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Piccolo dizionario illustrato dei vecchi e nuovi Signori del vapore

maggio 26, 1999 Lafayette

(Chi, come e perché, salito il Grand Commis al Quirinale, cambierà la mappa del potere economico in Italia)

Mentre Visco ripulisce le tasche dei contribuenti con un prelievo fiscale (al netto dei servizio resi in cambio delle tasse pagate dai cittadini) più esoso d’Europa e10 milioni di italiani si succhiano per endovena Rai l’anestesia alla matriciana di “Commesse” e “Medici in famiglia”, la continuazione della guerra in Jugoslavia assicura in Italia un governo blindato, attira i riflettori della cronaca e prepara un’estate all’insegna dell’emergenza profughi. Intanto, sullo sfondo di questo scenario umanitario, tra il teatro tragico e il nazional-fescennino, zitto, zitto, lemme, lemme, intorno all’osso della società produttiva, si sta creando la polpa della Seconda Repubblica. Che come la Prima ha per padrina i partiti e per attori principali la finanza, le banche e le multinazionali.

È forse per questo che il nuovo Presidente della Repubblica ha il profilo del Grand Commis? Chiusa l’epoca di un Quirinale garante della rivoluzione giudiziaria si aprirà quella del contabile supervisore del nuovo ordine economico italiano? Tra le metamorfosi di Mediobanca e il ricco piatto delle privatizzazioni, ecco una prima mappa ragionata (da una vecchia volpe di Piazza Affari celata sotto le mentite spoglie del generale francese che lottò per l’indipendenza americana) dei principali protagonisti di una partita che ridisegnerà il potere in Italia. Un poker ancora tutto da giocare, ma che avrà influssi decisivi sul futuro europeo della bella Italia.

ABN-AMRO Il colosso olandese non ha nessuna intenzione di svolgere un ruolo secondario. L’ingresso nella Banca di Roma con una quota di primaria importanza è un segnale preciso di una volontà di impegno di primo piano nelle stanze che contano. Le buone frequentazioni negli ambienti politici della capitale dopo tanta fatica stanno dando finalmente qualche frutto, anche se il prezzo da pagare non è da poco.

AGRICOLE La presenza del gigante francese che raggruppa il potentissimo sistema del credito rurale transalpino sta diventando più ingombrante del previsto. Venuto in soccorso del martinazzoliano Bazoli per difendere l’Ambro-Veneto dal temuto assalto di Mediobanca e dei suoi non piissimi amici, il Crédit Agricole si è ritrovato azionista di riferimento del Gruppo Intesa in seguito all’assalto felicemente portato a termine dalle truppe bazoliane con la benefica accondiscendenza dei manipoli ex-democristiani lombardi arroccati nella Cariplo e a loro volta sotto tiro dalla Comit. La più grande privatizzazione operata da una fondazione italiana ha quindi beneficiato un socio francese, mossosi finora con grande discrezione. Ma il patto con il management nostrano non può durare in eterno: gli uomini invecchiano e vanno in pensione, le azioni e diritti di voto restano e si contano. La mano francese, per quanto delicata, si farà sentire sempre di più all’interno del gruppo Intesa, ma la sua presenza rende ora difficile che il gruppo possa lanciarsi in grandi operazioni di conquista, che renderebbero troppo franco-dipendente il sistema creditizio italiano.

ALLIANZ Entrata in Italia con scarsa convinzione per rilevare la RAS e dare ossigeno al gruppo Pesenti, sponsorizzato da Mediobanca, la maggiore assicurazione tedesca ha scoperto ben presto le dimensioni e la ricchezza del mercato del risparmio italiano e ci ha preso gusto. L’ingresso in Unicredito ha fruttato, in cambio di un’opera di protezione del management da assalti esterni, una lucrosa alleanza nel campo della banca-assicurazione che ne può fare un grande protagonista del mercato assicurativo italiano. Poiché l’appetito vien mangiando, l’istituto sta creandosi diverse teste di ponte con partecipazioni minoritarie, approfittando dei movimenti di assestamento della galassia del Nord (Comit/Mediobanca/Generali).

