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Polonia, raccolte 600 mila firme: in Parlamento una legge contro l’aborto

luglio 2, 2011 Benedetta Frigerio

La società polacca si è mossa dal basso e ha portato in Parlamento una legge che vuole abolire l’aborto. L’iniziativa è partita dalla Fundacaji Pro (fondazione per la vita) ed è sostenuta da giornalisti, avvocati e altri laici. La Chiesa polacca con il cardinale Stanislaw Dziwisz appoggia il movimento. In Polonia, secondo un sondaggio, il 65% della gente è contraria all’aborto

In controtendenza rispetto all’Europa, la Polonia potrebbe varare a breve una legge che abolisce l’aborto. La pratica è legale da ormai quarant’anni ma si è sollevato un vero e proprio movimento popolare contrario l’aborto. La proposta di legge infatti non viene dall’alto. Perché una proposta venga valutata in Parlamento, devono essere raccolte almeno 100 mila firme, la Fundacaji Pro (fondazione per la vita) ne ha riunite ben 600 mila.

Il disegno di legge, una volta al voto, se ottenesse il 50 per cento più uno dei consensi passerebbe a una commissione, poi al senato e infine al presidente. Se venisse accettata, la legge comporterebbe il carcere da 3 a 8 anni per i medici che pratichino l’aborto o per chiunque lo istighi. Mentre per la madre non ci sarebbe alcuna sanzione. Un segnale nuovo e unico in tutta Europa. Jeak Sapa, presidente della Fundacaji Pro, ha fatto sapere che c’è un modo per evitare che il potere anestetizzi le coscienze: «Abbiamo agito in segreto. Nessuno fuori dai confini polacchi doveva sapere, soprattutto quel mondo anglofono dove agiscono i media, fondazioni, lobby che finanziano gli Stati per diffondere una cultura della morte».

Così, senza il bombardamento di stampa e media l’iniziativa ha coinvolto sempre più persone, con avvocati, giornalisti e altri gruppi che hanno ingrossato le fila del movimento. Gli avvocati hanno anche scritto alla Camera polacca che «i legislatori non hanno una competenza illimitata. Alla fine la legge deve valutare che cosa serva o meno all’uomo. Siamo convinti che la legge polacca debba difendere la vita senza eccezioni e diventare avvocato del vero progresso internazionale dei diritti umani». Molti giornalisti invece hanno fatto sapere che «una ragione che vieti l’aborto in qualsiasi caso permette di potenziare realmente il sostegno della donna».

Anche altre associazioni laiche sono intervenute nel dibattito e sono state sostenute con decisione da tutta la Chiesa polacca. A farle da portavoce il cardinale di Cracovia, Stanislaw Dziwisz, che ha dichiarato: «La Chiesa insegna chiaramente che i cattolici sono obbligati a non coprire il compromesso attuale, ma a puntare alla protezione totale della vita. La proposta è quindi una soluzione invocata dalla Chiesa». Ma la forza della Chiesa polacca non basta. A partire dall’ultimo sondaggio del 3 giugno, negli ultimi anni le persone favorevoli all’aborto siano diminuite notevolmente, con una percentuale passata dal 57 al 40 per cento, mentre i contrari aumentavano dal 36 al 65 per cento. Dello stesso avviso un sondaggio di quest’anno, che registra che l’85 per cento dei polacchi si definisce “difensore della vita”.

«Come guidò al collasso dell’Unione Sovietica – si legge sul sito della fondazione Fundacaji pro – siamo speranzosi che che la cattolica Polonia darà la spinta anche al collasso della mentalità atea e secolarizzata dell’Unione Europea. Potrebbero volerci altri 50 anni, ma attraverso la fede dei cattolici, la guida di papi coraggiosi e dello Spirito Santo sappiamo che il demonio sarà sconfitto». Un auspicio che coincide proprio con l’inizio del semestre di presidenza polacca all’Unione Europea.

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