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Povere Pmi! Negli ultimi sei anni «il fisco si è complicato alla velocità di una nuova norma a settimana»

giugno 11, 2014 Redazione

All’assemblea di Confartigianato presentati una serie di numeri interessanti su tasse, burocrazia, norme e debiti della pa. «Paghiamo l’energia elettrica il 31% in più rispetto alla media europea»

«Non pretendiamo che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose» è una frase di Albert Einstein che Giorgio Meletti, presidente di Confartigianato (associazione che raduna 1 milione e 390 mila imprese), ha citato per introdurre la sua relazione nell’assemblea dell’associazione. Meletti ha rivendicato il fatto che «il sistema delle piccole imprese che rappresentiamo ed il sistema associativo che interpretiamo, “noi” non siamo stati fermi, non abbiamo continuato a fare le stesse cose: siamo cambiati. E molto».

pmiLE PMI. L’apertura intelligente alle nuove tecnologie e all’estero ha fatto sì che «la manifattura italiana viva una rinascita dopo la sua morte annunciata». «Nel primo trimestre 2014 – ha detto Meletti – le nostre esportazioni sono aumentate dell’1,5 per cento rispetto al 2013. Addirittura in Cina, nell’ultimo anno, abbiamo venduto beni per un valore di oltre 10 miliardi, con un incremento del 12,2 per cento del nostro export».
Il presidente ha sottolineato con orgoglio un tessuto imprenditoriale («4 milioni 300mila aziende, il 99,4 per cento del sistema imprenditoriale, che danno lavoro a oltre 11 milioni di persone») che anche in un periodo di crisi ha deciso di non mollare. Anzi, come testimoniato «dalla grande manifestazione in piazza del Popolo, a Roma, dove il 18 febbraio più di sessantamila imprenditori si sono riuniti sotto le bandiere delle loro associazioni e di Rete Imprese Italia per fare ascoltare la propria voce e proporre soluzioni concrete ai temi della crisi».

ECCO L’ELENCO. Meletti non ha nascosto le criticità. No a una politica che dimentichi le parti sociali, che s’accontenti degli «annunci rivoluzionari» ma poi combini poco, che lasci cittadini e imprenditori soli nei labirinti burocratici e incertezze sulle scadenze fiscali (se state pensando a Imu/Tasi/Tasi e Sistri siete nel giusto). E ha spiegato che «le nostre piccole imprese pagano l’energia elettrica il 31% in più rispetto alla media europea. Si tratta di 4 miliardi di euro di maggiori costi». Ha quindi illustrato un report del Centro studi di Confartigianato che ha sciorinato una serie di numeri interessanti che di seguito riportiamo.

  • Tasse. «Nel 2014 gli italiani pagano 25,7 miliardi in più di tasse rispetto alla media dei cittadini dell’Eurozona. Si tratta di 420 euro di maggiori imposte pro capite. Questo gap Italia/Europa è l’effetto dell’aumento della pressione fiscale che quest’anno nel nostro Paese raggiunge il 43,9% del PIL, ben 1,7 punti in più rispetto al 42,2% registrato nella media dei Paesi Ue. Ma, se si considera il mancato gettito dell’economia sommersa, la pressione fiscale effettiva sale al 52,9% del Pil».
  • Norme fiscali. «Tra il 2008 e il 2014 sono state approvate 629 norme fiscali, di cui 389 introducono nuovi adempimenti per le imprese: quindi quasi 2 nuove norme fiscali su 3 aumentano i costi burocratici per le imprese. In pratica, in 6 anni il fisco si è complicato alla velocità di 1 nuova norma alla settimana».
  • Spese per burocrazia. «Più in generale, sul fronte della burocrazia nell’ultimo anno le piccole e medie imprese hanno speso in oneri amministrativi 30.980 milioni di euro, equivalenti a 7.005 euro per ciascuna piccola e media impresa e pari a 2 punti di PIL. L’inefficienza nel rapporto tra Pubblica Amministrazione e imprese genera un ambiente ostile al ‘fare impresa’, tanto che nella classifica sulla facilità di fare impresa ‘Doing Business 2014’ l’Italia si colloca nella 23° posizione tra i 28 Paesi dell’Ue e al 65° posto tra i 189 Paesi del mondo. In particolare, nell’era di Internet, i servizi digitali della Pa risultano ancora inefficienti. Nel 2013, infatti l’Italia è al penultimo posto tra i 28 Paesi Ue per quota di cittadini che interagisce via web con la Pubblica Amministrazione: soltanto il 21% degli italiani dialoga on line con la Pa, rispetto alla media europea del 41%».
  • Leggi che rimangono sulla carta. «Nel biennio 2012-2013 sono stati adottati 109 provvedimenti – tra decreti legge, decreti legislativi e leggi – che hanno determinato 1.318 provvedimenti attuativi equivalenti ad 1,7 provvedimenti al giorno. Di questi, al 31 dicembre 2013, solo il 34,1% del totale, pari a 499 provvedimenti, è stato adottato».
  • Debiti Pa. «L’Italia è il Paese europeo con i tempi di pagamento più lunghi e con la più elevata quota di debiti commerciali della PA pari al 3,3% del Pil. Nel 2014 le imprese fornitrici di beni e servizi devono attendere in media 165 giorni (rispetto alla media di 80 giorni nel resto d’Europa) per riscuotere le fatture dagli Enti pubblici. Questo ritardo rispetto ai 30 giorni imposti dalla legge provoca un  extracosto di 2 miliardi di euro a carico delle imprese fornitrici della PA».
  • Giustizia. «La durata media dei processi civili legati ad inadempienza contrattuale è di 1.185 giorni, ben 641 giorni in più rispetto alla media europea, un gap che colloca il nostro Paese al 2° posto dietro solo alla Grecia. I tempi lunghi della giustizia civile provocano maggiori costi per le imprese che ammontano a 1.032 milioni di euro».

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