AMERICANI Apparentemente defilati nelle battaglie in corso. Il fatto di non mostrarsi in prima linea nasconde una grande capacità di gestire la comunicazione ed un impegno in realtà molto forte. A parte l’interesse per le telecomunicazioni, una delle aree maggiormente prese di mira è l’intermediazione finanziaria. I margini generati dal mercato italiano del risparmio privato sono tra i più importanti del mondo: l’acquisizione di quote di mercato attraverso fondi made in Usa rivestiti con un’etichetta europea è vista dai grandi gruppi finanziari americani come una priorità. Non solo: la concentrazione in mani americane della gestione di ampie fette di risorse finanziarie ne farà degli arbitri sempre più influenti sui destini delle maggiori aziende produttive e sulle loro scelte strategiche.

BANCA DI ROMA Sul suo destino si combatte la madre di tutte le battaglie. Nervo scoperto della transizione di regime dalla prima alla seconda repubblica, aggregazione dei maggiori crocevia finanziari della capitale, si regge su un delicato equilibrio tra condiscendenze istituzionali, sapienti dosaggi di relazioni politiche e oggettiva massa critica di influenza sull’economia delle regioni centro-meridionali. La sua capitolazione a favore di una banca settentrionale accentuerebbe lo squilibrio della dislocazione geografica dei centri finanziari decisionali del paese rispetto al baricentro politico-sindacale. D’altra parte i gruppi bancari settentrionali possono accettare un coinvolgimento nell’istituto capitolino solo a condizione di poter esercitare un ruolo determinante nelle scelte strategiche e organizzative: un’ingerenza insopportabile per i fiduciari della Roma che conta.

BANCA D’ITALIA Assediata dai raiders delle banche e dai loro potenti sponsors politici, tiene duro su alcuni principi base: l’esclusione dei gruppi industriali dalla gestione del credito e l’opposizione allo spostamento all’estero dei centri decisionali della finanza nazionale. Le frequenti bordate mediatiche contro il governatore hanno spesso origine dalla contrapposizione di interessi su queste tematiche di fondo. Anche l’atteggiamento critico della banca centrale sulla politica fiscale del governo è motivo di tensione: la pervasività fiscale è vista dall’istituto di emissione come una minaccia alla solidità del sistema produttivo e quindi come un freno allo sviluppo e un motivo di gracilità delle aziende. Debolezze strutturali viste invece con favore da chi mira a conquistare le aziende per ingrandire la propria quota di mercato in Italia, spostando poi centri di direzione strategica e di soggettività fiscale in contesti più favorevoli.

BENETTON & C L’attivismo di sempre si è esaltato con lo spostamento a sinistra dell’asse politico e la salita in paradiso degli amici di sempre. Non c’è area del settore servizi che non li veda in prima linea in progetti di aggregazioni, alleanze, cordate ecc. La specialità sono le privatizzazioni. Efficienti e conclusivi. Chapeau.

COMIT La bella addormentata nel bosco. Molti principi azzurri tentano l’approccio: la fanciulla mantiene il suo fascino e la dote non è da buttar via, ma all’ultimo momento chi riesce a baciarla è sempre e solo il rospo Cuccia. Il connubio funzionava abbastanza bene quando l’Italia era un paesotto di provincia, dove tutto si accomodava nei salotti buoni, a metà strada tra la loggia e la sacrestia. La grande banca serviva da serbatoio di mezzi finanziari per alimentare un circuito governato da un club di illuminati, comunque ben funzionante e con risultati positivi. Solo che il mondo cambia rapidamente: il sistema bancario si globalizza e fare banca diventa sempre più sofisticato. Per resistere e crescere è necessario sviluppare risorse interne autonome e creative, tutto il contrario di una struttura dipendente da un centro decisionale esterno. Per questa volta hanno vinto ancora Cuccia e i suoi metodi, ma può durare?

COMMERZBANK Ricavarsi un ruolo sfruttando le rivalità degli indigeni e facendo da stampella nel momento del pericolo a qualche partner selezionato, fidando nella gratitudine futura. Una tattica che può portare buoni risultati nel lungo termine. Certamente i rapporti con l’asse Mediobanca-Generali sono rafforzati e potrebbero dar luogo a nuove iniziative congiunte sullo scenario europeo.

