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Povera sinistra italiana, ridotta a invocare la galera come ultima arma di lotta sociale

novembre 10, 2013 Luigi Amicone

Giornali e tv sono impegnati da anni a promuovere questa bestia che ha nome “giustizialismo” e che non è certo l’ultimo dei sintomi della decadenza italiana. Vedi il caso Cancellieri

A difesa del ministro Cancellieri, Luigi Manconi, senatore Pd e presidente della Commissione per i diritti umani, ha scritto tra l’altro che «a leggere i quotidiani e i commenti di tanti parlamentari viene da pensare che la politica “di sinistra” sia quella tesa a protrarre la carcerazione in custodia cautelare di una donna diagnosticata come anoressica e che non intende nutrirsi. È all’opera un meccanismo demagogico feroce: in nome di un presunto egualitarismo si propugna un livellamento delle garanzie verso il basso. Siamo alla torva invocazione del carcere come strumento di giustizia sociale».

È così. I giornali, come le tv e perfino i comici alla Crozza, sono molto impegnati (da molti anni) a promuovere questa bestia che ha nome “giustizialismo” e che non è certo l’ultimo dei sintomi della decadenza italiana. Già. Perché se un fenomeno da subcultura talebana viene elevato a focus di un sistema di notizie e se i giornali diventano cloache di intercettazione manettara, da tutto questo vento altro non si può sperare che l’odierna tempesta.

Al contrario, quando i nostri avi illuministi fecero giornali (come Il Caffè) e fecero cultura giuridica (come i Beccaria), edificarono l’Italia. Mentre ai nostri giorni, con vero spirito di regresso, i media sembrano lavorare alacremente per restituire l’Italia alle epoche in cui l’Italia era sotto il tallone dello straniero. Il “dagli alla Cancellieri” è, infatti, né più né meno, l’ultima di quelle ventennali “gride spagnole”, da epoche di “Colonna Infame”, che una sinistra appena decente e un Pd appena dignitoso dovrebbero decidersi ad archiviare: in “larghe intese” e finalmente libere anche dagli editori col passaporto svizzero.

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8 Commenti

  1. Giovanni scrive:

    Ah Ah Ah Ah una topica dietro l’altra!

    Lasciamo perdere se, per un ministro, fare pressioni per un’ amica di famiglia con cui il figlio ha rapporti di affari si possa considerare un mero “gesto umanitario”

    Lasciamo anche perdere che per voi il garantismo è progressivo con gli stessi criteri dell’Irpef : più sei ricco (Berlusconi, Dolce e Gabbana, Ligresti) e più ne hai diritto.

    Ma citare Beccaria e “Dei delitti e delle pene” che ai tempi la Chiesa mise all’Indice è davvero un capolavoro di umorismo involontario.

    • Stefano scrive:

      Ah, ah, ah, ah…….
      Ma tu sai qual’era la ragione del contendere che portò alla messa all’indice dello scritto del Beccaria? Era la distinzione che faceva, il Beccaria, fra peccato e reato, fra intenzione e danno arrecato.
      Una questione che richiederebbe una lunga trattazione e che nulla a che vedere con il garantismo e quindi ha più senso la citazione di Beccaria nell’articolo, che la sua, circa la messa all’indice di “Dei delitti e delle pene”.
      L’umorismo involontario è quello fatto da tutti coloro, che come lei, giustificano le proprie ragioni con citazioni, affermazioni delle quali non conoscono le ragioni e le tolgono dal loro contesto.

  2. Stefano scrive:

    Ah, ah, ah, ah…….
    Ma tu sai qual’era la ragione del contendere che portò alla messa all’indice dello scritto del Beccaria? Era la distinzione che faceva, il Beccaria, fra peccato e reato, fra intenzione e danno arrecato.
    Una questione che richiederebbe una lunga trattazione e che nulla a che vedere con il garantismo e quindi ha più senso la citazione di Beccaria nell’articolo, che la sua, circa la messa all’indice di “Dei delitti e delle pene”.
    L’umorismo involontario è quello fatto da tutti coloro, che come lei, giustificano le proprie ragioni con citazioni, affermazioni delle quali non conoscono le ragioni e le tolgono dal loro contesto.

  3. Giovanni scrive:

    Sono d’accordo anche io che questo non è il luogo ideale per discutere del complesso rapporto tra la Chiesa e la pena di morte, i diritti dell’uomo e la concezione laica del diritto.

    Voglio fare comunque due citazioni da “De I delitti e delle pene”, fuori contesto fin che vuole, ma significative:

    “Uno dei più gra freni dei delitti non è la crudeltà della pena , ma l’infallibilità di essa”

    “La certezza di un castigo, benchè moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell’impunità”

    Citare Beccaria in difesa di una casta politico economica che ha fatto proprio dell’impunità la ragione del suo essere mi pare davvero tragicomico.

    • Su Connottu scrive:

      Scusi Giovanni,
      capisco la difficoltà di essere stato messo nel sacco, mentre la sua intenzione era esattamente quella opposta, ma il suo insistere nel difendere l’indifendibile con queste citazioni “ad minchiam” contribuisce solo ad accentuare la sua aura di ridicolo.
      Dopo il tentato stupro alla memoria di Cesare Beccaria, cos’altro ha in serbo per noi? Dimostrare che il “Mein Kampf” è un testo sionista?

      • Giovanni scrive:

        E’ proprio vero che un bel tacer non fu mai scritto, tanto per continuare a citare.

        Il fatto che concordi con Stefano sul fatto che una pagina di commenti alle sbrodolate filoberlusconiane di questo giornale non sia il posto più adatto per discutere di filosofia e diritto non inficia certo il fatto che Beccartia professi un’idea di giustizia che la Chiesa ha sempre mal digerito, spesso attaccato, altre volte subito. Tanto è vero che ancora oggi lo stesso Catechismo non condanna la pena di morte in linea di principio.

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