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Polito: «La Napoli di De Magistris cantiere nazionale? Spero di no»

giugno 17, 2011 Chiara Rizzo

All’ombra del Vesuvio, l’ex leader di Confindustria Antonio D’Amato intesse alleanze politiche a sostegno di De Magistris. E intanto una parte degli industriali potrebbe dare un appoggio economico al piano politico del nuovo sindaco. Inedito laboratorio politico? Per l’editorialista del Corriere Antonio Polito va in scena una vecchia legge della politica

Ieri Raimondo Pasquino, il professore candidato del Terzo polo per le amministrative a Napoli, è stato eletto presidente del Consiglio comunale grazie, a quanto pare, soprattutto alla mediazione dell’ex numero uno di Confindustria, Antonio D’Amato. Grande sostenitore di Pasquino nella prima tornata elettorale, è divenuto il regista dell’avvicinamento tra Terzo polo e De Magistris. Poi, ancora da Napoli, è arrivata la notizia della prima delibera della nuova giunta, il «provvedimento rivoluzionario» presentato da De Magistris al mattino: un pacchetto di misure urgenti per la gestione integrata dei rifiuti.

Tra queste la spinta alla raccolta differenziata, che da settembre dovrebbe coinvolgere 325 mila napoletani rispetto ai 146 mila cittadini attuali, e un po’ di tutto tranne il termovalorizzatore a Napoli est. Il problema è che per il primo atto della giunta già non ci sono i fondi. Il Comune punta a sbloccare 8,5 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione già 3 anni fa e a utilizzare i 150 milioni di euro di fondi Fas stanziati per la Campania dal governo nel 2011. Intanto l’azienda comunale dei rifiuti, Asia, punterebbe ad acquistare l’impianto di compostaggio di Caivano, in partenariato con l’Unione industriali.

Ma gli industriali napoletani sono in qualche modo al centro di diversi scenari sul futuro di Napoli. Secondo un’analisi riportata oggi dal quotidiano Il Foglio, De Magistris potrebbe contare su investimenti privati – grazie ai rapporti intessuti dal neo governatore campano Caldoro e al presidente dell’Unione industriale – per 2.5 miliardi di euro, per la riqualificazione dell’aera est della città, oltre ad investimenti di altri 2, 3 miliardi di euro attesi per le tappe della Coppa America nel 2012 e nel 2013: notizie che, sommate all’impegno per De Magistris di un D’Amato, sembrano tracciare un inedito quadretto sotto il Vesuvio. De Magistris, il “sindaco Masaniello”, alleato degli industriali. E, da un punto di vista meramente politico, alleato del terzo polo a scapito del Pd, che comunque dai nuovi “giochi” al Comune di Napoli per il momento è escluso.

Napoli è diventata così un laboratorio di ciò che può avvenire anche a Roma? Tempi.it lo ha chiesto ad un attento conoscitore e penna “vesuviana” doc (è nato a Castellammare di Stabia), l’editorialista del Corsera (ed ex direttore del Riformista) Antonio Polito. Il giornalista (già segretario cittadino della Margherita proprio a Napoli) parte dall’inedita alleanza con gli industriali del neo sindaco. «Sinceramente non so se parlare davvero di un’ “alleanza”. È certamente vero l’appoggio di D’Amato a Pasquino e De Magistris: lo ha dichiarato lui stesso alla stampa pubblicamente. Perché quest’avvicinamento? Perché il candidato del Pdl Gianni Lettieri, sebbene collega di D’Amato in Confindustria, è anche il suo storico “rivale”, identificato come il prosecutore del Bassolinismo. Diciamo che D’Amato, nell’esprimere l’appoggio a De Magistris, ne ha soprattutto approfittato per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e mettere da parte tutte quelle correnti napoletane “avversarie”. È fuori di dubbio che durante e dopo il ballottaggio abbia lavorato anche perché Pasquino si avvicinasse a De Magistris. Ma non so se effettivamente in questo modo ora una parte degli industriali napoletani, tramite D’Amato, si stia realmente avvicinando al nuovo sindaco. Gli industriali napoletani sono in realtà una galassia molto ampia, e tutti hanno a che fare con la politica per lavorare da sempre e a prescindere dal colore. L’impresa napoletana in genere tende ad avviare alleanze con la politica perché il pubblico è il principale committente. E stanno già lavorando per allacciare dei rapporti con la nuova amministrazione, ma questa è una storia vecchia. “Francia o Spagna purché se magna”».

Ma, come detto, a Napoli si intessono per la prima volta anche nuove alleanze politiche: Idv, Sel e Terzo polo assieme? «Mi auguro caldamente di no!» ribatte Polito: «Spero davvero che questa Napoli non sia un cantiere nazionale, perché qui ha vinto solo una cesura col passato molto ribellistica e demagogica, con rischi di tenuta futura. Ma la città ha bisogno di vero rigore e serietà, tutto il contrario del populismo. Spero che qualcuno, persino De Magistris, riesca a fare qualcosa, ma sinceramente anche sulla tenuta dell’alleanza col terzo polo ci andrei cauto, perché a Napoli il terzo polo raccoglie anime davvero molto diverse. La forza trascinante di De Magistris al primo turno ha convinto qualcuno a saltare sull’altro carro, ma adesso è da vedere».

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