CONSOB Un’authority in cerca d’autore. A diversi lustri ormai dalla sua istituzione, l’autorità posta a tutela della trasparenza del mercato stenta ancora a trovare la sua strada, vagando tra tentazioni dirigistiche, rischi di elefantiasi burocratica e difficoltà di comprensione delle dinamiche finanziarie dei mercati in evoluzione. Pur con tante buone intenzioni e dopo tanti vincoli imposti agli operatori, spesso le occasioni per far sentire un’autorevolezza non solo regolativa e repressiva, ma anche propositiva e proattiva, vengono clamorosamente mancate.

DEUTSCHE BANK Unico istituto estero che ha affrontato con sistematicità e determinazione il mercato italiano nell’intera gamma di clienti e servizi, con investimenti importanti in strutture articolate di presidio diretto del territorio. Chiaramente una scelta di radicamento profondo e progressivo, che si accompagna a scelte di partecipazione industriale (gruppo Fiat). La discesa in campo nella vicenda Comit in funzione apertamente anti Mediobanca-Banca di Roma indica un salto di qualità nel desiderio di un ruolo di primo piano in Italia.

ENEL Eccezionale esempio di rivincita dell’Italia degli amici della parrocchietta (rossa). Uno dei manager più pluritrombati e meglio pagati dell’ultimo ventennio e uno sciupafemmine dalla lingua sciolta, riescono nell’ardita impresa di usare un monopolio di stato e le risorse di un servizio pubblico per partecipare alla privatizzazione di un altro monopolio, quello dei telefoni, assicurandosi una bella fetta di oligopolio in un settore completamente estraneo agli scopi istituzionali dell’ente. La giustificazione? Aumentare il valore del monopolio in vista della sua privatizzazione. Il corto circuito della logica e l’elettroshock del buon senso non hanno dato la minima scossa di emozione ai grandi signori della comunicazione, che si son bevuti questo sciroppo senza fiatare. Complimenti a P.R. e uffici stampa. Se la coppia Testa-Tatò è riuscita in questa impresa epocale con le migliori benedizioni del regime, prepariamoci a vederne di tutti i colori quando la privatizzazione sarà cosa fatta. Con ancora meno vincoli, faranno scintille.

EX-DEMOCRISTIANI Rimangono il tessuto connettivo del sistema bancario. Anche se la scuderia pidiessina avanza prepotentemente e l’assalto a fondazioni e banche popolari è in pieno svolgimento, occorrerebbero decenni per smantellare la rete di amicizie, frequentazioni e solidarietà professionali createsi in un cinquantennio. L’armata bianca è sbandata ma non sconfitta. Privata di riferimenti politici centrali, riesce comunque ad autolegittimarsi con la forza di un web relazionale che si rigenera da solo. Il ruolo nelle casse di risparmio, nel credito cooperativo e nelle organizzazioni associative rimane rilevante, così come la capacità di spostare equilibri decisivi anche nelle battaglie di maggior peso per il controllo di grandi gruppi.

FININVEST Profilo basso ed estraneità apparente alle grandi battaglie in corso. L’interesse per il settore telefonico rimane altissimo. L’ingresso in Olivetti sancirebbe l’inizio di una nuova era, sia che questo significhi mettere un piede in Telecom sia che significhi Omnitel-Infostrada. Il futuro è nella Tv interattiva e l’integrazione dei sistemi segnerebbe una strada di crescita formidabile.

FONDAZIONI Lo sblocco dei loro patrimoni conseguente all’obbligo di liquidare il controllo delle casse di risparmio e di altre banche pubbliche è uno dei principali motivi del terremoto che ha messo in movimento l’intero sistema. A parte la complessità dell’operazione, l’effetto disgelo sta risvegliando nei mammuth il richiamo della foresta. Cosa fare dei soldi e cosa fare dei diritti di voto? Possono i detentori delle maggiori concentrazioni di ricchezza del paese limitarsi al ruolo di distributori di reddito alle organizzazioni non-profit? Come rinunciare alla possibilità di esercitare il potere enorme conferito dal proprio grande valore economico? La fantasia è all’opera, i giochi sono aperti e lo spettacolo è garantito.

