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Populista, certo, perché no?

luglio 27, 2017 Laura Tecce

Paolo Del Debbio dal suo tour “fra la gente” a lingua sciolta su Berlusconi, Renzi, la tv e il diritto di parlare con la pancia

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Più di mille persone in piazza ad Alassio e altrettante a Santa Margherita Ligure, prime due tappe del “tour” di Paolo Del Debbio, uomo di punta dell’informazione targata Mediaset, che ha scelto la Liguria per dare vita a uno show itinerante in cui il conduttore dialoga con il parterre di politici e giornalisti ma anche con il pubblico. Politica, attualità e intrattenimento in stile Quinta colonna nella Regione che da due anni è governata dall’amico ed ex collega Giovanni Toti. Lo scorso aprile sono stati proprio Toti e Del Debbio ad aprire al Teatro della Gioventù di Genova, con una lunga intervista pubblica, la vincente campagna elettorale di Marco Bucci, candidato del centrodestra per il Comune di Genova. Del resto il rapporto con il pubblico e un linguaggio “diretto” sono le cifre stilistiche di Del Debbio.

Nelle tue trasmissioni televisive ti colleghi con le piazze. Con “In piazza con Paolo Del Debbio” hai deciso di andarci direttamente tu.
Per me essere in piazza o essere in televisione è uguale. Spesso chi fa parlare la gente, la ascolta, o fa vedere delle realtà che non vengono mostrate altrove, viene tacciato di essere “populista”. Io credo che il populismo riguardi di più la classe politica che il giornalismo: se un politico promette cose che non possono essere realizzate solo per attrarre voti, allora in quel caso è un populismo pernicioso. E comunque a me l’accusa di esser populista passa come l’acqua sulla pancia di un delfino! Ci ho scritto anche un libro (Populista e me ne vanto, ndr) quindi…

Sì però alcuni talk show “in odore” di populismo la prossima stagione televisiva non li vedremo più. La tua Quinta colonna è rimasta un po’ una mosca bianca.
La cosa per me è incomprensibile, penso all’Arena di Giletti, che portava molto ascolto e quindi molta pubblicità. E francamente, al di là del discorso del ritorno economico, se hanno successo trasmissioni televisive di un certo tipo è perché la gente ha determinati problemi. E se ha questi problemi non è colpa di Massimo Giletti o di Gianluigi Paragone: anche a lui su La7 hanno chiuso La gabbia… La colpa è di chi questi problemi non li risolve. E comunque se c’è anche qualche voce un po’ più “viscerale”, non vedo dove sia il problema; poi ce ne sono tante altre, ognuno ha il suo modo, e ci dovrebbe essere spazio per tutti. Mi sembrano scelte veramente adolescenziali.

In altri tempi, sul celeberrimo “editto bulgaro” in molti si stracciarono le vesti. Due pesi e due misure?
A prescindere da chi prenda queste decisioni, da destra o da sinistra, sono scelte adolescenziali.

Rimanendo in tema di palinsesti e di tv, forse questa volta l’attenzione dell’opinione pubblica si è focalizzata più sul cachet di Fabio Fazio. Che idea ti sei fatto?
Mi piacerebbe sapere quali sono gli introiti pubblicitari che porta Fazio, poi potrei dare un giudizio. Io la penso così: se un personaggio fa tornare in qualche modo i soldi in azienda ben venga, sono più che meritati, come succede nella tv commerciale. Oppure se la persona offre un “servizio” alla nazione, ma allora va fatta senatore a vita.

La tv generalista funziona ancora?
La pubblicità che ancora oggi fa vendere le aziende in modo determinante è quella della tv generalista. Naturalmente il pubblico va raggiunto attraverso più canali: la radio, internet, la pay tv. Però i grandi numeri ancora si ottengono con la televisione, per ora.

