa fa pregare insieme la Madonna alla fine, non formalmente. Perché non si capisce niente, se non facendo.

* L’autore di questo articolo è docente all’Università del Molise

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16 Commenti

  1. beppe scrive:

    non si riesce a capire se certe espressioni sono del papa o del suo interprete. se il papa parla così chiaro, non capisco perchè ci sia bisogno di andare a cercarne i significati reconditi con il lumicino.

    • filomena scrive:

      Tutti aspirerebbero a raggiungere obiettivi alti ma non sempre realisticamente è possibile e spesso le piccole cose rendono ancora più felici perché sono a portata di mano e si possono apprezzare i risultati che rinforzano il nostro agire consentendoci di fare un passettino più lungo la volta successiva. In ogni caso gli obiettivi devono essere raggiungibili perché altrimenti il fallimento inevitabile porta solo alla frustrazione e alla perdita di stima sulle proprie capacità di essere felici. Nei rapporti interpersonali per definizione si è almeno in due e la relazione non dipende solo dalla disponibilità di una sola parte ma do entrambe quindi anche posto che si voglia costruire “un rapporto per sempre” le variabili in gioco dipendono oltre che da entrambi anche dal risultato dell’interazione tra le parti che influenza i singoli individui. L’individuo poi nell’arco della vita non è statico ma cresce, cambia e modifica i suoi obiettivi, non è detto che nei rapporti i singoli soggetti crescano nella stessa direzione quindi può succedere che le strade si dividano. Credo però che se il rapporto è stato significativo nel bene e nel male rimarrà sempre un capitolo importante della vita di ognuno che ha contribuito a far crescere le persone. Poi sono convinta che nulla è veramente per sempre, questa è solo una convinzione che tutti vorrebbero fosse vera perché offre sicurezza ma allo stesso tempo imprigiona. I filosofi greci del resto dicevano “tutto scorre”

      • Gabriele scrive:

        Mai camminato in montagna? Per arrivare in alto si devono fissare mete che paiono irraggiungibili. Poi, piano piano, si arriva al punto in cui ogni passo è il raggiungimento di una meta, perchè si è stremati. Ma è importante sapere che la meta è quella lassù, che pare irraggiungibile. Perchè, in questo modo, ci arriverai, e l’arrivo ripagherà tutte le fatiche fatte sul cammino. Ma nulla di tutto ciò accade a chi si accontenta di mete piccole. Le racconterò una storia. C’era un’uovo d’aquila che era caduto in un pollaio. L’aquilotto nacque e venne cresciuto dalle galline, e si comportava proprio come una gallina. Ad un certo punto, un uomo vide questa cosa, e se ne indignò: “Un’aquila non può vivere come un pollo!” disse. Prese l’aquilotto, che faceva diligentemente la fila per andare a beccare le granaglie, e lo mise sul ramo di un albero, dicendogli: “Tu non sei un pollo, ma un’aquila! Devi volare alto, perchè così sarai felice”. L’aquilotto, che ormai era grande, spiccò il volo, ma dopo pochi metri era a terra: aveva visto, infatti, un vermicello e, come aveva imparato nel pollaio, vi si era gettato sopra per mangiarlo. L’uomo lo riprese e lo rimise sul ramo, e l’aquila, spiccato il volo, si rifermo di nuovo al primo vermicello. Allora l’uomo, spazientito, prese l’aquila, la mise sul ramo e le disse: “Guarda verso il sole!”. L’aquila, guardando verso il sole, si staccò dal ramo e, senza che nessuno avesse bisogno di dirle nulla, volò alto, sempre più in alto, e divenne ciò che era veramente. La cosa importante di questa storia è questa: finchè l’aquila aveva come obiettivo il vermicello, cosa raggiungibile e che dava anche una certa soddisfazione, non faceva più che qualche metro e si fermava, ma quando il suo obiettivo è diventato il Sole, irraggiungibile sotto tutti gli aspetti, è riuscita a essere sè stessa e a volare libera nei cieli. Questo vale anche per noi uomini. Non credo che accontentarsi di piccole mete possa portare a vivere veramente la vita, quindi non vedo perchè farlo.