GENERALI Grande obiettivo su cui si gioca il futuro di Mediobanca. La spaccatura creatasi con la Lazard, alleati da sempre della banca d’affari milanese nell’assicurare il controllo della compagnia triestina, è un sintomo dei ribaltamenti di fronte che si stanno producendo attorno al nucleo storico di riferimento del gruppo di Cuccia. Persa la tutela sul gruppo Fiat, sono aumentate le tensioni anche con i maggiori gruppi finanziari francesi, incamminati su strade sempre meno funzionali ai disegni di via Filodrammatici. Con l’aiuto di Commerzbank il baricentro si sposta su un asse più centroeuropeo, ma l’equilibrio raggiunto appare precario e difficilmente gli amici del defenestrato presidente Bernheim se ne staranno con le mani in mano. La posta in gioco è il controllo di uno dei principali gruppi assicurativi europei, leader di mercato non solo in Italia ma in diversi altri paesi, formidabile centro di potere costituito da una delle maggiori “casseforti” del mondo. Se l’isolamento di Mediobanca si accentua, difficilmente riuscirà a mantenere il controllo su uno scrigno così prezioso.

IFI-FIAT Il protagonismo finanziario del gruppo torinese sta crescendo di tono. Alcune volte le uscite sono ancora maldestre, ma le strategie sono chiare e la volontà determinata. La raggiunta emancipazione da Mediobanca permette di volare con ali proprie e di attuare un piano globale di diversificazione degli interessi tra settori economici differenziati, tra i quali i servizi tendono ad acquisire un peso crescente. Il desiderio di raccogliere l’eredità di Mediobanca come centro nevralgico della finanza italiana è evidente e l’attivismo nelle vicende di aggregazione del sistema bancario va in questo senso (IMI-S.Paolo, tentativo su Banca di Roma, ecc.). Le mire del gruppo non possono però limitarsi all’ambito nazionale e gli obiettivi spaziano a livello globale.

IMI-S.PAOLO Aggregazione di due entità in parte eterogenee e in parte sovrapposte, apparentemente creata per ottenere un “effetto massa” capace di esercitare uníattrazione gravitazionale sulle molte realtà finanziarie in fase di assestamento degli assetti di controllo. Il tentativo di aggregare la Banca di Roma è andato sorprendentemente male, probabilmente per una sopravvalutazione del peso delle proprie capacità relazionali in alto loco, rivelatesi insufficienti a bilanciare le forti connessioni capitoline. La massa rimane però in equilibrio instabile e la recente sortita non è certo destinata a rimanere un episodio isolato. Il disegno strategico non sembra comunque dei più chiari.

INA/BNL Nuovo astro nascente nel panorama dei connubi “di peso”. L’avvicinamento dei due ex enti pubblici può creare un’entità di banca-assicurazione che forse avrebbe capacità di integrazione superiore rispetto ai molti tentativi fatti da altri gruppi. La situazione ancora fluida degli assetti proprietari dei due istituti lascia aperta la possibilità di alleanze di grande respiro. Decisamente una situazione da tenere d’occhio: potrebbe venirne fuori un grande protagonista della finanza italiana del prossimo decennio.

INGLESI Vedi la voce “Americani”. Le strategie sono molto simili e i due paesi sono alleati naturali nel tentativo di imporre all’Italia e agli altri paesi europei modelli di sistema finanziario congeniali alle proprie impostazioni organizzative e strategiche.

INTESA Vedi la voce “Agricole”. Le pressioni per “diluire” il peso dei francesi non emergono in superficie, ma in realtà sono ben presenti. Il gruppo Intesa è una delle pedine principali da muovere nella scacchiera del grande gioco Comit/Generali/Mediobanca/Banca di Roma. La formazione di un gruppo lombardo-veneto di enorme spessore dimensionale renderebbe probabilmente più digeribile l’aggregazione della banca romana. Soluzione che peraltro deve passare attraverso un complicato equilibrismo tra personaggi di grande calibro e di grandi tendenze protagoniste. La vicenda può essere eccitante.

LAZARD Vedi la voce “Generali”. Nel salotto parigino si parla sempre più italiano. Come ai tempi della contessa Castiglione, la politica italiana si fa alla corte di Francia. Testa di ponte di grandi interessi nazionali traslocati oltralpe, con estensioni presso la corte monegasca. È da qui che partono molti piani strategici che vestono poi panni italiani ed è qui che si organizzano con discrezione le grandi battaglie.