E del linguaggio “politically correct”, che nella tv generalista sembra farla un po’ da padrone, che ne pensi?
L’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali, ndr) di Palazzo Chigi mi ha fatto un richiamo, presentandolo all’Ordine dei giornalisti che mi ha sanzionato perché nella mia trasmissione non avevo corretto alcuni parlamentari che avevano usato il termine “zingari”. Io ho fatto presente che c’è un articolo della Costituzione, il 68, che sancisce l’inappellabilità dell’opinione dei parlamentari, ma mi hanno sanzionato ugualmente… Puerismi culturali.

Parliamo di politica. Per molti osservatori oggi la vera partita si gioca, più che sulla contrapposizione fra destra e sinistra, su quella tra sovranisti ed europeisti. Come la vedi?
Secondo me il tema è un altro: sono i diritti e i bisogni delle persone e chi li risolve. Se arriva uno che è europeista ma risolve i problemi dei migranti, la gente lo giudica e lo vota per quello, non per altro. Il vero discrimine oggi è la risoluzione dei problemi, chi si occupa seriamente di diritti di tipo sociale, economico, imprenditoriale, di temi legati al lavoro ma anche alla sicurezza, all’ambiente. Penso che le persone siano più sensibili verso chi parla di queste cose che non di sovranismo. Questioni concrete insomma.

Berlusconi negli ultimi giorni ha fatto i nomi, per una possibile leadership del centrodestra, di Draghi, Marchionne, Tajani, addirittura Montezemolo.
Berlusconi si deve decidere: vuole partecipare da solo alle prossime elezioni politiche per poi fare un governo con Renzi oppure vuole un’alleanza di centrodestra con Salvini, presentarsi alle urne con quella e poi con quella governare? Perché così può vincere. Con l’altra opzione potrebbe comunque prendere tanti voti e governare lo stesso, però non so se potrebbe annunciarla in campagna elettorale: se lo dice magari gli elettori i voti non glieli danno. Questa è la decisione che deve prendere Berlusconi. Per ora mi sembra nel guado.

Quindi il centrodestra nella sua “formazione storica” è ancora vincente?
A Genova ha vinto, Toti ha fatto la scelta giusta e ha vinto. A Sesto San Giovanni Mariastella Gelmini ha fatto la scelta giusta e ha vinto. E cito Toti e Gelmini perché in queste realtà locali alla fine si vince anche grazie agli schieramenti, e dove Forza Italia si è presentata con la Lega e con Fratelli d’Italia abbiamo visto gli esiti positivi. In ogni caso, credo che per gli elettori sia sano potere andare alle urne sapendo già per quale schieramento stanno votando, è anche una questione di rispetto della democrazia.

Hai già comprato Avanti, il nuovo libro di Matteo Renzi?
Non l’ho ancora letto, lo leggerò. Da quello che ho visto sui giornali Renzi si leva un po’ di “pietroni” dalle scarpe, vorrei vedere però quali “sassolini” mette sul futuro. Parla di superamento del fiscal compact: occorre vedere come e con quali forze, perché la politica internazionale si basa sui rapporti di forza.

L’ex premier nella sua fatica letteraria parla anche di giustizia, di «subalternità culturale della politica rispetto alla magistratura».
Ha provato sulla sua pelle cosa vuol dire, lo hanno toccato personalmente.

Ha fatto molto discutere anche la sua nuova posizione sui migranti: «Aiutiamoli a casa loro» non è propriamente un concetto di sinistra. Che Renzi stia cercando di recuperare terreno in vista delle elezioni?
Ma Renzi la pensa più così che in altro modo. Quello è davvero il suo pensiero. È come se sia lui che Berlusconi avessero qualcosa di chiaro da dire ma non lo dicono perché hanno paura: Berlusconi non dice con chi vuole stare, Renzi dice qualcosa ma deve tenere insieme anche una parte della sinistra che la pensa diversamente. A livello locale vedo invece persone più decise. Non hanno paura di fare scelte decise e chiare. 

Foto Ansa

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