        • filomena scrive:

          La ringrazio per la metafora che immagino avesse l’obiettivo semplificando i concetti, di far comprendere anche a una come me votata alle piccole mete, la grandezza del suo pensiero personale, per altro rispettabile ma non necessariamente estensibile a tutto il genere umano in quanto tale e quindi deputato per natura a perseguire obiettivi irraggiungibili. Vede il vero obiettivo non è raggiungere il sole ma essere felici, è quella la meta finale e lontana fa perseguire. Raggiungere il sole o mangiare il vermicello sono solo strumenti per arrivare alla felicità.

          • filomena scrive:

            Aggiungo che leggendo bene il mio post precedente quando dicevo che il raggiungimento dei piccoli obiettivi rafforza attraverso i risultati la nostra autostima e questo ci permette di porci un obiettivo un po’ più alto la volta successiva, lasciavo intendere che evidentemente ci potrebbe essere una meta finale forse anche irraggiungibile ma che solo attraverso tappe intermedie eventualmente sarebbe stato possibile raggiungere. Del resto qualcuno sosteneva che anche l’utopia può essere considerata come una realtà prematura che non bisognerebbe mai perdere di vista. Noi però viviamo la realtà quotidiana e i voli pindarici possono essere pericolosi quindi senza perdere di vista l’utopia della felicità forse anche il raggiungimento dei piccoli obiettivi ci può dare soddisfazione.

            • Kan63 scrive:

              Certo che il passaggio da piccole mete è importante ma sempre nell’ottica della meta finale. Dubito che una persona che intuisce che l’ideale per lei sia una meta apparentemente irraggiungibile possa veramente e profondamente essere felice accontentandosi di raggiungere qualcosa di intermedio e raggiungibile, la nostalgia, magari sopita e forzatamente dimenticata, di quella meta finale resterá sempre come una piccola macchia sulla presunta felicitá.
              L’uomo non é fatto per accontentarsi ma per “avere” tutto, per meno di questo, anche se frutto di una sua intelligente scelta, non potrá mai essere veramente felice, forse ragionevolmente non-disperato (almeno fino a quando le circostanze che non dipendono da lui lo permetteranno) ma mai felice.
              Anche per noi cristiani tale meta resta però irraggiungibile con le nostre forze, quello che ci rende meno tristi é la certezza che qualcuno ci ha promesso che alla fine fará per noi la parte mancante…e penso anche per lei cara Filomena

            • Martino scrive:

              Scusi Filomena, i suoi post sono più lunghi dell’ articolo.
              Tagli corto ed evitaremo di “non capire”

          • Toni scrive:

            Filomena, perdonami, è più forte di me, ma dopo il tuo “Raggiungere il sole o mangiare il vermicello sono solo strumenti per arrivare alla felicità.”, mi son cadute le braccia.
            Gabriele ha dato una metafora bellissima. Tu hai ammazzato l’aquilotto.

        • giovanni scrive:

          Scalare le montagne per arrivare alla vetta? E per un cardiopatico che dopo due gradini si deve fermare? La storia dell’aquila non regge…….l’uovo che cade in un pollaio, si sarebbe rotto. Perchè poi è importante solo l’aquila? E le galline? E i vermi?….. Per volare verso il sole(?) l’aquila dovra pur mangiare, dopo un po che vola verso il sole mi sa che deve tornare sulla terra, per mangiare qualche gallina, che a mangiato il verme……………..

  2. Carlo scrive:

    Come definereste un paese in cui il potere politico sposa una linea politica e i media vi si accodano a capo chino, accusando, offendendo e criminalizzando tutte le voci contrarie?

    Benedetto XVI era costantemente attaccato in maniera strumentale (vedi Ratisbona). Papa Francesco e le sue parole continuamente sottoposte ad un copia incolla vergognoso. Milioni di cittadini europei che scendono in piazza (spesso accompagnati dai propri figli piccoli) a Parigi, Madrid in moltissime piazze italiane del tutto “ignorati” dai media maggiori. Per non parlare di cosa succede in Usa con le marce per la vita e per il matrimonio in cui si incontrano a manifestare centinaia di migliaia di persone, e stendendo un velo pietoso sul trattamento subito dai cittadini sud americani (argentina e cile in particolare) dalle cd manifestazioni pro-aborto che vorrebbero il “diritto” di concludere le loro manifestazioni con la profanazione delle chiese. Oppure, stando in Italia, “manifestanti” che possono, in completa violazione di legge, attaccare provocare ed insultare manifestazione costituzionalmente garantite e autorizzate ecc ecc..l’elenco sarebbe lunghissimo.