MEDIOBANCA Vedi anche Banca di Roma, Comit, Generali, IFI-Fiat, Lazard, Intesa, Unicredito ecc. Quasi tutti gli sconvolgimenti degli assetti proprietari delle aziende italiane trovano origine in due fenomeni strettamente correlati: la metamorfosi di Mediobanca e le privatizzazioni. Un’istituzione quale è stata per cinquant’anni Mediobanca non ha uguali in altri paesi. La genialità del suo nume tutelare ne ha fatto uno strumento irripetibile per assicurare l’equilibrio tra pubblico e privato, utilizzando il polmone finanziario delle tre maggiori banche pubbliche per assicurare l’indipendenza dei grandi gruppi industriali privati rispetto all’espansionismo statale, riuscendo nel contempo a garantirne l’italianità del controllo. Una rete di relazioni solidissime, nate perlopiù dalla comune militanza nel Partito d’Azione, assicurava da una parte la benevolenza da parte del potere politico e, dall’altra, il rapporto fiduciario con alcune delle maggiori dinastie industriali. Altro pilastro il rapporto profondo, ma sempre molto discreto, con i direttori delle testate che contano e con i giornalisti di maggior livello, accompagnato da un rifiuto assoluto verso le interviste e da un profilo mediatico sistematicamente basso. Sul declino di Mediobanca si sono fatte molte analisi, ma sicuramente ha coinciso col non essere riuscita a giocare un ruolo strategico nella fase delle grandi privatizzazioni. Probabilmente il venir meno della generazione di referenti politici abituali ha fatto perdere incisività nella capacità di interpretare i cambiamenti degli anni ’90: la topica più clamorosa fu probabilmente l’appoggio ai pattisti di Segni. Non meno sfortunati furono la porta sbattuta in faccia a Prodi durante la sua seconda presidenza IRI o gli sfottò riservati a Berlusconi. I rapporti col PCI non erano mai stati idilliaci e quindi il quadro complessivo coi referenti della seconda repubblica non possono essere granché. Tagliata fuori dalle stanze dove si decidevano gli assetti delle aziende privatizzate, Mediobanca ha tentato una rivincita forzando la mano nella composizione del consiglio di amministrazione Comit e cercando di rientrare nel grande gioco facendosi carico del destino della Banca di Roma, predisponendo il matrimonio tra i due istituti. La condiscendenza delle strutture interne delle banche non è però più quella di una volta e il cammino è irto di più ostacoli del previsto. I grandi gruppi industriali, grazie anche all’internazionalizzazione dei mercati finanziari, si sono resi maggiormente indipendenti e non sono disposti ad affiancare Mediobanca a qualunque costo. Le tensioni aumentano e il gruppo degli amici Ë sempre meno compatto. La battaglia per le Generali ne Ë un segno.

MPS Il Monte dei Paschi è la punta di diamante della finanza pidiessina. L’importanza è tale che le Botteghe Oscure non hanno esitato ad affrontare una dialettica anche aspra con gli esponenti locali del loro stesso partito, abituati da sempre a considerare la banca un proprio feudo. Il processo di privatizzazione rompe i vecchi equilibri e proietta l’istituto in un’ottica più nazionale. L’innovazione sarà quindi profonda e la transizione non semplice. L’OPA sulla Banca Agricola Mantovana, che ha aperto una breccia nel mondo delle popolari, è stato un primo esempio di quanto il Monte desideri darsi un ritmo diverso per il futuro.

OLIVETTI Risorta a nuova vita vincendo la scommessa di un business totalmente nuovo, quello delle telecomunicazioni. Col tempo le intuizioni di Carlo De Benedetti si sono quindi rivelate esatte.

Ora la sfida è portata direttamente su Telecom. Operazione certamente azzeccata sul piano dell’ingegneria finanziaria e che rimette in questione gli equilibri precari di molte privatizzazioni e di molti patti di voto. Sul piano industriale il successo sarà tutto da verificare. Grande vittoria, comunque vadano a finire le cose, per le banche d’affari americane (v. americani), che sono riuscite, facendo leva su famiglie della provincia italiana, a progettare un’operazione che nessuna banca italiana avrebbe nemmeno osato immaginare.

