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Pochissimi ammessi al Tfa. C’è il rischio di corsi “ad personam”

luglio 24, 2012 Daniele Ciacci

Su 588, sono 144 gli ammessi alla classe d’insegnamento A036 del Tfa. Intervista a Michele Faldi, direttore della didattica dell’Università Cattolica di Milano: «Il problema non è solo economico, ma organizzativo».

Questo nove luglio, migliaia di studenti si sono recati nei 37 atenei che ospitavano la prima prova del Tfa, il tirocinio formativo attivo che abilita all’insegnamento. Classe di formazione A036: Filosofia, psicologia e scienze dell’educazione. La rigidità delle maglie del setaccio selettivo ha però creato un ingorgo di non eletti. Sono otto le università in cui nessuno è stato ammesso: Cagliari, UniCalabria, UniCassino, la Statale di Milano, Roma Lumsa, Sassari, Trento e Urbino. Su 588 posti disponibili, soltanto in 144 hanno passato la selezione, lasciando poco meno di 3 mila studenti a rimpiangere l’occasione mancata. A Milano, hanno superato la prima prova solo in quattro. L’apertura di un corso di formazione per un numero così esiguo di partecipanti rischia di essere un autogol dello Stato, che da tempo si muove in direzione di forti tagli all’università e alla ricerca. Tempi.it ne parla con Michele Faldi, direttore della formazione post laurea dell’Università Cattolica di Milano.

State già valutando i costi per la programmazione di un corso per un numero così limitato di fruitori?
È certamente un problema, ma non economico. Bisogna interrogarsi sull’organizzazione dei corsi. In Lombardia, contando gli ammessi dell’Università di Bergamo, della Cattolica, della Statale e della Bicocca, sono sette i candidati che hanno passato la prima selezione. Il tavolo regionale degli atenei lombardi dovrà ritrovarsi a decidere un’unica linea di lavoro. Probabilmente dovrà essere re-impastata l’erogazione dell’ammissione, garantendo posti in più.

Anche perché i tirocini ad personam si sposano a fatica con le politiche attuali di risparmio?
Ripeto: il problema non sono soltanto i costi, ma l’intera organizzazione della vicenda. L’Università Cattolica – e probabilmente anche l’Università Bicocca – faticherà ad attivare un tirocinio pedagogico per un numero così esiguo di iscritti. Si sta lavorando su un’ipotesi di cooperazione interuniversitaria – visto che l’esperienza pregressa dimostra una buona collaborazione – che possa permettere l’erogazione di un unico corso di Tfa per tutti gli ammessi del capoluogo.

Che giudizio si è fatto sui quesiti del Tfa?
Non sono un esperto di filosofia e pedagogia, tuttavia non credo ci sia molta diversità dalla Siss. Non riesco a dare una valutazione nel merito dei contenuti delle domande. Mi pare – perlomeno nelle classi finora valutate – che si vada verso una fortissima selezione. E questo mi crea un dubbio: le domande a risposta multipla sono davvero uno strumento valido per la valutazione della qualità di un docente?

Si è dato una risposta?
Sì. A mio modestissimo parere non sono il metodo migliore. Eppure, in Italia, la stragrande maggioranza dei quesiti di selezione è impostata su questa metodologia. Non è una novità.

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