    Non tutto è perso però. I media attenti dovrebbero mettere in risalto le reali parole del papa e non seguire questa china.
    Secondo me i papi (Francesco in particolare) annunciano la misericordia di Dio. Per ricevere misericordia è necesario essersi comportati in maniera sbagliata. Capisco che questo non venga fatto notare dalle lobby gay, però i media “cattolici” dovrebbero riportare fedelmente le parole del papa.

  3. Simone scrive:

    Cara Filomena, accontentati pure dei piccoli obiettivi, che cambiano sempre , che mutano con il tempo e le maree, con l’umore e la pubblicità’, e che sono ben lontani dalla felicita’, tanto e’ vero che una volta raggiunti ti sembra inutile aver fatto tanta fatica. Io cerco, quelli veri, quelli che non cambiano con le mode, quelli che cercavano mille anni fa, cento anni fa e tra cent’anni, perche’ nonostante i tuoi sforzi di rendere tutto relativo, quelli restano e sono nel cuore dell’uomo. Quando ho incontrato mia moglie, la prima e l’unica, ho capito subito che era per sempre, e nonostante i problemi e le difficoltà, questo resta vero ancora oggi. Mi dispiace che tu non sia capace, ma questo non vuol dire che non esista, e non esiste per te forse proprio perché tu ti accontenti di meno.

    • filomena scrive:

      Rispondo un po’ a tutti. In primo luogo il mio discorso come ho detto non nega la meta lontana (anche se per ognuno è diversa), a cui tutti aspirano ma questo non significa che non si possa godere delle mete vicine. Possono essere considerate “la benzina” per affrontare la lunga strada perché senza benzina non raggiungerà i nessuna meta ne vicinane lontana.

      • Toni scrive:

        Si… Filomena, altro che “benzina” . Giocando con la metafora chiami godere della meta vicina il mangiare vermi e metti in secondo piano che una aquila si sente un pollo. L’ aquila non raggiunge di certo il sole ma di sicura non becca in un pollaio ne si sogna di metterlo nelle sue tappe intermedie dell’esistenza. Trovo che cadi nel vecchio difetto di voler inglobare ed amalgamare per forza tutto (l’inclusione)….. Inoltre, il non vedere nell’uomo “uno scopo” ed il reputare che tutti gli scopi hanno lo stesso valore.

        PS – non farmi la domanda sul chi stabilisce lo “scopo retto ” perché è una risposta difficile anche questa (a proposito nell’altra discussione la risposta sulla “retta coscienza” l’ho tentata) … ma, in estate, ti inviterei a leggere “Il gabbiano Jonathan Livingston”.

  4. filomena scrive:

    Toni
    tu dai sempre questa connotazione negativa al verbo includere, ma è una accezione parziale del termine e anche un po’ faziosa. Includere significa anche accogliere e il fatto di non giudicare chi accogli significa accettare le persone per come sono. Perfino Papa Francesco ha detto “chi sono io per giudicare”. Avere obiettivi alti o bassi non ha importanza purché questi obiettivi nascano dalla consapevolezza di ciascuno su quello che desidera mella sua vita e questo vale per tutti nel rispetto del prossimo.

    • Toni scrive:

      @ Filomena,
      prima di papa Francesco il non giudicare è stato imposto a noi tutti da Gesù Cristo, ma l’esatto significato devi leggerlo nell’episodio dell’adultera prossima alla lapidazione (bello da leggere e commovente).
      Sulla vita ed i suoi scopi voglio essere chiaro: io ritengo che un pensiero come il tuo (che gli “….obiettivi nascano dalla consapevolezza di ciascuno su quello che desidera mella sua vita e questo vale per tutti nel rispetto del prossimo”) per quanto formalmente corretto è solo “flatus voci” . Ti faccio l’esempio (vero) di una persona intelligente “consapevole” che ”desidera” trascorrere la vita davanti ad un pc a cercare le sue “mete” in un mondo virtuale, non rendendosi conto di cosa succede intorno a se (in primis alla sua famiglia). Parla con lui, ti dirà …. che è “quello che desidera nella sua vita” e “non giudicarmi (come ha detto papa Francesco)” rivendicando la sua porzione di “rispetto per il prossimo”. Il tuo errore è che continui a confondere il pollo con l’aquila e non accetti che uno è vero e l’altro è falso. Quindi non dai un vero contenuto all’uomo.

    • Toni scrive:

      Ti avevo risposto, ma ancora il post è monitorato.

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