PIDIESSINI (partito) Il consolidamento del potere politico passa attraverso l’occupazione di posizioni nel sistema economico. In particolare nel settore bancario, considerato ancora troppo democristiano (v. ex-democristiani). Usando Monte Paschi e Unicredito come teste di ponte, le mire si muovono sul mondo delle popolari (v.) e fondazioni (v.). Gli uomini dell’apparato e i simpatizzanti stanno facendo un lavoro capillare, mentre anche quello che rimane delle partecipazioni statali si è adeguato rapidamente al nuovo corso.

POPOLARI (banche) Settore in subbuglio. Le nuove norme sul mercato finanziario le rendono attaccabili da pretendenti esterni. L’acquisizione dell’Agricola Mantovana da parte del Monte Paschi con un’Offerta Pubblica d’Acquisto ha fatto crollare un tabù. Provincialismi, gelosie, rivalità rendono difficilissima l’operazione di unificazione che in altri paesi ha fatto del credito cooperativo un’entità protagonista della ribalta finanziaria. Le popolari sono quindi tutte potenziali prede di pesci più grandi, che finora si trattengono perché timorosi di rappresaglie politiche o istituzionali in un momento in cui essi stessi non hanno raggiunto una situazione di massima sicurezza, ma il futuro riserva ben altro.

SOGEN/PARIBAS/BNP La nuova giga-banca francese sicuramente vedrà nell’Italia una direzione privilegiata di espansione. I tre istituti sono già presenti per conto loro e molto attivi, ma le partecipazioni di minoranza assunte nei grandi istituti italiani potrebbero assumere una funzione diversa una volta che la fusione transalpina sarà effettiva. La tradizione di integrazione tra banca e assicurazione, se trasportata in Italia, potrebbe ripercuotersi anche sugli equilibri delle maggiori assicurazioni italiane.

SPAGNOLI Avendo avviato già da tempo i processi di aggregazione e avendo strutture privatistiche, le banche spagnole sono in grado di muoversi con maggiore incisività rispetto alle loro colleghe italiane. Il loro ruolo nel panorama italiano non è destinato a essere da meno di quello delle banche di altri grandi paesi. Líingresso in Bnl e nel San Paolo sono sicuramente da interpretare in funzione strategica.

TELECOM Dopo la privatizzazione non ha vissuto un momento di tranquillità. Tipico esempio di come le privatizzazioni possono avere esiti imprevedibili nelle realtà dove le strutture finanziarie non hanno adeguata capacità di assicurare assetti stabili alle maggiori industrie del paese. Non a caso l’OPA Olivetti (v.) è stata concepita da banche americane e la controffensiva si è mossa andando a cercare alleati in Germania, paese molto diverso dall’America, ma dove la consapevolezza della necessità di assicurare un adeguato assetto proprietario alle aziende più importanti non lascia niente al caso.

UAP-AXA Vale per il gigante assicurativo francese quanto già detto a proposito dell’aggregazione SOGEN/PARIBAS/BNP (v.). La grande battaglia potrebbe essere sulle Generali, sulle quali la tutela esercitata da Mediobanca appare non proprio inattaccabile.

UNICREDITO Grande rivelazione bancaria degli anni ’90, col lancio dell’OPS su Comit ha portato alle ultime conseguenze la sfida lanciata a Mediobanca. Dopo la brillante operazione di assorbimento di Rolo Banca, l’alleanza con alcune delle maggiori fondazioni bancarie ha permesso di aggregare alcune delle maggiori casse di risparmio d’Italia (Verona, Torino, Marca Trevigiana), ma, evidentemente, le dimensioni raggiunte non sono considerate ottimali. Lo svincolo da Mediobanca rende certamente più facile perseguire politiche autonome di espansione, così come la non celata simpatia verso l’istituto da parte diessina assicura una discreta copertura politica.

L’espansione dimensionale, oltre che alla ricerca strategica di un ruolo di leadership nazionale assoluta, mira ad utilizzare il fattore “massa” come elemento di stabilità, visto che anche Unicredito nasce da una storia di privatizzazione frammentata e il perfezionamento dei programmi di collocamento dei titoli originati dagli scambi effettuati con le fondazioni era stato rinviato ai tempi della crisi delle borse dovuto al collasso finanziario della Russia e non più rilanciato.

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