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Lo scenario di povertà che ci apparecchia questa Europa

dicembre 7, 2015 Pier Giacomo Ghirardini

La colletta alimentare, i dati Istat e la povertà in Italia. Continuando così, non ci sarà mai abbastanza crescita economica e lavoro

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Sabato 28 novembre molte persone hanno fatto la spesa pensando a chi ha fame: vanno ringraziate – loro e i volontari che hanno reso possibile la 19esima colletta alimentare. Le circostanze vogliono che, non più tardi del 23 novembre, l’Istat abbia diffuso i dati su reddito e condizioni di vita, secondo i quali, nel 2014, non riesce a fare un pasto adeguato (cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano) almeno ogni due giorni il 12,6 per cento degli italiani: il fenomeno è in crescita al Centro (dall’8,5 per cento nel 2013 al 10 nel 2014), non accenna a diminuire al Nord (dal 10,4 al 10,5), registra sì una diminuzione nel Sud e Isole, ma questa ripartizione continua a detenere il record degli affamati (17 per cento). Se ci avessero detto, quando si coniava con entusiasmo il primo euro con l’uomo vitruviano, che alla fine del 2015 avremmo scritto «cresce la fame al Centro-Nord»… Perché questa è la notizia.

Più in generale, è pari al 28,3 per cento la stima delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale residenti in Italia, secondo la definizione adottata nell’ambito della strategia Europa 2020. La stima arriva al 45,6 per cento nel Mezzogiorno. Il fatto è che l’indicatore non segnala veri miglioramenti rispetto al 2013 (28,5 per cento), anno in cui si è toccato il fondo della crisi: secondo l’Istat la diminuzione della quota di persone in famiglie gravemente deprivate (la stima passa dal 12,3 all’11,6 per cento) verrebbe compensata dall’aumento della quota di chi vive in famiglie a bassa intensità lavorativa (dall’11,3 al 12,1 per cento).

E veniamo al punto: continuando così, non ci sarà mai abbastanza crescita economica e lavoro. Finché l’idea che tiene unita l’Europa sarà quella di fare di questo continente il paradiso della rendita finanziaria e finché, soprattutto, esaurite le dilazioni e le deroghe concesse – bontà loro – per far fronte a quisquilie come migrazioni bibliche e rischi di terrorismo da terza guerra mondiale, non verrà abbandonato il Patto di bilancio europeo, non avremo altro futuro che bassa crescita, disoccupazione e povertà – con degrado e conflitti sociali che oggi a malapena intravediamo.

Nell’Unione Europea vivono 121 milioni 951 mila persone a rischio di povertà o esclusione sociale, secondo i dati Eurostat più aggiornati, di cui 17 milioni 41 mila solo in Italia. Compiere il gesto della Colletta alimentare ci dovrebbe anche aiutare a capire l’urgenza di una politica che non confonda la necessità della sobrietà, finalizzata alla condivisione, con l’acquiescenza a ingiustizie divenute intollerabili.

Foto Ansa


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12 Commenti

  1. GD says:

    Un articolo assai generico però con due richiami importanti: questa integrazione amorfa della CE, che è tutto fuori che un soggetto serio e unitario e , soprattutto se mi è consentito, la sobrietà. Viviamo in una società che se paragonata a quello che eravamo solo pochi decenni fa è opulenta e facile, ma poggia su questo dover consumare sempre di più, a scapito di altri. Sobrietà e redistribuzione non sono codificate nelle leggi dell’ economia, eppure fuori da questo non c’è soluzione.

    • Giannino Stoppani says:

      Mah, vorrei avere codeste certezze, per così dire, francescane.
      Secondo me, invece, a forza di “sobrietà” si finisce nella “miseria”, e non mi pare un bel traguardo.

  2. SUSANNA ROLLI says:

    Vorrei sapere se le tante per sone forestiere che sono ospitate in Italy, sono state ospitate CONSAPEVOLMENTE per essere inesorabilmente destinate ad accrescere le fila dei poveri autoctoni; che significa aver fallito un sacco di cose.
    Grazie.

    • Filippo81 says:

      La mia opinione ,Susanna. è che costoro, tranne una minoranza di profughi veri, sono degli invasori legalizzati dalle autorità europee.La finalità di questa “normale migrazione dei popoli” o di “fuga da guerre, carestie,variazioni climatiche ecc” ? Ognuno faccia le sue valutazioni, ma sempre di invasione si tratta, c’è poco da giustificare.

  3. Filippo81 says:

    Secondo me se non ci liberiamo dalla morsa della troika non usciremo ma dalla crisi,ma saremo sempre più asfissiati da essa.Disse tempo fa il “simpatico” warren buffet “noi straricchi stiamo conducendo una lotta di classe contro coloro che non lo sono e stiamo vincendo”….con le tragiche conseguenze che viviamo sulla nostra pelle, purtroppo.

  4. recarlos79 says:

    cari ragazzi, invocare più stampa moneta e più stato porta solo ad una conseguenza: più debito e più tasse. ci sono alcuni paesi che crescono: germania-investimenti (solo a chi lo merita), Inghilterra (tagli alla spesa pubblica). prendiamo esempio o torniamo al fallimento del ’92?

    • Filippo81 says:

      Caro Recarlos . è proprio dal 92 che è iniziato il declino lento ma progressivo dell’Italia, grazie alla politica che si è arresa al fmi, alla commissione europea poi alla bce,altro che “seconda repubblica”!Cito solo un piccolo aneddoto. la riunione sul britannia …. Ancora credete nella buona fede del potere finanziario dominante ?Vediamo dove ci sta portando…….

  5. Jens says:

    La verità è triste e dura: fintanto che si rimane dentro il patto di stabilità e dentro l’euro si può solo peggiorare. E purtroppo, i potenti, di cui i nostri politici sono solo dei burattini, hanno tutto l’interesse a che tale quadro non venga alterato.
    Qui non c’è da prendersela con il Renzi, il Grillo o il Salvini di turno. Qui c’è da torturare barbaramente Monti, Merkel e tutti gli altri. Non per quello che hanno fatto: lì ormai il danno è fatto. Vanno torturati lentamente in maniera atroce affinché diano il via libera all’Italia di uscire dall’UE, così che possiamo riprenderci la sovranità monetaria.
    Minacciarli di morte non serve: quelli non cederanno mai! Cederanno solo se minacciati di tortura.

    Poi viene il problema italiano vero e proprio. E qui bisogna agire con la tortura nei confronti di chi sta al governo. Perché fare riforme adeguate comporta sempre perdere consensi elettorali.
    Amici miei, qui se non si fa una rivoluzione seria e forte finiremo tutti morti di fame! E non solo quelli che non hanno istruzione, ma anche purtroppo chi l’istruzione ce l’ha! Perché le aziende sono oberate dalle tasse, la benzina costa, i trasporti costano! Le aziende non possono permettersi di assumere tanta gente, men che meno possono garantire stipendi adeguati al costo della vita!

    Spiace dover invocare metodi barbari, ma per certa gente è la sola soluzione. Certa gente non cederebbe mai di fronte alle semplici minacce di morte. Cede solo di fronte ai possibili danni economici personali o al dolore fisico.

  6. SUSANNA ROLLI says:

    c’è VOGLIA DI CAMBIAMENTO, VEDANSI ULTIMISSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE IN fRANCIA.

  7. Cisco says:

    Suicidio demografico, globalizzazione fuori controllo e statalismo sono le ragioni principali del collasso europeo, e neanche l’Inghilterra se la passa tanto bene se la sua economia viene valutata in prospettiva. Purtroppo la vera crisi ancora deve arrivare.

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