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Peter Falk e la fenomenologia del Tenente Colombo

giugno 27, 2011 Carlo Candiani

Se ne va Peter Falk, uno dei più amati volti del cinema e della tv. Il suo Tenente Colombo, grazie a uno schema narrativo originale e a un personaggio dalle mille sfaccettature, ha appassionato milioni di spettatori in tutto il mondo. E il suo successo non è stato affatto casuale

La morte, per complicazioni dovute all’alzheimer e a una forma di demenza senile, di Peter Falk, indimenticabile protagonista dei telefilm del Tenente Colombo, ci dà l’occasione per ragionare sui perché questa figura di poliziotto è rimasta così familiare: la chiameremo “fenomenologia di Colombo“. Per prima cosa, certamente in modo inconsapevole (i primi episodi furono realizzati alla fine degli anni 60), Colombo è una serie televisiva che oggi si definirebbe interattiva: ben sapendo chi è l’assassino, lo spettatore segue l’indagine partecipando attivamente alla ricerca degli indizi, partendo da questo dato: il gioco non è lo svelamento dell’autore del delitto ma è come il tenente Colombo arriverà a scoprirlo. Questo meccanismo reiterato per tutta la serie storica sviluppa un modello di immedesimazione con il tenente, assolutamente unico. Molto si è parlato del meccanismo, anch’esso ripetuto, per cui gli assassini sono persone altolocate, luminari nei loro campi specifici, personaggi pubblici e di sofisticata cultura, che si trovano a confrontarsi con l’apparente trasandatezza e umiltà del nostro eroe.

 

Ma la chimica psicologica con la quale è impastata il telefilm va ben oltre questo schema: nell’atto finale dello svelamento, mentre “il cattivo” perde ogni sicurezza e sprofonda nello sconforto, arrendendosi all’evidenza delle proprie responsabilità, Colombo non si pone mai come arrogante giustiziere, ma agisce verso l’autore del delitto con un atteggiamento di umana pietà, lo tratta quasi con simpatia, con quell’ammirazione con la quale si è rapportato verso il suo ruolo pubblico per tutta l’indagine. Attenzione: non lo giustifica, non è un “buonista”, ma comprende che l’uomo è vittima del proprio peccato e sarà la sua stessa coscienza a rendergli conto dell’atto criminale. Per finire, tutte le gags che compongono l’ossatura del soggetto della trama (nella serie degli anni 70 è sostenuto da adeguate sceneggiature) e cioè, l’insistenza delle domande in maniera sempre un pò buffa, il racconto della vita familiare del tenente (una moglie che non appare mai ma che è ben presente nella vita del poliziotto) e tutto ciò che lo rende immediatamente riconoscibile: l’impermeabile stropicciato, i capelli perennemente spettinati, il cane abulico, l’automobile catorcio, rende il telefilm comprensibile dai piccoli ai più grandi, ognuno, cioè può scegliere il particolare più divertente.
E’ per tutti questi particolari e per l’accuratezza con la quale vengono presentati che i telefilm di Colombo rimarranno ancora per molto tempo un’apprezzata serie televisiva anche dalle nuove generazioni e Peter Falk potrà rivivere ogni volta nei panni dell’eroe buono, mentre a noi mai andrà a noia seguirlo nelle sue indagini.   

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