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Minorenni No Tav alle manifestazioni. Le famiglie: «Li educhiamo al rispetto della Madre Terra»

novembre 26, 2012 Marco Margrita

Tre famiglie sono state convocate dai servizi sociali di Avigliana perché i figli hanno partecipato a un presidio. La madre di uno dei ragazzi: «Come nelle dittature dell’America Latina»

Si riaccende la polemica sulla partecipazione dei minorenni al movimento No Tav. A dar fuoco (nuovamente) alle polveri, la convocazione di tre famiglie da parte dell’assistente sociale, ad Avigliana. Solo sette righe scritte in tono burocratico (che ne hanno provocate ben di più): «Con riferimento alla richiesta di relazione sociale pervenuta dalla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni del Piemonte e della Valle d’Aosta le SS. LL. sono invitate a presentarsi presso gli uffici del Servizio sociale di Avigliana il giorno martedì 27 novembre 2012 alle ore 11».

A scaturire la convocazione, l’identificazione dei figli ad un presidio con striscioni e volantini davanti alla filiale della San Paolo a Susa, il 28 settembre scorso. Tra i destinatari della lettera anche Angela Lano. Madre di un ragazzo di 15 anni, giornalista, animatrice di un sito filo-palestinese, assunse una certa notorietà quando fu trattenuta dalle autorità israeliane con altri partecipanti al tentativo di forzare il blocco navale di Gaza con la Freedom Flotilla. Vive in Val di Susa ed è impegnata nel movimento No Tav. Ha portato la vicenda sulle pagine di Repubblica. Nell’intervista che il quotidiano ospita, non modera certo i toni. Dice, in riferimento alla vicenda: «Tutto questo mi ricorda le dittature dell’America Latina negli anni ’80. Mi fa pensare a quel famoso film argentino La notte delle matite spezzate, dove si racconta del regime che arrestava e perseguitava gli adolescenti che manifestavano per i diritti civili. Parecchi figli di No Tav hanno genitori che hanno studiato, che fanno parte di una élite intellettuale in Val Susa, e che gli hanno trasmesso certi valori». Ed aggiunge: «Sono preoccupata per il peggioramento del clima politico e dello stato di diritto. Proprio due anni fa un parlamentare del Pdl propose di togliere i figli ai No Tav che li avessero portati a manifestare, e adesso ci troviamo queste convocazioni. Vogliono colpire quello che a noi è più caro, i figli e la famiglia, per fermare il movimento».

A sostegno di queste posizioni, una nota del “Gruppo Famiglie No Tav”: «In risposta alle segnalazioni ai Servizi Sociali delle famiglie NO TAV vorremmo ribadire che siamo genitori attentissimi ai nostri figli, i quali vengono educati a valori fondamentali come la condivisione, la solidarietà, il rispetto dell’altro e della Madre Terra e pensiamo che sia un insulto prima di tutto al lavoro e all’impegno degli operatori dei Servizi quello di segnalare famiglie come le nostre invece di sostenere economicamente e politicamente il loro operato, che spesso svolgono in condizioni di estrema precarietà. Dunque solidarietà alle famiglie segnalate e agli operatori costretti a perdere le loro risorse in questo compito».

Dal Consorzio dei Servizi Sociali della Val Susa, si ridimensiona e sottolinea che «gli assistenti devono attenersi alla richiesta del tribunale dei minori. Si tratta di una fase istruttoria in cui si deve capire se il minore vive in un contesto famigliare in cui possono venirgli trasmessi concetti che lo spingano all’illegalità». Mentre  Annamaria Baldelli, procuratore capo dei Minori a Torino conferma: «A noi preme soprattutto la salvaguardia dei ragazzi».

Sul fronte politico si segnala la reazione del presidente di Radicali Italiani (e consigliere comunale a Torino iscritto al Gruppo PD), Silvio Viale. Scrive l’esponente pannelliano: «Sono abbastanza colpito dalla velocità con cui una giornalista, che dovrebbe conoscere le leggi, o comunque informarsi, abbia strumentalizzato e buttato sui giornali la convocazione ricevuta dai servizi sociali, evocando climi sudamericani da anni ‘80 e presunti fantasiosi divieti di manifestazione per i minori. E’ la conferma che per i No Tav il giornalismo e l’informazione, parafrasando Von Klausewitz, siano davvero “la continuazione della guerra con altri mezzi”. Al suo posto avrei atteso con serenità il 27 novembre, giorno della convocazione, soprattutto se fossi stato a conoscenza del fatto che mio figlio 14enne si trovasse lontano da casa in compagnia di adulti e non avessi nulla in contrario». Allargando la visuale ai piccoli portati in manifestazione, continua: «Che un quattordicenne partecipi a iniziative politiche è legittimo, come l’eventuale identificazione, ma ciò non esime dagli obblighi genitoriali. È normale che ciò possa implicare automatismi giuridici di tutela del minore. Anche la questione dei figli piccoli portati come trofeo in manifestazioni di ogni sorta, a volte quasi come scudo in prevedibili momenti di tensione, non c’entra nulla con la vicenda segnalata, anche se esporre volutamente figli piccoli al pericolo può avere altri profili di responsabilità».
Prendendo atto che il gruppo “Famiglie No Tav”, giocando di anticipo, dica che sono «genitori attentissimi ai figli» e che li educano «a valori come la solidarietà, il rispetto dell’altro e dell’ambiente», Viale evidenzia che «non si aggiunge contro la violenza e la logica di tentare di spaccare la testa ai poliziotti e ai lavoratori dei cantieri Tav». Il radicale, chiude dicendo che «sulla vicenda della Signora Lano aspetto il 27 per conoscere quello che si vorrà far conoscere. Potrò condividere o essere critico, ma mi si risparmino i confronti con i minori desaparicidos sudamericani degli anni ’80. Le leggi sui minori valgono per tutti, Tav o No Tav che siano».

Intanto, le famiglie No Tav annunciano che «una manifestazione con i nostri figli l’8 dicembre».

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