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Prezzo della benzina. Alle stelle ci si arriva accisa per accisa

marzo 19, 2012 Massimo Giardina

Il barile di petrolio, la trasformazione, la distribuzione. E poi un po’ di accise: Guerra d’Etiopia, crisi di Suez, Vajont, alluvione di Firenze, terremoto del Belice, terremoto del Friuli, terremoto in Irpinia, missione in Libano, guerra in Bosnia, sbarco immigrati a Lampedusa, contratto autoferrotranvieri, Salva-Italia.

I prezzi della benzina e del gasolio sono ormai incontrollabili, gli ultimi dati osservati da quotidianoenergia.it oscillano tra i 1,793 euro/litro dei distributori “no logo” (gli equivalenti dei discount per gli idrocarburi), fino a toccare i 1,865 euro/litro della Total Erg. La sproporzione tra l’aumento del carburante e la rivalutazione monetaria fornita dall’Istat è già stato affrontata da tempi.it. Vediamo ora tutti gli elementi che contribuiscono al costo pagato dall’utilizzatore finale al distributore di benzina.

Il prezzo del brent, cioè di un barile di petrolio, nell’ultima settimana è oscillato tra i 120 e i 125 dollari (USD). Il trend per ora è rialzista perché, oltre alle situazioni geopolitiche che determinano l’incontro tra la domanda e l’offerta nel mercato petrolifero, bisogna aggiungere alcuni movimenti speculativi che stanno contribuendo all’aumento degli importi delle vendite. Anche i futures ne risentono, tant’è che le previsioni sui prezzi dei contratti futuri sul brent sono in ascesa. Il 2011 aveva chiuso con il prezzo per barile intorno ai 108 USD come ad ottobre, l’accelerata è venuta dopo.

Il prezzo del petrolio è un dato di mercato cui bisogna sommare i costi di trasformazione. Sul prezzo totale della benzina, i costi della materia prima e della  lavorazione per ottenere la benzina e il gasolio incidono per il 32 per cento sul totale. Segue poi la fase distributiva: dalla raffineria al distributore. In questa fase l’incidenza del costo sul prezzo totale è del 7-8 per cento (circa 15 centesimi di euro). Manca, per arrivare al 100 per cento, un 60 per cento aggregabile in un’unica voce: accise (Iva inclusa naturalmente).
Da sottolineare che nella fase distributiva vanno remunerati più soggetti e più costi: i trasposti, i distributori locali all’ingrosso e il gestore.

Per tornare alla componente fiscale, nelle accise si trovano in ordine cronologico: 1 millesimo al litro per la Guerra d’Etiopia del 1935, 7,2 millesimi per il finanziamento della crisi di Suez (1956), 5,16 millesimi per il disastro del Vajont (1963), 5,16 millesimi per l’alluvione di Firenze del 1966, 5,16 millesimi per il terremoto del Belice (1968), 51,1 millesimi per il terremoto del Friuli, 38,7 millesimi per il terremoto in Irpinia dell’80, 106 millesimi per la missione in Libano dell’83, 11,4 millesimi per l’intervento in Bosnia del 1996 e per finire 40 millesimi per finanziare lo sbarco immigrati di Lampedusa dell’anno scorso. Gli italiani pagano inoltre 20 millesimi per il rinnovo del contratto autoferrotranvieri del 2004. L’impatto della manovra Salva-Italia è di 82 millesimi.
Siamo abbondantemente oltre la quota 0,3 euro/litro a cui bisogna aggiungere le accise regionali e l’imposta di fabbricazione sui carburanti di 70,42 centesimi  per la benzina e 59,32 per il gasolio. Non dimentichiamoci l’Iva al 21 per cento che potrebbe salire al 23 nel prossimo ottobre. Che bella notizia.
Twitter: @giardser

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2 Commenti

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  2. viccrep scrive:

    in italia è tutto disumano perché oltre a quelle accise ci sono quelle sull’elettricità e sul gas sulle quali si paga pure l’IVA.
    forse il risanamento più urgente è quello di tagliare le spese, sembra che in italia sia impossibile da capire e da attuare. andremo sempre peggio.
    viccrep

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