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Perché le scuole paritarie devono pagare l’Ici?

giugno 6, 2016 Elisabetta Longo

C’è un vuoto normativo creato dal governo Monti. Dopo i recenti casi di Livorno, Ferrara e Trento, parla il sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi

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Il primo a chiedere l’Ici alle scuole paritarie è stato il Comune di Livorno, un’iniziativa confermata dalla Cassazione. Poi è toccato a quelle di Ferrara, difese strenuamente dall’arcivescovo Luigi Negri con una lettera a Matteo Renzi. Quindi è toccato alle scuole della provincia di Trento e, infine, a Ravenna, dove 14 istituti paritari pare debbano al Comune circa 180 mila euro di Ici arretrati. Pare che anche l’amministrazione di Bologna ci stia pensando. Tempi.it ne ha parlato col sottosegretario all’Istruzione Gabriele Toccafondi, da sempre impegnato sul fronte della libertà d’educazione.

Possiamo fare un po’ di chiarezza? È giusto che le scuole paritarie debbano versare l’Ici?
Occorre fare parecchi passi indietro, e arrivare fino al 1992, quando al governo c’era Giuliano Amato. Sotto la sua legislatura è stato introdotto l’Ici (imposta comunale sugli immobili) e di conseguenza sono state introdotte tutte le relative esenzioni, tra le quali quelle per le associazioni di volontariato e le scuole paritarie, in quanto facenti servizio pubblico. Così come lo svolgono le scuole statali, alle quali però l’Ici non è mai stato chiesto. Poi è arrivata la legge Berlinguer del 2000, che ha ulteriormente rafforzato questo concetto.

Dalla legge Berlinguer alla sentenza della Cassazione sul caso di Livorno cosa è cambiato?
Va ricordato che nel 2010 l’Europa ha pesantemente sgridato l’Italia per le sue ottemperanze in materia di scuole paritarie. La comunità europea ha chiesto al nostro paese di adeguarsi in termini di fondi da stanziare, pena le sanzioni. Nonostante ciò, con il governo Monti, nel 2011, non ha fatto altro che aumentare la confusione in materia, cambiando il nome da Ici a Imu, e sostenendo che tutti coloro che svolgono attività commerciali avrebbero dovuto versare l’imposta. Per assurdo, anche una mensa per i poveri, che paga un cuoco affinché cucini, risultava attività commerciale. Io allora facevo parte del gruppo Pdl, e ricordo che abbiamo protestato perché il Governo facesse le debite precisazioni. Mario Monti ci rispose che, effettivamente, avevamo ragione e che avrebbe provveduto a introdurre qualche norma che esentasse le scuole paritarie, visto che le statali già non dovevano versare nulla. Ma non è successo niente. Di fatto, quindi, su quel periodo aleggia un vuoto normativo.

Come si è comportato il governo Renzi?
Il Miur, di cui sono sottosegretario, si è impegnato fin dal 2013, dopo il breve Governo Letta, e ha ribadito l’esenzione dell’Ici/Imu per le scuole paritarie. Il problema, però, è quel vuoto normativo che riguarda il periodo dal 2009 al 2011, proprio quello che alcuni Comuni vogliono recuperare. Va detto che stiamo parlando di realtà isolate, perché i sindaci sanno bene quanto le scuole paritarie fanno per il territorio. Penso che nessuno di loro voglia che nei prossimi mesi quegli istituti chiudano, per via di Ici di migliaia di euro. Come potrebbero ricollocare quegli studenti, visto che le scuole statali in molti casi sono al completo?

Quindi, ricapitolando, qual è la situazione Ici/Imu per le scuole paritarie?
Si è deciso che le scuole paritarie che hanno una retta inferiore ai 5.800 euro l’anno non devono versare alcuna imposta. Perché è la stessa cifra che costa allo Stato un alunno di una scuola statale, secondo quanto stabilito dall’Ocse. La sentenza della Cassazione di Livorno, in quanto tale, fa legislatura, visto che è stata pronunciata dall’ultimo grado di giudizio e visto che riguarda il periodo precedente. In questo caso il Governo dovrebbe fare un atto normativo, emanare una sentenza in grado di interrompere la catena.


