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Perché nel mondo lgbt si litiga sull’utero in affitto

maggio 31, 2017 Francesca Parodi

In occasione del Gay Pride è scoppiata una lite tra Arcigay, favorevole, e Arcilesbica, contraria, alla maternità surrogata. Intervista a Marina Terragni

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Il mondo Lgbt è profondamente diviso sul tema della maternità surrogata e a dimostrarlo basta raccontare l’ultimo episodio relativo al Gay Pride 2017 che ha scatenato l’ennesima discussione interna. Il 24 maggio il movimento Arcilesbica nazionale ha diramato un comunicato stampa in cui rimprovera i Comitati organizzatori dei Pride, i quali hanno espresso «una forte critica nei confronti di chi è contrario/a all’utero in affitto, mettendo in dubbio la coerenza di chi ha difeso negli anni passati la autodeterminazione delle donne. Si tratta di giudizi e soprattutto di pregiudizi che suscitano stupore, soprattutto perché non è stato finora mai possibile un reale dibattito culturale, che tenendo presenti tutte le opinioni in campo, chiarisse i veri termini del conflitto». Si ribadisce che «la maternità non può essere mercificata, né un figlio può essere donato, se non ledendo il diritto preminente delle bambine e dei bambini di mantenere, là dove c’è, una relazione stabile con la madre». Tra i firmatari di questo comunicato, ci sono movimenti Lgbt contrari all’utero in affitto, tra cui Se non ora quando – Libere e RUA (Resistenza all’utero in affitto). Su Facebook è subito scoppiato un aspro scontro, Arcilesbica è stata accusata di rappresentare la destra più reazionaria e conservatrice, tanto da arrivare a parlare di «lesbofobia».

MONDO LGBT. Davanti a questa lacerazione interna però, la scrittrice e giornalista Marina Terragni di Rua ci tiene a chiarire con tempi.it: «Quando si parla di mondo Lgbt bisogna sempre fare una netta distinzione tra la fetta di popolazione omosessuale e il fronte politico di questa realtà. Molto spesso infatti gay e lesbiche non si riconoscono assolutamente in queste organizzazioni politiche che fanno di temi controversi la loro bandiera di battaglia». Fatta questa premessa, Terragni spiega che la comunità politica Lgbt è divisa in diversi fronti, tra cui i principali sono Arcigay, Arcilesbica e Famiglie arcobaleno. Solo quest’ultima riunisce genitori (o aspiranti genitori) di orientamento sessuale gay o lesbico a favore della maternità surrogata. «La loro posizione è quanto meno curiosa perché, fino a qualche anno fa, Famiglie arcobaleno era prevalentemente costituita da donne, che non hanno certo bisogno di artifizi per avere figli, mentre negli ultimi anni è cresciuta notevolmente la percentuale di uomini».

DIRITTO AL FIGLIO. Terragni sottolinea la loro contraddizione più profonda: «Rivendicano una parità riproduttiva tra uomo e donna che per natura non esiste. Mentre sulla libertà della donna di fare o non fare figli non esiste un dibattito pubblico, per un uomo che non abbia una compagna sono necessarie una serie di mediazioni pubbliche, come un mercato dove comprare ovociti e affittare uteri, una biomedicina che lo assista e delle leggi che glielo consentano. Ma è assurdo pretendere dallo Stato il diritto di avere un figlio, sia per etero sia per omosessuali, così come sarebbe assurdo pretendere il diritto al marito o alla moglie». Se è vero che alla maternità surrogata fanno ricorso anche coppie etero, «sono solo i gay a farne un obiettivo politico, mettendola al centro del loro programma che però riguarda solo una minoranza, quella maschile».

DIFFERENZA SESSUALE. Le donne omosessuali invece sono divise su questo argomento, ma all’interno di Arcilesbica prevale la posizione contraria all’utero in affitto. «Soprattutto non vogliono subire l’egemonia dei gay sul movimento» sostiene Terragni. Donne contro uomini anche nel movimento Lgbt, eppure non è sempre stato così: «Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale nella lotta per i diritti dei gay. Senza il femminismo, queste battaglie non sarebbero state sostenibili». La successiva frattura, di cui l’utero in affitto è stato il detonatore, ha come base l’evidente differenza sessuale: «Hanno condiviso molte battaglie, come quella delle unioni civili, ma questo non cancella le differenze fisiche e naturali tra uomo e donna». Il problema, sostiene Terragni, è che «noi diamo troppa importanza all’orientamento sessuale e non alla differenza sessuale».

SOLO SLOGAN E PROTESTA. Questa diversità esplode in maniera evidente nel dibattito sull’utero in affitto, mischiandosi all’ormai imperante politicamente corretto e alla «pretesa di una falsa modernità»: «Mentre il fronte contrario propone riflessioni che spaziano dal filosofico al sociologico e allo scientifico, quelli a favore si limitano ad additarci come ottusi conservatori che vogliono impedire il progresso. Sono senza prove scientifiche perché non ci sono ancora bambini, avuti con l’utero in affitto, già cresciuti e non avendo altri argomenti si appellano a un diritto che non esiste». Terragni, che ha vissuto l’origine del movimento, nota che è proprio questa la grande differenza rispetto al passato: «All’epoca i nostri interlocutori erano grandi pensatori come Michel Foucault e Mario Mieli, c’era insomma una grande produzione di pensiero, oggi sostituita da slogan e protesta».

CHIAMATA DA DIO? Ci si aggrappa allora alle testimonianze, ma anche queste si rivelano deboli. Come fa notare Terragni, nessuno è ancora riuscito a trovare la testimonianza di una donatrice che abbia offerto il proprio utero in maniera gratuita. In compenso, «una volta un padre arcobaleno ha sostenuto davanti a me che la sua surrogata (una californiana agiata) era sì dietro compenso, ma lo ha aiutato perché “era stata chiamata da Dio”. A quel punto, persino gli altri pro utero in affitto si sentivano in imbarazzo». A questo punto, sostiene Terragni, il dibattito è totalmente inutile, «tanto più che i gay più anziani, quelli che hanno vissuto le battaglie passate, sono contrari alla maternità in affitto».

LEGGE 40. Mentre si continua a discutere, questa pratica continua ad essere utilizzata e, in mancanza di una legislazione chiara, i tribunali si ritrovano a colmare il vuoto legislativo. «Stiamo pensando, come hanno fatto le francesi prima delle elezioni, di interpellare i segretari di partito con un questionario». A proposito di normative, Terragni ricorda che la Legge 40 articolo 12 comma 6, attualmente in vigore, punisce con sanzioni anche la semplice propaganda della maternità surrogata (ma evidentemente queste misure non vengono mai applicate). «Con la prossima campagna elettorale, i politici, che già tacciano sull’argomento, taceranno ancora di più. È assurdo: non si fa altro che discutere di Ogm, ma si fa finta di niente sulla commercializzazione di gameti, embrioni e maternità surrogate. Eppure sono manipolazioni anche quelle».

Foto Ansa

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