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7 Commenti

  1. Umberto scrive:

    Un aspetto che non viene sufficientemente messo in evidenza, a difesa delle scuole paritarie, è che questi edifici, nella stragrande maggioranza dei casi, sono inclusi dal Comune nella quantificazione delle superfici ad uso scolastico per i cosiddetti “standard urbanistici” di legge che il Comune deve raggiungere in fase di redazione del Piano regolatore. Quindi: da un lato il comune considera questi beni come “spazi per le attrezzature pubbliche di interesse generale” e li conteggia nelle superfici che servono per adempiere ad un obbligo di legge, dall’altro però si ricorda che sono beni privati e li vuole tassare. Si aggiunga che questi beni, pur trovandosi spesso in posizioni centralissime nella città, essendo soggetti al vincolo di destinazione d’uso scolastico hanno un valore commerciale molto basso e sono difficilmente liquidabili qualora si decidesse di venderli.

  2. Villi Demaldè scrive:

    Sono di Ferrara, e sto seguendo naturalmente da vicino la vicenda che ci riguarda. Purtroppo – e lo si vede bene dai commenti agli articoli pubblicati sui media locali – il concetto che le scuole paritarie (“private”) svolgano un fondamentale servizio pubblico, che si concentra soprattutto nel segmento dell’infanzia, laddove l’offerta “pubblica” (specialmente statale) è più carente, è tutt’altro che acquisito dalla c.d. opinione pubblica. Che anzi spesso ragiona in termini di presunti privilegi concessi alla Chiesa.
    Per fare una visita o un esame clinico posso recarmi in una struttura convenzionata, pagando sempre lo stesso ticket; ma se voglio (o, a volte, se DEVO, dato che in molti piccoli centri l’asilo parrocchiale è anche l’unica scuola materna che c’è) mandare mio figlio in una scuola paritaria devo pagare molto di più. E a quest’ultima, adesso, si chiedono perfino gli arretrati delle imposte comunali per una sentenza bislacca e irrealistica…. Che cosa succederebbe se una parte considerevole di queste scuole chiudesse?!?

    • Argonaz scrive:

      Non succederebbe niente. Centinaia di paritarie hanno già chiuso, anche per la denatalità devo dire, e non è riportato nessun caso di bambini lasciati senza scuola dell’obbligo (farebbe molto notizia). Le solite minacce irreali e bislacche.

      • Luca scrive:

        Diciamoci la verità, i detrattori delle scuole private sono sostanzialmente contro le scuole cattoliche che sono la maggiornaza delle private. Vogliono semplicemente che spariscano (vedere altri post a riguardo), in nome della libertà degli individui (bel concetto di libertà!).
        Se anche anche non succedesse niente perché automagicamente si riuscisse a far fronte al disagio della loro chiusura, sarebbe una tragedia invece dal punto di vista della pluralità e della libertà di insegnamento.
        Chi non auspicasse uno stato che controlli ogni aspetto della vita degli uomini dovrebbe opporsi a questa evenienza permettendo a chiunque di poter scegliere l’istruzione che meglio crede per suo figlio.

  3. recarlos79 scrive:

    ci sono scuole che fanno pagare 5800 euro l’anno e le chiamate servizio pubblico?
    pensate che con 100-200-300 euro di sconto possano essere alla portata di tutti?

    • Luca scrive:

      Infatti, se fossero, come avviene in altri paesi europei, finanziate dallo stato come le scuole statali, anche le scuole pubbliche gestite dai privati non farebbero pagare quella somma.

  4. Enzo Bezzi scrive:

    Al bando i cavilli e le furbizie del Governo Monti.Il Parlamento ha approvato nel 2000 la Legge Berlinguer che stabilisce che le scuole paritarie sono scuole pubbliche come le statali e le comunali. Per questo basta con le discriminazioni, ma occorre dare seguito a quella legge, evitare interpretazioni con una norma applicativa completa…. e ci deve pensare il Governo Italiano. Purtroppo l’opinione pubblica italiana mastica ancora quella ideologia sulla scuola privata e statale e così tanti politici, parlamentari di parte.
    C’è quasi una ignoranza voluta della legge!
    Enzo

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